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Trento
25 maggio | 15:27

Storia della Scuola di Medicina, al Rotary Club Trento il rettore Deflorian e il prof Barbareschi hanno raccontato passato, presente e futuro di un asset strategico

La Scuola nasce con una forte volontà di innovazione, non come appendice isolata, ma come parte integrante dell’ecosistema universitario trentino. L’obiettivo è valorizzare le competenze già presenti nei campi della biologia, bioingegneria, neuroscienze, bio-diritto, economia sanitaria, e integrarle, in una visione interdisciplinare e coerente con le esigenze della medicina contemporanea. Centrale è l’idea che un sistema sanitario più qualificato possa derivare da un contesto universitario vivo e produttivo, capace di generare attrattività sia per studenti che per professionisti sanitari

di Redazione

TRENTO. È stata una serata molto partecipata quella che, nell’ambito delle attività del Rotary Club Trento presieduto da Fabio Bernardi, tenutasi al Grand Hotel Trento ha avuto come tema centrale la nascita e lo sviluppo previsto della Scuola di Medicina a Trento, che segna un passo fondamentale per il sistema educativo e sanitario della Regione.

 

I relatori, Flavio Deflorian, rettore dell’Università di Trento (https://webapps.unitn.it/du/it/Persona/PER0003637/Curriculum), e Mattia Barbareschi, Professore Ordinario del CISMED (https://webapps.unitn.it/du/it/Persona/PER0242868/Didattica), hanno approfondito le importanti opportunità offerte dalla nuova facoltà. Il rettore ha ricordato il percorso che ha portato alla realizzazione del Corso di Laurea in Medicina, nato in collaborazione con l’Università di Verona. Ha sottolineato come questa iniziativa sia strategica non solo per l’Ateneo, ma anche per l’intero sistema sanitario locale.  La costituzione della Scuola di Medicina a Trento rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso iniziato con il potenziamento delle competenze precliniche, in particolare grazie al CIBIO (https://www.cibio.unitn.it/) e sostenuto da una crescente consapevolezza circa il valore strategico della formazione medica a livello territoriale. La decisione definitiva è maturata in un contesto complesso, segnato da iniziali scetticismi interni all’Ateneo e dall’impegno diretto della Provincia Autonoma, che ha stanziato fin da subito le risorse necessarie al reclutamento dei docenti.

 

La Scuola nasce con una forte volontà di innovazione, non come appendice isolata, ma come parte integrante dell’ecosistema universitario trentino.  L’obiettivo è valorizzare le competenze già presenti nei campi della biologia, bioingegneria, neuroscienze, bio-diritto, economia sanitaria, e integrarle, in una visione interdisciplinare e coerente con le esigenze della medicina contemporanea. Centrale è l’idea che un sistema sanitario più qualificato possa derivare da un contesto universitario vivo e produttivo, capace di generare attrattività sia per studenti che per professionisti sanitari.

 

Ricerca, reputazione e reclutamento

Fin dall’inizio, uno dei capisaldi del progetto è stato il reclutamento di personale di alta qualità. In assenza di leve salariali differenziali, l’Università ha puntato su un progetto credibile e sulla propria reputazione scientifica. I risultati sono stati incoraggianti: la soglia d’ingresso al primo anno di corso è risultata fra le più alte d’Italia, segnale di una forte attrattività iniziale. Allo stesso modo, il reclutamento dei docenti clinici si è dimostrato efficace, con professionisti provenienti non solo da Verona (partner iniziale dell’accordo interateneo), ma anche da Trieste, Bologna, Milano, Bari e altri poli nazionali.

 

Un progetto integrato con il territorio

La dimensione locale è parte essenziale dell’identità della Scuola. L’intenzione è rafforzare il sistema sanitario trentino creando un ambiente professionale e scientifico stimolante, capace di attrarre nuove competenze. Non si tratta di trattenere i laureati ma di costruire condizioni che li incentivino a restare. La collaborazione fra mondo universitario ed ospedaliero è considerata fondamentale, ma anche complessa: storicamente conflittuale, essa richiede un impegno costante per superare barriere culturali e organizzative.

 

Mattia Barbareschi ha offerto una testimonianza concreta del processo di integrazione tra Ospedale ed Università, sottolineando l’importanza delle Scuole di Specializzazione per la crescita qualitativa del sistema sanitario. Gli specializzandi, infatti, oltre a formarsi, contribuiscono attivamente al lavoro clinico, rappresentando un valore aggiunto per i reparti.

 

Formazione Tecnologica e Relazionale

Il progetto formativo trentino si caratterizza per due scelte strategiche: da un lato l’attenzione alle tecnologie mediche (intelligenza artificiale, telemedicina, bioinformatica), dall’altro l’insistenza sulla formazione relazionale “medico-paziente”. Entrambe sono ritenute imprescindibili per formare professionisti completi, capaci non solo di operare ma anche di comunicare in maniera empatica e consapevole. In questo contesto, la Fondazione Bruno Kessler (FBK - https://www.fbk.eu/it/) è già coinvolta nella didattica e nella ricerca, con prospettive di collaborazione sempre più strutturate, in particolare sulle tematiche, della gestione dell'e-Health (salute digitale: consiste nell’uso di tecnologie informatiche e di telecomunicazione a vantaggio della salute) dei dati sanitari e della promozione di stili di vita sani.

 

Il Polo delle Scienze della Vita a Rovereto

Un ulteriore sviluppo del progetto riguarda la creazione a Rovereto di un Polo delle Scienze della Vita.  Sul modello della Meccatronica e del Polo della Manifattura, esso ospiterà start-up, Centri di Ricerca e aziende operanti nel settore medico-biologico. L’intento è favorire sinergie tra accademia, sanità e impresa, in una logica di trasferimento tecnologico e di sviluppo socioeconomico territoriale. Si tratta di una “terza gamba” fondamentale per rendere il sistema complessivo più stabile e competitivo, in grado di attrarre investimenti e professionalità.

 

Barbareschi ha concluso evidenziato l’importanza della ricerca medica e dell’innovazione. Ha spiegato come il progetto valorizzi le strutture sanitarie già presenti e favorisca nuove sinergie tra Università, Ospedali e Centri di Ricerca. L’obiettivo è creare un polo formativo e clinico capace di attirare studenti e ricercatori da tutta Italia e dall’estero.

 

Entrambi i relatori hanno infine ribadito l’importanza del legame con il territorio ed il ruolo fondamentale che possono avere Istituzioni, Enti e Cittadini, in una sfida che è “Culturale” oltre che “Accademica”: in sintesi un’occasione per costruire un modello sanitario più moderno, vicino alle persone ed attento all’evoluzione delle conoscenze. Non è quindi solo un’opportunità per i giovani, ma un investimento sul futuro di tutto il Trentino e di tutta la Regione.

 

La serata si è chiusa con un confronto aperto, dove soci e ospiti hanno espresso vivo interesse ed apprezzamento per questo importante ed innovativo progetto.

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