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Alle Gallerie di Piedicastello l'Italia raccontata dalle inchieste del servizio pubblico

La mostra sarà visibile fino al 5 marzo 2017, ed è stata realizzata in occasione della quinta edizione del Premio Roberto Morrione dedicato al giornalismo investigativo e approdato per la prima volta a Trento

Pubblicato il - 16 novembre 2016 - 18:42

Sessant'anni di inchieste televisive sono al centro del percorso espositivo “In Tv. L'Italia raccontata dalle inchieste del servizio pubblico”, che sarà inaugurato venerdì a Le Gallerie di Piedicastello. L'iniziativa, nata da un'idea di Raffaele Crocco e curata da Raffaele Crocco, Michele Toss e Sara Zanatta, con la collaborazione di Laura Strada, è stata promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con l'Associazione 46° Parallelo e patrocinata dalla Rai, sarà visibile fino al 5 marzo 2017, ed è stata realizzata in occasione della quinta edizione del Premio Roberto Morrione dedicato al giornalismo investigativo e approdato per la prima volta a Trento.

Attraverso una selezione di grandi inchieste della Rai, testimonianze di giornalisti e registi - da Ugo Gregoretti a Sandro Ruotolo – preziosi oggetti provenienti dal Museo della Radio e della Televisione di Torino, la mostra racconta per la prima volta l'evoluzione di questo genere televisivo. L'occhio fotografico di Fabio Bucciarelli – vincitore di numerosi premi internazionali tra cui The Robert Capa Gold Medal – ha trasformato le immagini in movimento in scatti iconici che immergono il pubblico in un viaggio emozionale alla scoperta dell'Italia.

 

Il percorso espositivo è diviso in quattro sezioni che raccontano ciascuna un modo di fare inchiesta in tv in diversi momenti della storia della televisione e della storia d'Italia.

I primi anni della televisione sono un viaggio per rendere visibile il Paese agli italiani e far sentire le loro voci. La prima sezione Viaggia con lei – è dedicata proprio alle inchieste che somigliano a reportage di viaggio, film a puntate trasmessi in televisione con l'obiettivo evidente di visitare mondi vicini eppure sconosciuti e documentare che le cose stanno cambiando. In mostra viene proiettata la prima puntata di Viaggio nel Sud di Virgilio Sabel (1958), un racconto corale di un Mezzogiorno sospeso tra arretratezza e dinamismo.

 

Solo verso gli anni Sessanta qualcosa cambia, l'attenzione si sposta sul "sociale": non a caso il titolo della seconda sezione è Rotocalco sociale. L'inchiesta televisiva inizia a raccontare davvero la società che abita il Paese: sono i protagonisti positivi e negativi del boom economico ad essere ripresi, con le loro contraddizioni, i problemi, i conflitti che attraversano una società più scolarizzata, più ricca, più stratificata. Il mezzo tecnico non cambia, resta lento e pesante, ma i giornalisti televisivi – ormai cresciuti professionalmente – cominciano a farsi spazio. Un giovane Enzo Biagi è la mente e il volto di un contenitore di inchieste destinato a fare scuola: in mostra vengono proiettati due servizi del suo Rotocalco Televisivo (1962).

A partire dagli anni Settanta, e fino quasi alla fine della Prima Repubblica, l'inchiesta cambia pelle: nella terza sezione si fanno largo i Giornalismi in prima linea. Da una parte, si impone lo studio come spazio dell'inchiesta televisiva, che di conseguenza si arricchisce del dibattito con ospiti; dall'altra parte, si iniziano a indagare le ragioni del malessere italiano, scoperchiando i disagi territoriali, gli intrecci fra mafia, politica e massoneria, le trame neofasciste e il terrorismo rosso, la corruzione. In mostra viene dato spazio alle inchieste di Giuseppe Marrazzo, vero interprete di un giornalismo investigativo come missione civile, e alla monumentale serie di Sergio Zavoli, La Notte della Repubblica (1989-1990) in cui gli anni di piombo vengono raccontati dalle straordinarie testimonianze dei protagonisti di una delle stagioni più buie della storia d'Italia. 

 

Con gli anni Novanta, è la rivoluzione tecnologica a segnare il linguaggio dell'inchiesta: Così leggera, così digitale, con riferimento alla telecamera, è il titolo della quarta e ultima sezione. L'arrivo della telecamera portatile e del digitale consentono di lavorare da soli, di viaggiare leggeri, di spendere di meno. I contenuti dell'inchiesta diventano l'anima del lavoro giornalistico: se per decenni la qualità dell'immagine era stata determinante, fondamentale nel contribuire a tracciare la differenza fra inchiesta e normale news di telegiornale, ora sono lo scavo nei contenuti e il viaggio dentro e attorno ai fatti a contare di più. In mostra vengono proiettati una puntata di Effetto Video 8. Professione reporter (1994), trasmissione antesignana di Report, e una di Presa diretta dedicata alla terra dei fuochi (2014). In ogni sezione, oltre alle inchieste proiettate in versione integrale, alle clip con le testimonianze dei protagonisti, alle fonti documentarie dedicate al genere televisivo dell'inchiesta e provenienti dalle Teche Rai, i visitatori e le visitatrici possono anche vedere le attrezzature e gli oggetti usati per "fare inchiesta": telecamere, microfoni, monitor, apparecchi audio e postazioni di montaggio sono state gentilmente prestate dal Museo della Radio e della Televisione di Torino.

 

L'inaugurazione della mostra sarà seguita dalla tavola rotonda "È la tv bellezza. Videogiornalismi oggi" alla quale parteciperanno Duilio Gianmaria (giornalista, conduttore televisivo e documentarista. Inviato speciale del Tg1, ha seguito i principali avvenimenti internazionali tra cui le guerre in Iraq e Afghanistan. Dal 2013 conduce il programma di inchieste Petrolio su Rai 1), Pablo Trincia (autore televisivo e giornalista. Ex inviato de Le Iene e di Servizio Pubblico, attualmente conduce le trasmissioni Mai più bullismo su Rai 2, Lupi – Limited Access Area su canale Nove e collabora con il giornale online Fanpage.it), Andrea Vianello (giornalista radio e tv, è stato direttore di Rai 3 fino a febbraio 2016).

 

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