Un milione di strette di mano l'anno: il segreto internazionale di Fiera Bolzano
Uno studio IRE certifica il consenso delle imprese, ma il dato che colpisce è un altro: metà degli espositori arriva da fuori Italia

BOLZANO. Novanta imprese su cento hanno qualcosa di buono da dire su Fiera Bolzano.
Non è un sondaggio fatto in casa, ma il primo responso di uno studio dell'IRE, l'Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, presentato ieri in occasione del secondo Media Breakfast della stessa fiera.
Il campione conta 1.779 imprese altoatesine, e il quadro che ne esce è quello di un rapporto solido tra il quartiere fieristico e il tessuto produttivo della provincia: il 40% delle aziende ha avuto negli ultimi cinque anni un rapporto diretto con Fiera Bolzano, come visitatore, espositore, fornitore o partner, e per oltre l'80% di queste quel rapporto ha lasciato qualcosa di concreto, dal consolidamento dei contatti con la clientela alla visibilità, fino a nuove relazioni commerciali e alla circolazione di innovazioni e conoscenze.
Poi però c'è l'altra metà della fotografia, quella delle imprese che con la fiera non hanno rapporti, e qui il quadro si complica un po'. Non sono i costi il problema principale, come si potrebbe pensare, ma il tempo e il personale: il 40% di chi non partecipa indica proprio la carenza di risorse umane come ostacolo. Un problema tutt'altro che marginale e diffuso in tutti gli angoli di una provincia dove trovare manodopera è già una battaglia quotidiana per molte aziende.
Fiera Bolzano lo ha capito e si è mossa di conseguenza: la nuova manifestazione Good Life passa ad esempio da quattro a tre giornate, e gli stand modulari dovrebbero alleggerire l'impegno organizzativo richiesto alle imprese.
Parlando di numeri e cifre emerge, in tutto questo, un dato interessante. Perché se in tutta Italia le fiere di settore faticano ancora a conquistare un pubblico davvero internazionale, fermandosi in media al 30% di espositori stranieri, Fiera Bolzano viaggia già a un altro passo: il 50% dei suoi espositori arriva da fuori confine, quasi il doppio della media nazionale.
La sfida quindi per il capoluogo altoatesino, non è inseguire l'estero, ma non perdere il passo.
Sul tema la presidente Greti Ladurner non usa mezzi termini: le imprese altoatesine danno una valutazione positiva e indicano con chiarezza qual è oggi il vero ostacolo alla partecipazione fieristica, non tanto i costi quanto la carenza di personale, ed è proprio su quel fronte che la fiera si sta rimboccando le maniche.
Ladurner rivendica quello che considera il vero capitale della manifestazione per il futuro, ovvero la fiducia, sottolineando come nessun altro canale di marketing riesca a costruirla con la stessa rapidità di una fiera.
A rafforzare questa idea arriva anche un altro numero, elaborato per la prima volta da Fiera Bolzano: quello degli incontri personali generati ogni anno all'interno del quartiere fieristico.
Partendo da una base di circa 151mila visitatori, 2.300 aziende espositrici e 44 eventi ospitati con circa 42mila partecipanti, e applicando criteri prudenziali, la stima supera il milione di incontri l'anno, per la precisione 1.038.000, di cui 906mila colloqui dei visitatori agli stand, 90mila contatti tra personale e partner e altri 42mila legati agli eventi ospitati.
“Più di un milione di strette di mano”, ribadisce Fiera Bolzano, sottolineando ancora una volta l'importanza dei rapporti reali, personali, quelli che permettono di guardarsi negli occhi invece che attraverso uno schermo.
A inquadrare il fenomeno in una prospettiva più ampia è intervenuta anche Sofia Cappellini di AEFI, l'Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, che ha spiegato come il sistema fieristico italiano generi nel suo complesso un impatto economico di 22,5 miliardi di euro, pari allo 0,7% del PIL nazionale. Un impatto che, sottolinea Cappellini, pesa più di quanto si potrebbe immaginare: lo 0,7% del Pil generato dal sistema fieristico italiano supera quello del calcio, fermo allo 0,6%.
Un paragone che da solo dice quanto il comparto sia sottovalutato rispetto al suo peso reale nell'economia del Paese.
Un settore che a Bolzano si traduce in nove manifestazioni proprie, da Prowinter a Klimahouse, da Interpoma ad Agrialp, e in una quarantina di eventi esterni ospitati ogni anno, per una struttura partecipata a maggioranza dalla Provincia autonoma e con oltre 40 collaboratori.












