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Belluno
27 ottobre | 16:47

Cinque anni fa la tempesta Vaia si abbatteva anche sul Bellunese. Il sentito ricordo del presidente Roberto Padrin: "Vaia è stata distruzione ma anche ricostruzione"

Con uno sguardo al futuro: "Danni ingenti, ma anche capacità di intervento rapido. Paura, ma anche spirito di servizio e di sacrificio. Ha rivelato la fragilità del nostro territorio in una misura che forse non conoscevamo. Ma ha dimostrato anche la forza delle comunità locali, del volontariato e del lavoro di squadra. Ecco, è questo che ci portiamo dietro dopo cinque anni. Un’eredità importante che ci rende più pronti ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e del futuro del Bellunese".

Cinque anni fa la tempesta Vaia si abbatteva anche sul Bellunese

BELLUNO. Cinque anni fa la tempesta Vaia si abbatteva sull'arco Dolomitico con inaudita violenza, causando danni e morti. All'indomani in provincia di Belluno il bilancio era pesantissimo: 3 morti, Sandro Pompolani, Ennio Piccolin e Valeria Lorenzini, 1 ferito grave, 400 persone sfollate e 2mila persone senza né luce né acqua, 8 paesi che erano raggiungibili esclusivamente a piedi, 457 chilometri di stare provinciali e regionali danneggiate, migliaia e migliaia di alberi abbattuti (furono complessivamente quasi 16 milioni in tutto il Nord Est), per un totale di 7mila ettari di boschi distrutti con quasi 2 milioni di metri cubi di legname a terra.

 

Ad un lustro di distanza da un evento che resterà nella mente di tutti coloro i quali l'hanno vissuto, il presidente della provincia di Belluno Roberto Padrin, all'epoca in carica da poco più di un anno, ha diffuso un sentito ricordo dell'evento, rammentando le difficili ore della tempesta e di tutto quello che ne seguì, con la macchina dei soccorsi messa duramente alla prova, ma capace di reggere l'urto con il disastroso evento naturale che colpì il Trentino, l'Alto Adige e il Veneto, soprattutto nella provincia di Belluno.

 

"Cinque anni fa, in queste ore, - ricorda il presidente della provincia di Belluno - stavamo vivendo momenti di grande apprensione. Un mix di pioggia e vento mai visto prima a memoria d’uomo si stava scatenando sul Bellunese e tutti sappiamo bene quali sono state le conseguenze. Ho ancora vive le immagini delle strade distrutte, dei boschi abbattuti, delle case scoperchiate o divorate dall’acqua, di Feltre stravolta nel suo centro storico, dei Serrai di Sottoguda cancellati. Ricordo il fischio assordante del vento, e il rumore delle motoseghe nel silenzio irreale subito dopo la tempesta. Ricordo il lavoro brulicante della sala operativa di coordinamento dei soccorsi, uomini e donne con casacche diverse che lavoravano fianco a fianco per raccogliere le informazioni, per inviare le squadre di Protezione Civile, per gestire le chiamate di gente che chiedeva aiuto.

Ricordo i volti stanchi dei volontari dopo ore ininterrotte di lavoro. Ricordo la chiamata a raccolta di tutti coloro che per giorni e settimane hanno dato una mano per risollevare le aree danneggiate. Ecco, cinque anni dopo, sono queste le immagini che Vaia deve lasciarci: mentre il bosco fa i conti con il bostrico e prova a rinascere, le comunità locali si sono rialzate subito e lo hanno fatto grazie alla forza di dignità dei bellunesi, grazie al volontariato e soprattutto grazie al grande lavoro di squadra messo in campo da tutti gli enti - Regione, Provincia, Comuni - senza distinzione di sorta. Ognuno ha fatto la sua parte e oggi Vaia, più di ogni altra cosa, deve rappresentare questo spirito".

 

"La Provincia - prosegue Padrin - si è subito attivata con decine e decine di somme urgenze per intervenire laddove serviva. Poi ha messo in campo in tre anni 23 interventi sui fabbricati e 33 sulla difesa del suolo. Una mole di lavoro enorme, per oltre 12 milioni di euro derivanti dai fondi commissariali e da cofinanziamenti propri. Opere che oggi forse sono poco visibili, ma sono fondamentali non solo per il ripristino dei danni, bensì anche per la prevenzione - quanto mai necessaria - di altri possibili eventi (e l’alluvione del dicembre 2020, sommata agli acquazzoni degli ultimi anni, ha dimostrato quanto possano essere frequenti e distruttivi). In questa direzione va anche il finanziamento stanziato per la realizzazione del nuovo Ccs, Centro coordinamento soccorsi, che sta prendendo forma nella caserma provinciale dei vigili del fuoco"

 

Infine lo sguardo al futuro, partendo da quello spirito messo in campo, che ha permesso al territorio bellunese di ripartire subito, grazie ad un'incredibile coesione.

 

"Vaia quindi è stata distruzione, ma anche ricostruzione - conclude -. Danni ingenti, ma anche capacità di intervento rapido. Paura, ma anche spirito di servizio e di sacrificio. Ha rivelato la fragilità del nostro territorio in una misura che forse non conoscevamo. Ma ha dimostrato anche la forza delle comunità locali, del volontariato e del lavoro di squadra. Ecco, è questo che ci portiamo dietro dopo cinque anni. Un’eredità importante che ci rende più pronti ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e del futuro del Bellunese".

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