"Nella Lega dal 1986, ma prevale il profilo accademico", il neo presidente del Muse Galli si presenta: "Più convegni, divulgazione e produzione editoriale"
Professore dell'Università di Milano con alle spalle quasi quarant'anni di militanza nel Carroccio, e già assessore all'Autonomia e Cultura in Lombardia, Stefano Bruno Galli è stato scelto dalla Provincia per rilevare il testimone da Stefano Zecchi

TRENTO. “Il Muse è un museo unico in Italia e probabilmente anche in Europa perchè smentisce, con i suoi quaranta ricercatori, l'assunto che un museo non è un luogo dove si fa ricerca, e questo tratto va valorizzato fino in fondo”.
A dichiararlo, presentandosi alla stampa, è il nuovo presidente del Muse di Trento Stefano Bruno Galli che è stato scelto dalla Giunta provinciale trentina per rilevare il testimone del veneziano Stefano Zecchi e da ieri, lunedì 10 maggio, ufficialmente in carica.
Professore aggregato dell'Università di Milano, dove insegna Storia delle Dottrine Politiche e Teorie e storia della democrazia nella Facoltà di Scienze Politiche, Galli ha inoltre all'attivo una lunga militanza politica nella Lega e ha firmato diverse pubblicazioni sui temi del federalismo, del costituzionalismo e del nazionalismo.
Definito il nuovo ideologo del Carroccio, nel 2018 in Lombardia era stato inoltre nominato dal presidente Attilio Fontana assessore regionale all’Autonomia e Cultura e, alla fine del 2023, il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano gli ha conferito l'incarico di Consigliere per i rapporti con gli enti territoriali e locali in materia di valorizzazione del patrimonio culturale.
E tra le prime puntualizzazioni del neo presidente, spicca proprio quella relativa alla sfera politica: “Ho aderito alla Lega nel 1986 e poi ho sempre gravitato attorno al partito come tecnico dell'autonomia e del federalismo anche alla luce del mio profilo accademico, e preciso che la dimensione accademica, trattandosi di guidare un museo, è quella più importante e prevale su quella politica”.
Dopo questa parziale tentativo di “smarcarsi” dalla politica, almeno per quanto riguarda il neo ruolo assunto, Stefano Bruno Galli entra nel merito della dimensione museale con una riflessione: “Il mondo della cultura deve avere la capacità di cogliere le opportunità, cambiare, indicando la strada su temi attuali e fondanti quali la sostenibilità e l’intelligenza artificiale. I musei sono fattori di sviluppo, non già prodotti dello sviluppo, e oggi devono definire una nuova cultura che parta dal territorio, dove affondano le loro radici per proiettarsi nel mondo. Il Muse è una prestigiosissima istituzione culturale e un avamposto per intercettare la complessità del presente, che ha il compito di declinare e offrire al territorio. E la necessità è quella di potenziare i legami con la società trentina”.
Ad emergere è dunque una visione di museo “territoriale” che tuttavia abbracci la cultura universale della scienza e che sappia posizionarsi anche nel contesto internazionale.
“In un momento nel quale i sociologi sostengono che le comunità territoriali non esistono più, sono convinto che i musei rappresentino una leva privilegiata per ricostruire la socialità disgregata e che possano essere considerati generatori di un pensiero che può ridare un senso alle comunità – specifica, allargando il respiro della riflessione, Stefano Bruno Galli – e per questo ho in mente un museo che sia apra al territorio, intrecciando con esso rapporti molto forti utili per ricostruire una socialità che, dopo il Covid, ha subito evidentemente un mutamento: lavorare a tal fine, attraverso la cultura, deve essere la strada maestra da seguire, perseguendo l'incontro tra pensiero umanistico e scientifico, dimensioni che possono arricchirsi reciprocamente”.
Una direzione, quest'ultima, che non potrà prescindere dal un potenziamento dell’attività convegnistica, della divulgazione scientifica e della produzione editoriale.
Ad essere attenzionata dal neo presidente è anche la sfera economico-finanziaria con il Muse che, viene specificato, è un un museo prestigioso e che gode di ottima salute: “Circa il 55% delle sue risorse proviene dalla Provincia autonoma di Trento, ed il rimanente da entrate proprie”.
“La pandemia ha dimostrato che gli istituti e i luoghi della cultura non stanno in piedi senza l’intervento pubblico, ma anche che devono dare delle risposte virtuose all’investimento collettivo – specifica infine Stefano Bruno Galli – e la redditività dell’investimento pubblico in cultura non deve più essere assunta con orrore, perché riprovevole. Tra gli obiettivi che il Muse deve porsi, è prioritario l’allargamento della quota delle risorse proprie, pur restando consapevole della propria funzione pubblica e dei fondamentali legami con l’istituzione provinciale, che deve sempre essere anteposta a tutto”.
Nel presentare il nuovo presidente, la vicepresidente e assessora alla cultura della Provincia di Trento Francesca Gerosa ha dichiarato: “La scelta è stata voluta da me e dal presidente Fugatti in modo congiunto e in totale sintonia. Siamo orgogliosi che con il Muse il Trentino si ponga ai vertici dell’offerta museale nazionale e in modo competitivo anche a livello internazionale grazie all’alto valore scientifico della sua attività di indagine su un ampio ventaglio di materie che si estendono oltre l’ambito delle discipline naturalistiche e grazie alla sua capacità di avvicinare i cittadini attraverso importanti azioni educative, di divulgazione e di comunicazione. Questo significativo patrimonio di competenze, di cultura e di valenza sociale della proposta museale che il Muse incarna è ora rappresentato dal professor Galli, e la Provincia oggi guarda con rinnovato ottimismo al futuro, pronta a nuove sfide e a originali e sempre innovativi sviluppi per il Museo delle Scienze”.













