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Sold out le escursioni alle miniere medievali, un mondo sotterraneo scavato a mano e conservato da mille anni

La ricchezza geologica dell'altipiano del Calisio è conosciuta fin dall'antichità e alcune risorse del sottosuolo hanno avuto un ruolo molto importante nello sviluppo del territorio per i giacimenti d'argento coltivati nel medioevo da minatori di origine tedesca. Da lì il metallo per coniare le monete di Trento e costruire il capoluogo in epoca romana. Niente claustrofobia ma grande interesse: le abbiamo provate per voi

Di Luca Andreazza - 28 aprile 2019 - 19:03

TRENTO. Laghetti e piccole corsi d'acqua, colori e un pozzo di Damocle per via di un enorme masso "pendente". E' davvero una scoperta la visita alla Canopa delle acque al lago di Santa Colomba (Qui articolo), una miniera medievale perfettamente conservata. Un'avventura alla portata di tutti, adatta anche a quelle persone che soffrono di claustrofobia. Le prime escursioni del 25 aprile scorso di questa nuova proposta dell'Ecomuseo dell'Argentario sono andate subito in sold out

 

Tante le famiglie entusiaste, che si sono divertite alla scoperta di un mondo sotterraneo immutato da mille anni e perfettamente sicuro. Tante persone armate di caschetti e frontalini, tuta e accompagnatore, il tutto messo a disposizione da questa istituzione che si occupa della tutela, del recupero e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale e naturalistico del territorio

 

Un ambiente completamente scavato a mano, senza il ricorso all'esplosivo, ma mediante scalpello e utilizzo del fuoco per rendere più malleabile la roccia alla ricerca dei filoni. Le tracce si possono ancora scorgere sulle pareti tra segni di fuliggine e cunicoli labirintici.

 

La ricchezza geologica dell'altipiano del Calisio è conosciuta fin dall'antichità e alcune risorse del sottosuolo hanno avuto un ruolo molto importante nello sviluppo del territorio per i giacimenti d'argento coltivati nel medioevo da minatori di origine tedesca, i canòpi, che estraevano il prezioso metallo per conto del principe vescovo. 

 

Alla scoperta delle miniere medievali dell'Ecomuseo dell'Argentario

E proprio i minatori tedeschi erano i migliori all'epoca per il ricorso alle tecniche romane di coltivazione. Un approccio e un intenso sfruttamento fino a 1500 circa di queste zone che ha portato alla redazione del codex Vangianus nel 1215 per volere del principe vescovo Federico Vanga. Una documentazione che contiene la trascrizione di atti riguardanti i beni e i diritti della Chiesa trentina anche in materia mineraria e la gestione di eventuali criticità tra le compagnie concessionarie delle miniere. 

 

Non solo con l’argento si coniava l'allora moneta di Trento, il lavoro dei minatori ha modellato il paesaggio: un territorio lunare caratterizza, infatti, l’area centrale dell’Ecomuseo, crivellato da migliaia di pozzi e chilometri di stretti cunicoli, mentre dal Calisio proviene anche il rosso ammonitico, la roccia utilizzata per costruire il capoluogo fin dall’epoca romana: i famosi cubetti di porfido che lastricano strade e piazze, provengono dal lembo settentrionale dell’Ecomuseo nel territorio di Albiano e Fornace.

 

Un sistema di cunicoli articolato, ci sono miniere di tutti i tipi, quelle più semplici e lineari, ma altre che sono veri e propri pozzi verticali. L'apertura della Canopa delle acque è solo l'inizio di un progetto più ambizioso. L'idea dell'Ecomuseo è quella di allargare l'offerta e prevedere diversi percorsi in base alla difficoltà: l'azzurro a portata di tutti e rosso per un livello intermedio.

 

Una storia che ricomincia dopo un declino di oltre 500 anni fa. Un'attività per tutti tra cultura, passato e tradizione, indicata anche per le scuole.

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