"Il terremoto ha ridotto in miseria le famiglie e distrutto 15 villaggi, la città di Belluno è per metà inabitabile". A 150 anni dalla scossa che devastò il Bellunese
Il 29 giugno 1873 Belluno si trovò a dover affrontare un evento sismico tra i più significativi della sua storia. Un evento a 150 anni dal terribile terremoto. "Un disastro ha infuriato sulla città di Belluno in modo da renderla per metà inabitabile", questa la richiesta dell'allora Provincia di aiuti e donazioni per affrontare l’emergenza

BELLUNO. "Un terribile disastro, quasi nuovo nelle contrade alpine, nella mattina del 29 giugno ha colpito il capoluogo della provincia e una grande parte dell’esteso suo territorio. Il terremoto ha ridotto alla miseria migliaia di famiglie, ha totalmente distrutto quindici villaggi, ne ha rovinato in parte e enormemente danneggiato un maggior numero ed ha infuriato sulla città di Belluno in modo da renderla per metà inabitabile" con queste parole la deputazione provinciale di Belluno (equivalente oggi alla Giunta provinciale) chiedeva l’invio di aiuti e donazioni per affrontare l’emergenza sismica.
L’anno è il 1873 e Belluno, da poco entrata a far parte del Regno d’Italia, si trova ad affrontare uno degli eventi sismici più significativi della sua storia. La scossa avvenne intorno alle 4.58 nella mattina del 29 giugno. L’epicentro è localizzato in Alpago, a nord del lago di Santa Croce e l’intera area subì le conseguenze più acute del sisma. Puos d’Alpago venne quasi completamente distrutta e ingenti danni si registrarono in tutti i paesi limitrofi, dove la quasi totalità delle abitazioni risultò inagibile.
Il centro abitato di Belluno subì le devastazioni peggiori. La conta dei danni, conclusa il 30 agosto, determinò che dei 508 edifici della città, 8 crollarono completamente, 110 andavano demoliti, 139 erano da ristrutturare, 251 da riparare; fra gli edifici religiosi 1 chiesa fu distrutta e 7 danneggiate. Nei dintorni di Belluno dei 242 caseggiati totali, 2 necessitarono di demolizione e tutti i restanti necessitarono di riparazioni.
Non andò meglio alle frazioni circostanti il centro abitato dove su 1.260 abitazioni 15 furono distrutte, 66 demolite e 912 vennero necessitarono di lavori mentre 4 chiese crollarono e 21 subirono danni. Fra le chiese danneggiate ci fu anche quella di Cusighe che vide la caduta della cupola del suo campanile e la morte di un uomo. Alcuni dei danni che si registrarono furono conseguenti al successivo sciame sismico che ha flagellato il territorio per circa un mese. Fra questi, particolarmente rilevante per la città fu il crollo dell’abside del Duomo di Belluno per gli effetti di una ulteriore forte scossa il 5 luglio.
Il terremoto provocò estesi danni materiali, ma i danni umani furono relativamente contenuti, un fatto definito miracoloso dalla stessa deputazione provinciale dell’epoca. Degli 80 morti totali nella provincia, la maggior parte dei quali nell’area dell’Alpago. Restò nei giorni successivi al sisma il dramma degli sfollati. Su 16.477 persone distribuite in 2.234 famiglie non ebbero più una dimora 157 nuclei familiari per un totale di 771 persone. Anche gli effetti sull’ambiente naturale furono intensi, con l’inaridimento di sorgenti e la comparsa di acque sulfuree, frane che bloccarono la strada vicino il paese di Fadalto e l’apertura di numerose fenditure, una delle quali sita in piazza dei Martiri (all’epoca piazza Campitello/Campedel) lunga 60 metri e larga 20 centimetri.

Recenti studi hanno classificato il terremoto fra il IX e X grado della Mercalli-Càncani-Sieberg (IX per il solo Alpago). Non erano disponibili all’epoca i moderni strumenti di rivelazione del sisma, ma è stata stimata una magnitudo di 6.3. Per avere un termine di paragone rispetto ad eventi a noi contemporanei, si trattò di un evento di poco più energetico di quello che ha colpito l’Emilia nel 2012.
La Belluno di 150 anni era una Belluno profondamente diversa da quella attuale. Città italiana da appena due anni, Belluno e la sua provincia erano un territorio dall’economia prettamente rurale e la cui popolazione era votata all’emigrazione. I dati sui censimenti dimostrano come dal 1871 al 1881 la popolazione della città rimase pressoché invariata sui 150.00 abitanti, un dato che se confrontato con il numero medio di figli per donna pari a 4, 88 rende bene l’idea di quanto fosse intenso il flusso in uscita dal territorio.
Di questa Belluno, delle conseguenze del terremoto e della storia della sua ricostruzione si parlerà in due convegni organizzati dal Comune di Belluno e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Gli eventi si svolgeranno nelle giornate del 29 e 30 giugno presso la Sala Bianchi a Belluno. Mentre la prima giornata sarà dedicata ai professionisti del settore, la giornata del 30 sarà aperta a tutta la cittadinanza e vedrà la partecipazione di 9 ospiti. Si parlerà di passato e futuro, con analisi di quello che è stato l’impatto del sisma, le modalità di ricerca storica e l’analisi delle attuali misure di prevenzione messe in atto per prevenire il rischio sismico. Le iniziative potranno essere seguite anche da remoto con streaming video.
E per coloro che volessero approfondire altri eventi sismici storici, come il successivo terremoto che ha coinvolto il bellunese il 18 ottobre del 1936, l’Ingv mette a disposizione il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500), una raccolta storica e scientifica di tutti i terremoti che hanno coinvolto il territorio italiano e mediterraneo (Qui link). Fra gli autori di questo importante elaborato scientifico anche Graziano Ferrari e Gabriele Tarabusi, dell’Ingv, che saranno ospiti dei convegni organizzati in ricordo del sisma.












