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Il braccio destro di Trump? Antisemita e xenofobo: perfetto per tenere a bada la rabbia popolare

Si chiama Stephen Bannon ed è un estremista di destra accusato di razzismo, antisemitismo e misoginia. Sarà lui a capo della strategia della neonata amministrazione Trump. Il professor Della Sala dell'Università di Trento ci spiega perché: "Tenere fede alla promessa di risollevare l'economia sarà difficile. Più facile accontentare la pancia della gente"

Di Tiberio Chiari - 20 novembre 2016 - 18:34

TRENTO. Toccata terra, l'uragano Trump non sembra perdere potenza, anzi. Il nostro "viaggio internazionale" della domenica oggi si svolge a cavallo tra gli Satates e Trento. Abbiamo chiesto a Vincenzo Della Sala, canadese, docente di International Politics a Sociologia all'Università di Trento, una possibile lettura della nomina di Stephen Bannon, estremista di destra accusato di razzismo, antisemitismo e misoginia, a capo della strategia della neonata amministrazione Trump.

 

Dopo l'elezione del discusso presidente, infatti, il secondo evento che più ha scosso l'opinione pubblica americana, ma non solo, è stata la nomina di Stephen Bannon a suo chief strategist e senior counselor. Ciò significa che nella definizione della strategia dell'amministrazione Trump sarà lui il primo tra i consiglieri e sicuramente una voce delle voci più ascoltate. Ma chi è Stephen Bannon? Perché la sua nomina ha provocato una seconda destabilizzazione, quasi al pari di quella provocata dall'elezione di Trump? Tanto per iniziare Bannon è stato negli ultimi tre mesi a capo della campagna elettorale di Trump, coordinatore e ispiratore delle derive xenofobe e a tratti estremiste che essa ha cavalcato spregiudicatamente. Il suo apporto è stato comunque fondamentale per l'elezione e sicuramente si è guadagnato, dopo la vittoria, la fiducia del nuovo Presidente vista la sua immediata promozione.

 

Il sito di informazione di estrema destra Breibart News (www.breitbart.com), gestito da Bannon, è diventato nella parte finale della campagna elettorale il principale organo di informazione per i potenziali elettori di Trump. Prima di approdare all'attuale ruolo, Stephen Bannon, nato 62 anni fa in Virginia, è passato dalla Marina Militare attraverso Goldman Sachs per riapprodare negli ultimi anni alla politica, dopo decenni di disimpegno concluso un giovanile appoggio ai democratici e ai sindacati. Il suo ritorno in politica coincide con la sua attività all'interno dei principali movimenti legati al “white nationalism”, il nazionalismo bianco, al quale si rifanno molti elettori bianchi, soprattutto maschi, ossessionati dal declino della nazione Americana. Uno di questi movimenti è il celeberrimo Tea Party. Nel passato recente di Bannon c'è stato infatti anche l'appoggio alla campagna elettorale di Sarah Palin.

 

“Questi sono tutti movimenti e correnti di pensiero poco sistematiche che all'interno del Republican Party vanno a formare un insieme eterogeneo e poco controllabile, spesso distanti dall'establishment del Partito - racconta il professore Vincenzo Della Sala - ma che Trump ora deve integrare, essendo stati questi movimenti tra i fautori principali della sua vittoria, Bannon in primis”.

 

Vincenzo Della Sala

Vincenzo Della Sala

 

Professore, come si deve intendere questa nuova nomina, avrà ripercussioni sulle future decisioni politiche di Trump?

 

Per il ruolo che occupa probabilmente sì, ma per fare previsioni è ancora presto e l'amministrazione Trump dovrà confrontarsi con il Congresso,a maggioranza repubblicana certo, ma con una propria linea politica. La necessità di confrontarsi con il Partito Repubblicano, da parte di Trump, è riassunta nella nomina, avvenuta pochi giorni fa, di Reince Priebus a capo gabinetto. Reince Priebus è uno dei pochi insider del partito che ha seguito Trump e avrà probabilmente il difficile compito da fare da mediatore tra il presidente e le alte gerarchie del Republican Party.

 

Cosa significherà per Trump doversi confrontare con il partito?

 

Prima di tutto significherà probabilmente dover abbandonare alcune politiche economiche slogan della sua campagna elettorale. Certe promesse fatte in campagna elettorale che gli hanno permesso di garantirsi la maggioranza in alcuni fondamentali stati di tradizione democratica, colpiti negli ultimi anni da una forte depressione economica.

 

A cosa si riferisce nello specifico?

 

A tutte quelle promesse legate agli investimenti in infrastrutture, come strade e ospedali, con la necessità primaria di risollevare l'economia investendo nella ricostruzione di una nazione che possa ritornare a essere eccellente anche nei “servizi”. Ma queste politiche economiche di stampo quasi New Deal non saranno sicuramente priorità di un Congresso che detterà un'altra agenda in termini di economia. Il risultato sarà dunque, essendo queste politiche difficilmente perseguibili, quello di deludere l'elettorato popolare che ha creduto in questo programma. Proprio qui, in questo contesto, credo vada letta la nomina di Bannon.

 

Dunque un Bannon come contrappeso dovuto agli elettori popolari vista la necessità di rifarsi al congresso per approvare le future politiche economiche, necessità che ridimensionerà le promesse fatte da Trump in campagna elettorale?

 

Sì. Per Trump governare sarà molto diverso dal condurre una campagna elettorale e viste le dinamiche interne alla politica di governo, non potendo probabilmente mantenere certe promesse dovrà comunque cercare di garantirsi quell'appoggio popolare che gli ha permesso la vittoria alle elezioni. Ora uno dei dogmi di Bannon in politica è il disconoscimento del Grand Old Party, l'odiato Partito Repubblicano, e questo sicuramente causerà attriti all'interno dell'amministrazione, ma lascerà integro il cordone ombelicale che lega Trump alla sua base elettorale la quale si è nutrita anche di propaganda anti-immigrazione, xenofobia poco celata e un costante richiamo a quella che esplicitamente può essere definita come la linea pensiero del white nationalism.

 

Riassumendo: Trump non potendo garantire politiche economiche favorevoli alla base di elettorato popolare garantisce a questi elettori perlomeno propaganda e politiche di tendenza xenofobe?

 

Diciamo che sicuramente Trump avrà difficoltà a perseguire certe decisioni. Molti lo hanno scelto per due motivi fondamentali: la promessa di risollevare l'economia e quella di frenare l'immigrazione clandestina e proteggere gli Stati Uniti da questa incontrollata invasione. Posto che il primo punto è complicato da attuare, soprattutto se messo in relazione ai principi economici del Republican Party, per il secondo punto la nomina di Stephen Bannon sembra un buon inizio.

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