PODCAST. Dalla Berretti del Martina Franca alla squadra dell'Università di Trento: ''Un ambiente che comprende le esigenze di studiare e di giocare''
Difensore centrale, all’occorrenza terzino, la duttilità è una delle sue caratteristiche principali. Non è però quella che lo rende prezioso all’interno dello spogliatoio, quanto le sue doti da trascinatore dentro e fuori dal campo. Dagli esordi in Puglia al trasferimento a Trento con la parentesi Covid, Gennaro Curri racconta il Cus UniTrento calcio
TRENTO. Il Cus UniTrento ha terminato il girone di andata di campionato e, dopo l’ultimo successo sul 3P Val Rendena, tornerà in campo a marzo, per ricominciare la rincorsa alle parti alte della classifica.
Uno dei protagonisti, sin dalla nascita di questo progetto, è Gennaro Curri. Una chiacchierata che rivela probabilmente in misura irripetibile il valore dell’iniziativa dell’Università di Trento. Difensore centrale, all’occorrenza terzino, la duttilità è una delle caratteristiche principali di Gennaro. Non è però quella che lo rende prezioso all’interno dello spogliatoio, bensì le sue doti da trascinatore dentro e fuori dal campo.
La sua storia è quella di un normale studente di Economia, venuto a Trento dalla Puglia per la laurea magistrale. Nasce a Noci (Bari) il 21 marzo 1997, ma vive a Locorotondo e fin da piccolo inizia a giocare per le strade del suo paese. Già invaghitosi del pallone nei suoi primi anni, il colpo di grazia arriva nel 2006. Quella notte del 9 luglio capisce che non è solo invaghito, ma innamorato del calcio. Cannavaro, Materazzi, Nesta diventano i suoi idoli e inizia a giocare nella squadra del suo paese. Dice di aver desiderato sin da subito di fare il difensore, affascinato dal ruolo dell’ultimo baluardo degli undici in campo prima del portiere.
Il grande passo arriva quando inizia a giocare nella Berretti del Martina Franca, paese limitrofo a quello di nascita e con la prima squadra in Serie C. Con l’inizio degli studi di Economia all’Università di Bari, incastrare le cose per Gennaro risulta difficile. È costretto a rinunciare alla sua passione sportiva e investire sulla sua formazione, ritenuta prioritaria in quel momento della sua vita. Terminato il percorso triennale, la scelta di Trento per la laurea magistrale e la voglia di rimettersi in gioco.
Come anche Marco Lipreri nell’intervista precedente (Qui articolo), alla domanda del perché il Cus, Gennaro non ha dubbi: doveva restituire qualcosa al calcio. Cercava una novità che lo stimolasse a rimettersi in gioco e l’ha trovata proprio nella squadra dell’Università. Appena viene a conoscenza di questa possibilità, coglie la palla al balzo e supera i provini. Da quel momento in poi Gennaro diventerà un senatore del Cus, un punto di riferimento per tutti.
Gli chiediamo qual è stato il momento che ha preferito e risponde menzionando la seconda ondata di Covid. Gli allenamenti erano consentiti solo con distanziamento, senza contatto fisico: solo tiri, esercizi fisici, passaggi. Lui parla di questi momenti come quelli chiave per la formazione di un gruppo che è rimasto unito anche per gli anni successivi. Ha trovato nei suoi compagni gli amici di oggi e i fratelli di domani. Il significato del Cus è anche questo: mettere insieme chi ha in comune età, esigenze, obiettivi, abitudini. Per formare, oltre che sportivi e studenti, anche persone.












