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Arrivano i primi mirtilli totalmente privi di sostanze chimiche al momento della raccolta. Sant'Orsola: "Una novità in Italia"

Si chiamano mirtilli "Residuo zero" proprio perché eventuali trattamenti, usati sulle piante in caso di necessità, si degradano naturalmente senza lasciare alcuna traccia rilevabile sul frutto. Si tratta di una nuova categoria di prodotto che, grazie all'impresa di Pergine Valsugana Sant'Orsola, ora è arrivata anche in Italia

 

 

Di L.B. - 22 March 2021 - 13:50

PERGINE VALSUGANA. Arrivano anche in Italia i primi mirtilli “residuo zero” e questo grazie alla Società cooperativa agricola trentina e Sant’Orsola, leader nazionale nel settore dei piccoli frutti. Il “residuo zero” è una nuova categoria di prodotto che non presenta residui di prodotti chimici al momento della commercializzazione. Questo segmento sta crescendo nell’offerta anche per quanto riguarda i mirtilli.

 

E’ un segmento che lambisce per certi aspetti il segmento del biologico, con cui condivide certe accezioni della salubrità del prodotto. Questo piccolo frutto dalle mille proprietà, fonte di fibre e ricco di antiossidanti e polifenoli è ora già sul mercato italiano in una nuova veste amica dell'ambiente. Sono infatti state lanciate tre nuove confezioni studiate appositamente per rispondere alle esigenze ed agli stili di vita sempre più vicini "green "delle persone. Potranno scegliere tra la nuovissima confezione completamente plastic free da 125 grammi, il lucente bicchierino da 100 grammi o il cestino da 125 grammi.

 

Sono già sul mercato e rappresentano una vera novità per l’Italia. In più, questi mirtilli provengono esclusivamente dai campi siciliani e calabresi dei suoi soci che coltivano su più di 50 ettari mirtilli giganti americani di varietà diverse, principalmente la Ventura.  

 

"Con il mirtillo residuo zero ribadiamo e rinforziamo il nostro annoso impegno nel campo della sostenibilità - sottolinea Matteo Bortolini, direttore generale della Sant’Orsola - intervenendo in modo mirato nella fase produttiva, di lavorazione e commercializzazione. La novità consente inoltre al nostro brand di ampliare la gamma di prodotti entrando in un nuovo segmento di mercato". 

 

Il processo per ottenere la certificazione è rigoroso. “E' opinione comune che il mirtillo sia una pianta tipica dell'emisfero nord, ma in Sicilia ed in Calabria si sono verificate le condizioni migliori per alcune varietà di mirtillo”, continua Bortolini. “Da sei anni la cooperativa Sant’Orsola sta conducendo accurate ricerche di avanguardia tese a minimizzare o a cancellare i residui nella frutta riducendo al massimo o azzerando il contenuto dei trattamenti".

 

Per ottenere il mirtillo residuo zero, Sant'Orsola ha lavorato sulla ricerca di varietà meno suscettibili di malattie, soprattutto per individuare le condizioni di crescita necessarie alla minima o nulla diffusione di patogeni e parassiti dannosi, in modo da difendere le piante selezionate tra le varietà più adatte. Ha sperimentato e praticato particolari metodi di potatura ed utilizza insetti utili ed acari non dannosi per la coltivazione, ma che si cibano proprio di quelli dannosi per il mirtillo. Inoltre, usa reti protettive e prodotti naturali per la difesa dagli insetti stessi e da funghi. 

 

Proprio il gran lavoro di squadra praticato dai tecnici esperti e dai soci della Cooperativa ha consentito di annullare l'impiego di fitofarmaci o di usarli in dosi ridottissime ed assai prima della maturazione e della raccolta dei frutti. Ciò garantisce che gli eventuali residui siano degradati a tal punto da non essere nemmeno misurati dagli strumenti analitici impiegati per la loro rilevazione. 

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