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Addio a Max 'Lenza' Dallago, capitano e bandiera della Garibaldina, scomparso a 40 anni

Non ha mai cambiato maglia, nonostante le tante offerte pervenutegli negli anni. Incredibile esempio d'attaccamento ai propri colori e alla comunità in cui era cresciuto, il Lenza è stato poi un ottimo giocatore di calcio a 5 con il sodalizio di Grumo, con cui ha militato dal 2013 al 2019. Tutto il mondo del calcio provinciale lo piange, gli ex compagni e allenatori ma anche gli avversari che ne hanno sempre apprezzato l'umanità e la correttezza

Di Daniele Loss - 09 giugno 2021 - 16:04

SAN MICHELE ALL'ADIGE. Per tutti è sempre stato il "Lenza", perché un giorno si presentò con indosso un giubbotto di quelli che portano i pescatori del Lenza Club. Compagni e avversari lo conoscevano così da sempre, dentro e fuori il terreno da gioco. Massimiliano Dallago, il Lenza della Garibaldina e del calcio provinciale, non c'è più. Un male orrendo e vigliacco l'ha portato via troppo presto da questo mondo a 40 anni, privando la moglie Elena e i figli Alessio e Susanna di un marito e papà amorevole, attento e premuroso.

 

Al campo di San Michele all'Adige il Lenza era, è e sarà sempre una vera e propria istituzione, perché la maglia giallorossa per lui è stata una seconda pelle. Anzi, l'unica che ha indossato sino a quando ha deciso di calcare i campi erbosi del calcio a 11. Nella prestigiosa società rotaliana è entrato nel 1989, all'età di 8 anni e lì è rimasto, compiendo tutta la trafila delle giovanili sino alla prima squadra. Con la formazione maggiore ha esordito giovanissimo e, in poco tempo, si è fatto spazio anche tra i "grandi", diventando un punto di riferimento per compagni e società. La maglia sulle spalle era la numero otto, guai a chi provava a toccaglierla e in poco tempo, come era naturale che fosse, al braccio è arrivata la fascia di capitano.

 

Un capitano coraggioso, un capitano che dava il buon esempio non solamente a parole, un capitano carismatico. Insomma, un capitano vero, come ce ne sono pochi. Le offerte e le possibilità per cambiare aria, quando la Garibaldina era retrocessa dalla Promozione alla Prima Categoria, non gli erano mancate, ma lui aveva declinato, perché era un Garibaldino puro. "E quando nasci Garibaldino lo sei per sempre" come ama ripetere Sandro Carpi, l'anima della società rotaliana, che Max lo ha visto nascere calciatore, affermarsi e con cui ha condivido mille battaglie sportive e mille momenti al di fuori del terreno gioco. Che giocatore era? Semplice: un grande agonista, un combattente, dotato però anche di buona tecnica e con una gran bella "botta" da fuori area. Un centrocampista che tutti gli allenatori vorrebbero sempre avere a disposizione.

 

Al termine della stagione 2012 - 2013, complice qualche acciacco muscolare, aveva deciso di chiudere con il calcio. Ma non con lo sport, perché quello ha sempre fatto parte del suo percorso e, ad appena 31 anni, uno come il Lenza non poteva smettere. Ecco, allora, che la corte serrata degli amici che militavano nell'Imperial Grumo si era conclusa con un nuovo matrimonio sportivo e, anche sui campi da futsal e con il pallone a rimbalzo controllato, Max ha saputo farsi valere. Eccome.

 

A tal punto che, chi sta scrivendo questo articolo, qualche anno fa provò a portarlo a giocare nella propria squadra di calcio a 5. Gli obiettivi di classifica erano diversi, più ambiziosi e la speranza era di convincerlo ad accettare una nuova sfida. Niente da fare, non mi diede alcuna speranza sin dalla prima chiacchierata: non avrebbe mai lasciato l'Imperial Grumo, perché la squadra doveva salvarsi e lui voleva dare il suo contributo. Lo disse chiaramente sin dalla prima chiacchierata e ne apprezzai l'onestà e l'attaccamento al gruppo del quale faceva parte. E, altresì, ogni volta che mi sono ritrovato ad affrontare l'Imperial mi sono sempre augurato che il Lenza quel giorno fosse indisponibile, perché in campo era un avversario che era meglio non incontrare.

 

Due anni fa, alla penultima giornata, l'Imperial Grumo sconfisse il Trento, la squadra che allenavo. Noi eravamo in corsa per vincere il campionato, visto che ci trovavamo a meno uno dalla capolista Olympia Rovereto, mentre la squadra rotaliana correva per la salvezza. Finì 5 a 3 per l'Imperial Grumo e il Lenza disputò una partita incredibile, segnando un gol (e in quella stagione furono 20, mica male per un centrale difensivo) e trascinando letteralmente i suoi al successo.

 

E a fine gara, mente tutto l'Imperial festeggiava un successo meritatissimo e importante, lui venne a stringerci le mani. E mi disse: "Dai mister, servivano più a noi i tre punti che a voi". Riuscì perfettamente a stemperare la tensione, strappando anche a me un sorriso.

 

Ecco, il Lenza era questo: duro, determinato, agonista al massimo dentro il campo, solare e gentile al di fuori del terreno di gioco. Mancherà a tutti coloro i quali hanno avuto il privilegio di giocare con lui o, semplicemente, anche di affrontarlo come avvesario. Buon viaggio Garibaldino.

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