"Non ci sono appigli sulla tutela", la Commissione provinciale affronta il futuro del cinema Roma: "Una perdita per la città, ma l'ente pubblico può fare poco"
Dopo il cinema Astra, la città potrebbe presto perdere un altro luogo di riferimento con il cambio di destinazione d'uso della sala del Roma. Il futuro dell'offerta cinematografica di Trento è stata affrontata dalla Quinta commissione provinciale

TRENTO. Il cinema Roma potrebbe spegnere luci e proiettori per trasformarsi in una palazzina per accogliere studenti (Qui articolo). La sala rischia, molto concretamente, di diventare altro, come spiegato dal gruppo Cineworld Trento. E negli scorsi mesi è stata lanciata una petizione per salvare "un patrimonio culturale della nostra città che non può essere perso" (Qui articolo).
Dopo il cinema Astra, la città potrebbe presto perdere un altro luogo di riferimento. La situazione è stata affrontata mercoledì 27 marzo nel corso della Quinta commissione in Provincia, guidata da Christian Girardi (Fratelli d'Italia). All’ordine del giorno la consultazione con l’Unione Interregionale Triveneta Agis (in presenza del Soprintendente per i beni e le attività culturali Franco Marzatico e dell’assessora alla cultura Francesca Gerosa).
L'Agis chiede l'intervento della Provincia per "salvare il cinema Roma". Il presidente Franc Oss Noser ha osservato che perdere una sala importante ha un duplice effetto negativo, in generale per il servizio al pubblico e per l’azienda che gestisce gli spazi. "Conosciamo le implicazioni di tipo giuridico che riguardano la questione, ma possiamo portare la nostra esperienza analoga in Friuli Venezia Giulia dove abbiamo salvato dalla chiusura tre grandi cinema tra Trieste, Udine e Gorizia, proponendo soluzioni alla Regione sui finanziamenti per l’acquisto degli spazi e la conduzione pubblica degli stessi".
Portando in dote questa esperienza, Oss Noser si è spinto nella formulazione di alcune precise richieste. In primo luogo ha chiesto che nei bilanci di previsione si possa prevedere un aumento dei finanziamenti alle aziende dello spettacolo, affinché si possano recuperare almeno parzialmente le perdite subite a seguito dell’inflazione. In secondo luogo ha suggerito la creazione di un tavolo tecnico per rivedere i criteri di programmazione dei bandi per il fondo per lo spettacolo. Un fondo che ha sviluppato notevolmente il settore, contribuendo alla strutturazione di aziende e ad una maggiore produzione di eventi di qualità. Infine ha chiesto di mettere in campo un’azione di alta formazione per i professionisti dello spettacolo della Provincia.
Non ci sono appigli dal punto di vista della tutela. A riferirlo il Soprintendente Franco Marzatico che ha ribadito alcune riflessioni già espresse in altre occasioni premettendo che il compito dell’ente è la valutazione oggettiva della sussistenza dei presupposti dal punto di vista architettonico e del bene materiale per il mantenimento dell’attività nella sede attuale. L’esito della valutazione è stato negativo.
"L’altro aspetto che tengo sia evidenziato - aggiunge Marzatico - è che per essere credibili come organo di tutela non possiamo lasciarci condizionare da petizioni o componenti emotive: abbiamo tentato di percorrere tutte le strade e valutare tutti i possibili appigli, ma non abbiamo trovato una soluzione". E il Soprintendente ha ribadito l’indubbia valenza culturale e sociale dei cinema, sottolineando che "noi trentini siamo, assieme all’Alto Adige, i maggiori consumatori del prodotto cinematografico. Le valutazioni in ordine ai possibili finanziamenti entrano in una sfera di tipo politico".
L’assessora alla cultura e vice presidente della Provincia, Francesca Gerosa, ha espresso totale apertura alla valutazione di altre opzioni, "premesso che l’acquisto non è sostenibile. Il tema della salvezza dell’attività del cinema interessa tutta la cittadinanza, ma usare soldi pubblici per un’attività privata non è una soluzione percorribile. Dobbiamo sempre interrogarci sull’utilizzo delle risorse pubbliche e quindi essere molto cauti. Non neghiamo certo la collaborazione per cercare collocazioni alternative in altre zone della città. Una strada potrebbe essere quella del partenariato pubblico privato, dove c’è la mescolanza di interessi nella ricerca di una nuova collocazione per salvaguardare una formula di cultura che interessa tutti. Non credo che la Pat possa fare molto di più, nel rispetto dei luoghi e delle regole cui siamo chiamati a sottostare, il proprietario di un immobile ha il diritto di decidere di venderlo o utilizzarlo per un’operazione immobiliare e che ci sono dinamiche che sfuggono alla sfera pubblica e di cui la sfera pubblica non deve interessarsi".
La perdita del cinema Roma è "un grave rischio per l’offerta cinematografica della città". Il segretario di Agis Marco Sartori ha detto che attorno a questa vicenda si è raccolta molta sensibilità e la consapevolezza di che cosa la città stia per perdere. "Tuttavia credo non si colga abbastanza il rischio che corre Trento perché è una città privilegiata senza una multisala nei dintorni, ma con un tessuto di sale cittadine che hanno consentito negli anni di offrire ai propri cittadini un prodotto variegato, anche grazie alla presenza dell’Astra. Con quella chiusura si è assistito a una certa contrazione, anche se le sale esistenti hanno parzialmente coperto quel buco. Perdere un ulteriore spazio di proiezione oggi significa, per le dinamiche distributive del prodotto, impedire l’uscita di altri film. Su questo chiediamo alla politica di fare uno sforzo, chiarendo che nel caso del Friuli sono stati il Comune e la Regione a intervenire mettendo in campo delle risorse ed entrando in dialogo con la proprietà, in virtù dell’importanza, considerata strategica, del cinema per quella città, con l’affidamento della gestione ad un’associazione culturale. La Pat potrebbe dunque entrare nelle dinamiche commerciali per l’interesse pubblico che questa attività rappresenta, per favorire, individuare e capire se ci sono i margini non di preservare l’immobile, bensì di mantenere viva l’attività. Il cinema Roma non ha una destinazione d’uso a cinema: un’anomalia che ha reso più facile la richiesta di concessione edilizia per la realizzazione di un progetto imprenditoriale".
Per Mirko Bisesti (Lega, ex assessore alla cultura) "il cinema è un istituzione e un valore, senza contare che il luogo del Cinema Roma è un po’ nei nostri cuori. Detto questo, le osservazioni dell’assessora sono del tutto condivisibili". Invece Andrea De Bertolini (Pd) ha ammesso che la perdita del cinema rappresenterebbe un indubbio fattore di depauperamento culturale: "Come era stato per l’Astra, una nuova operazione imprenditoriale potrebbe concorrere a impoverire il tessuto culturale e sociale. Peccato che non sia percorribile lo strumento normativo della tutela, è interessante capire se ci possa essere l’attenzione della politica per non proseguire nel piano inclinato malauguratamente inaugurato con l’Astra, perché un’altra chiusura sarebbe mortificante. Occorre fare di tutto per presidiare un luogo che fa cultura, questo dovrebbe essere un obiettivo fondamentale".
Per Lucia Coppola (Alleanza Verdi Sinistra) non è possibile interferire con operazioni immobiliari di privati, ma quando si ha a che fare con una storia come questa che attiene un dato culturale importante come questo con un’importante differenziazione dell’offerta, occorre tentare ogni strada. "Non può essere trascurata nemmeno la partecipazione dei cittadini con la raccolta di firme che ha evidenziato una tensione civile verso qualcosa che sta a cuore a tutti. Queste ragioni devono spingerci a fare sì che l’ente pubblico si possa porre in un’ottica di mediazione per capire quali possano essere le soluzioni, non abbandonando i gestori in una battaglia che è diventata pubblica e facendosi da tramite tra il privato che sta facendo i suoi affari e il dato culturale di mantenere un’attività preziosa per la comunità. Auspico un incrocio di presenze e di storie per capire le modalità per uscire dell'impasse".
La consigliera Eleonora Angeli (Noi per Fugatti presidente) ha chiesto se ci sia stata un’interlocuzione con la proprietà, osservando che vanno anche fatte delle considerazioni in ordine all’affluenza e ai numeri della fruizione del prodotto cinematografico, in un’epoca in cui i costi per le famiglie continuano a lievitare e ci sono dinamiche in costante e rapido mutamento, come il diffondersi di Netflix e altre piattaforme on demand. "Il cinema rappresenta una componente aggregativa e culturale la cui perdita produrrebbe un indubbio impoverimento. Occorre a suo avviso cercare di capire le potenzialità di un diversificato utilizzo dello spazio, magari non solo come proiezione cinematografica ma anche per altro tipo di servizi".
Mentre per Francesca Parolari (Pd) il Trentino dovrebbe investire in partnership pubblico privato e altre forme che nascono dalla giurisprudenza per salvare spazi di socialità e comunità, tipo il recupero di fabbriche dismesse. "Auspico che si possa avere lo spirito innovativo e il coraggio di provare strade che possano aprire collaborazioni positive per mantenere un luogo di crescita e cultura sicuramente interessante".
Il presidente della Commissione Christian Girardi ha espresso piena consapevolezza sull’impoverimento che genererebbe la perdita del cinema. "Dall’altra parte, aldilà del merito ci sono aspetti normativi e di tutela della proprietà che rendono difficile l’intervento del pubblico. Ha comunque definito importante avere ascoltato la disponibilità dell’assessora e del Sovrintendete". Rispondendo alla consigliera Angeli, Girardi ha poi chiarito, per averlo dedotto da articoli apparsi sulla stampa, che la proprietà ha già avviato presso il Comune di Trento una richiesta di cambio di destinazione d’uso per un progetto che prevede la realizzazione di parcheggi e appartamenti.













