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Smottamenti e esondazioni, il geologo: ''Qui all'avanguardia tra sopralluoghi, satelliti e droni, ma il rischio zero non esiste''

Gli ultimi, violenti, nubifragi hanno lasciato i segni sul territorio. Come a Moena, tre smottamenti a interrompere le principali vie di comunicazione a isolare il paese e l'esondazione del rio Costalunga. Mirko Demozzi: "Un geologo riconosce la storia dei luoghi: prevenzione fondamentale, ma serve maggior consapevolezza"

Di Luca Andreazza - 04 agosto 2018 - 19:03

TRENTO. "Viviamo in un ambiente montano e le montagne sono destinate all'erosione, a essere livellate", queste le parole di Mirko Demozzi, presidente dell'ordine dei geologi, che aggiunge: "L'evoluzione geomorfologica è prevedibile fino a un certo punto e l'uomo si deve difendere e minimizzare eventuali criticità".

Gli ultimi, violenti, nubifragi hanno lasciato i segni sul territorio. Come a Moena, tre smottamenti a interrompere le principali vie di comunicazione a isolare il paese e l'esondazione del rio Costalunga (Qui articolo). Nei giorni scorsi invece i danni tra la Val di Fassa e Cortina (Qui articolo), mentre nella scorsa notte la frana che ha coinvolto la strada forestale in Val Daone (Qui articolo). 

 

"I crolli di roccia - aggiunge l'esperto - colate e debris flow sono fenomeni normali. Sono parte dell'evoluzione geomorfologica delle nostre montagne. L'aspetto più rilevante è l'urbanizzazione e l'antropizzazione del paesaggio. Oggi è quasi tutto sviluppato. A questo si aggiunge un 'eccesso' di informazione: il medesimo caso nel 1700 non avrebbe causato problemi perché un luogo magari era più isolato e nessuno si sarebbe accorto dello smottamento".

 

Ma come è lo stato dell'arte in Trentino? "Senza voler apparire presuntuosi - commenta Demozzi - sono convinto che qui non ci possiamo sentire secondi a nessuno: il territorio è costantemente monitorato, i professionisti lavorano bene e la manutenzione è di qualità. Certo, non bisogna mai abbassare la guardia: le infrastrutture devono essere controllate periodicamente. Qui l'impatto del disboscamento è limitato e localizzato, non abbiamo gli stessi problemi che ci sono sugli Appennini".

 

Insomma, la guardia resta alta, sempre. "Questi episodi sono parte dell'evoluzione - evidenzia il geologo - una percezione che manca. Questi eventi non si possono prevedere e non esiste il rischio zero. Si deve prevenire e investire sui punti di debolezza. Le reti paramassi devono essere controllate e svuotate, ma anche sostituite, altrimenti tra tempo e eventi climatici si deformano, deperiscono e cedono, mentre i torrenti devono essere puliti. Comunque in questo senso Comuni e amministrazioni sono molto attenti".

 

Quale il ruolo del geologo? "Non è più  solo un prestazione da consulente - prosegue il presidente - per verificare se un edificio può essere costruito. Anche se alcune volte viene ancora visto come un aggravio, un requisito burocratico superfluo. Alcuni tecnici arrivano già con i progetti pronti, ma il geologo non mette solo un timbro. Il geologo inquadra il contesto, guarda i pericoli connessi e fotografa la storia di versanti, piane e valli".

 

In sostanza studia e interpreta il territorio. Un esperto vede i segni sul terreno e può dire se lì c'è già stato uno smottamento in passato oppure se il terreno presenta delle caratteristiche per le quali un domani ci potrebbe essere una colata o qualche evento particolare.

 

Una criticità odierna è la grande urbanizzazione del territorio. "Questo crea l'impermeabilità del suolo. A questo si aggiunge - spiega Demozzi - che la rete pubblica è ormai vecchia e quindi la raccolta non è ottimale. Servirebbe un ammodernamento del sistema. 

 

Come funziona il monitoraggio? "Prima di tutto - aggiunge il geologo - è fondamentale il sopralluogo e analizzare la geomorfologia della zona: un geologo riconosce le tracce e può dire se ci sono segnali di un'antica frana. Un evento che in quel tratto un domani potrebbe ripetersi. Si opera una visura delle caratteristiche geotecniche e meccaniche. Si effettuano i carotaggi e si raccolgono campioni di terreno per le analisi del territorio".

 

Entra in gioco anche la tecnologia. "Le analisi satellitari sono sempre più utilizzate - conclude Demozzi - un monitoraggio dei punti per vedere se ci sono spostamenti del terreno. Una tecnica utilizzata in Trentino. Qui si usa anche il laser scanner per identificare al dettaglio eventuali fratture all'interno delle pareti rocciose, oltre al drone dotato di macchina fotografica per sorvolare l'area". 

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