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Università, si cercano docenti per la scuola di medicina. Il rettore: ''L'obiettivo è reclutarne dai 5 ai 10 nei prossimi sei mesi''

Gli interventi del rettore e dei vertici dell'università di Trento in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno accademico. Programmazione e territorio le parole chiave per lo sviluppo futuro di un Ateneo che sente vicina la sua comunità e che si prepara alla sfida di intercettare i prossimi importanti finanziamenti. ​

Pubblicato il - 27 novembre 2021 - 18:50

TRENTO. L’Università di Trento compie 60 anni una data importante che invita a tracciare un bilancio per un ateneo che, seppur ancora giovane, è riconosciuto come dinamico, competitivo, autorevole nel panorama universitario nazionale.

 

“L’Università di Trento è la nostra università. È un’istituzione partecipata dalla comunità accademica e studentesca, ma anche da quella trentina. Una vicinanza da custodire e alimentare come un grande valore. La sua presenza nel territorio lo testimonia, con il senso dello studio, dell’impegno, della libertà, della trasformazione, del confronto e della conoscenza che sono motore di crescita” ha affermato il rettore Flavio Deflorian all'inaugurazione dell’anno accademico 2021/22 fatta nella nella giornata di venerdì. Un appuntamento che ha visto presenti il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, il presidente del Consiglio Provinciale Walter Kaswalder e l'assessore provinciale Achille Spinelli. Assenti invece l'assessore provinciale Mirko Bisesti e il governatore Maurizio Fugatti, quest'ultimo impegnato in Giunta.

 

“Il Trentino degli anni Cinquanta – ha osservato il rettore nel suo intervento introduttivo – era una terra povera, con una struttura economica arretrata, risorse naturali e finanziarie limitate. Il Trentino di oggi è invece una realtà all’avanguardia, in Italia e nel mondo, che gli indicatori collocano al vertice delle classifiche che misurano la qualità della vita e dei servizi. Nonostante un contesto così diverso, queste due stagioni hanno in comune la collaborazione tra realtà diverse come unica via per perseguire i propri obiettivi, e la capacità di tenere assieme visione alta e pragmatismo”.

 

“La sfida della ricostruzione d’allora – ha proseguito – ha richiesto lo stesso livello di collaborazione e di interconnessione che oggi richiede il Pnrr. Oggi come ieri, serve una programmazione comune, ampia, che deve muoversi con grande velocità ed efficacia, ma anche con grande dettaglio, tra Roma, Trento, il Triveneto, Bruxelles, le province dell’Euregio. Una sfida che riusciremo a vincere – anche di questo sono convinto – soltanto se ciascuno di noi accetterà di mettere in gioco una parte della propria identità”.

 

GLI STUDENTI

Centrali per l'Ateneo rimangono gli studenti e le studentesse. “Ogni anno è speciale a modo proprio, ma quest’anno abbiamo rettore, prorettori e delegati nuovi, che portano nuove energie ed esperienze” ha affermato il presidente del consiglio degli studenti Edoardo Giudici.

 

Sono stati ricordati i 30 anni di Opera Universitaria, un momento per fare un bilancio e una previsione in tema sostegni al diritto allo studio. Infine, il piano Next Generation Eu: non si può pensare alle next generation prescindendo dall’istruzione e dall’Università, per sopperire a problemi quali la mancanza di aule, di spazi studio, di alloggi. “Ma la sfida più importante che dobbiamo affrontare in quest’anno è proprio la gestione del ritorno in presenza. Un momento che sta mettendo alla prova gli studenti e le studentesse: un quarto di loro manifesta, ad esempio, difficoltà di carattere psicologico aggravate da questa situazione. Dobbiamo sostenerli, potenziando il Servizio di consulenza psicologica di Ateneo e mantenendo gli strumenti tecnologici che abbiamo sperimentato, negli ultimi due anni”.

 

I NODI DA SCIOGLIERE

Con il proprio intervento il presidente Daniele Finocchiaro ha proposto una riflessione sui nodi ancora da sciogliere e sulle sfide da affrontare: “Il prossimo Piano strategico pluriennale di Ateneo al quale il rettore lavora, congiuntamente al Senato accademico, sarà l’occasione per allargare ulteriormente lo sguardo, per mettere nero su bianco le sfide che ci proponiamo di cogliere e per affrontare o rivedere anche alcune questioni che mi tengono sveglio. Penso ad esempio alla Scuola di medicina, giunta ad una sua concretezza attraverso un percorso a tratti indocile e faticoso, e che necessita ora di impegno e concentrazione per essere completata, aggiungendo all’attuale biennio lo step che ne renda piena l’offerta formativa. Penso al futuro del C3A, realtà dalle grandi potenzialità che dobbiamo sostenere con convinzione, o alla gigantesca partita del Pnrr: al tempo stesso la principale occasione che abbiamo per definire e costruire il nostro futuro, ma anche un terreno sul quale sarà pressoché impossibile pensare di incamminarsi da soli, senza una stretta complementarietà e sinergia tra istituzioni, stakeholder e comunità”.

 

A tenere la prolusione è stata quest’anno la professoressa Fosca Giannotti, pioniera della scienza dei dati, titolare della prima cattedra di informatica della Scuola Normale Superiore a Pisa, individuata due anni fa come una delle 19 donne più influenti nel settore dal sito di informazione scientifica KDnuggets.com, impegnato nel diffondere modelli di ricercatrici e innovatrici di successo in un’area dominata da uomini. Una delle direzioni più promettenti delle sua ricerche attuali è favorire l’interazione fra persone e macchine “intelligenti” per sviluppare forme di AI umano-centriche, che potenzino cognizione e autonomia umane. Nel suo intervento ha percorso la storia dell’intelligenza artificiale da Alan Turing fino alle scommesse di oggi, con una riflessione sulle ripercussioni e sulle opportunità che ci aspettano per il prossimo futuro.

 

SCUOLA DI MEDICINA

L'obiettivo dell'Ateneo è quello di reclutare nei prossimi 6 mesi dai cinque ai dieci professori. L'intenzione è quella di arrivare tra i 30 e i 40 docenti nell'arco del triennio. "Questo è il numero che riteniamo adeguato per sostenere l'inizio della scuola". Per quanto riguarda gli studenti rimane fissato il numero massimo di 60. 

 

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