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Trento
26 settembre | 19:07

"All'Italia dell'atletica metto "buono" in pagella. Nadia Battocletti eccezionale: può vincere a Pechino e a Los Angeles". I Mondiali "visti" da Franco Bragagna

Questa volta li ha vissuti da spettatore, ma non distaccato e, nella sua rubrica social quotidiana, ha analizzato quanto accadeva a Tokyo. "Sette medaglie sono un bottino cospicuo, ma meglio era andata alle Olimpiadi di Tokyo 2021 con cinque ori e a Göteborg nel 1995. Furlani è un 20enne con la maturità di un "senatore", Nadia può vincere i prossimi Mondiali e le Olimpiadi: ha grandi margini di miglioramento. Tamberi e Jacobs non erano in condizione. Crippa? C'è bisogno di tempo ma i risultati non sono certamente quelli che lui si aspettava"

BOLZANO. Per tantissimi, quasi tutti gli appassionati (e non solo, perché quando si tratta di Mondiali e Olimpiadi il seguito è, ovviamente, maggiore rispetto al "solito"), è stato decisamente "strano" sentire una voce diversa rispetto a quella che, negli ultimi trent'anni, ha raccontato le imprese, i record, le gioie e le delusioni dell'atletica.

 

Franco Bragagna, la voce storica della Rai per la "regina degli sport", ma anche per lo sci di fondo, i Mondiali di Tokyo li ha vissuti da spettatore, in attesa di conoscere il proprio "destino" professionale, con la speranza (non solamente la sua, ma anche quella dei telespettatori) di chiudere la sua meravigliosa carriera giornalistica alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

 

Bragagna non è rimasto però non con le "mani in mano", non si è limitato guardare e basta quanto accadeva all'interno dello stadio Olimpico e sulle strade della capitale giapponese: il giornalista bolzanino si è infatti "inventato" una rubrica quotidiana, "Francamente", che ha riscosso grande successo sui social, all'interno della quale - al mattino e al pomeriggio - commentava la rassegna iridata giapponese.

 

A rassegna iridata conclusa, una delle voci più apprezzate del giornalismo sportivo (non solamente sportivo) analizza i Mondiali "a tutto tondo".

 

Bragagna, torniamo da Tokyo con sette medaglie. Tra Mondiali e Olimpiadi l'Italia non aveva mai fatto così bene.

"Non sono del tutto d'accordo. Certo, il bottino finale è stato cospicuo, ma io darei un "buono" complessivo e non mi spingerei oltre. Sette medaglie sono tante, alcune sono state insperate, ma il Mondiale di Tokyo lo metto al terzo posto, in un ipotetico podio, dopo le Olimpiadi del 2021, quando vincemmo ben cinque ori con Jacobs, Tamberi, Stano, Palmisano e la 4x100 maschile e fummo secondi nel medagliere alle spalle solamente degli Stati Uniti (e c'era anche "un po" di Russia) e del Mondiale 1995 disputato a Göteborg, in Svezia, quando conquistammo sei medaglie, due ori, due argenti e due bronzi. Ma, attenzione, le discipline erano meno e partecipavano anche la Russia, che vinse 12 medaglie anche se solamente una d'oro e la Bielorussia che fu seconda nel computo generale alle spalle degli "inarrivabili" americani, che avevano nel fuoriclasse Michael Johnson la propria punta di diamante. Dunque sei medaglie, ma con un "peso" specifico decisamente superiore".

 

Non possiamo non partire da Nadia Battocletti. Ormai definirla "StraordiNadia" è forse riduttivo.

"Eccezionale. Nadia è la figlia che tutti i genitori vorrebbero avere: brava, intelligente, educata, impegnata nello studio a livelli altissimi, con valori estremamente solidi e, ovviamente, un'atleta eccezionale che ha ancora grandi margini di miglioramento, il che significa che ha le potenzialità per vincere i prossimi Mondiali e le Olimpiadi di Los Angeles. Papà Giuliano è il suo allenatore e, con lei, sta facendo un lavoro incredibile, ma sono certo che tanto gli sia stato "trasferito" anche dalla mamma. Quello che ha fatto, sia nei 10mila che nei 5mila, è pazzesco. Se prime le avversarie, su tutte Beatrice Chebet, la "consideravano" e basta, dopo Parigi - dove ha potuto contare, in parte, sull'effetto sorpresa - la rispettano e la temono".

 

Una medaglia alle Olimpiadi, due ai Mondiali: la fuoriclasse nonesa ha "sparigliato" le carte nel mezzofondo. Che, adesso, non è più solamente un "affare" africano.

"E, lo ribadisco, ha tutte le carte in regola per fare ancora meglio. Lei non ha mai fatto "grandi volumi", a differenza delle sue avversarie. Che, attenzione, non sono così distanti. Insomma, se la gara dei 5mila metri fosse durata altri 50 - 100 metri, Nadia sarebbe andata a prendersi l'argento e la Chebet, per batterla, oggi deve essere in condizione e non può permettersi di correre all'80%. Non più. Può vincere? Sì, può farcela. Non farà mai il record del mondo, l'Europeo ormai, per lei, è come "giocare a briscola", ma ai Mondiali di Pechino 2027 e a Los Angeles sarà lì con le altre fuoriclasse".

 

L'oro conquistato da Mattia Furlani nel salto in alto è stato altrettanto entusiasmante.

"Straordinario. Stiamo parlando di un ragazzo di 20 anni che ha un'incredibile maturità, dentro e fuori la pedana. E una gestione tattica eccezionale. Guardate cosa è accaduto dopo il salto da 8,39, che gli è valso la medaglia d'oro e che rappresenta il suo primato personale. Si è confrontato con la mamma, la sua allenatrice, in un momento di massima esaltazione: hanno parlato di stacco, rincorsa, aspetti tecnici. Insomma, entrambi erano assolutamente sul "pezzo", anche nel momento più bello della sua carriera. Un fuoriclasse giovanissimo con la testa di un veterano".

 

Le delusioni maggiori, invece, sono arrivate da Jacobs, Tamberi e dalla 4x100.

"Jacobs non era in condizione, anche se la sua frazione in staffetta è stata positiva. Staffetta che non era all'altezza per vari motivi, infortuni, stati di forma e scelte tattiche: Tortu è "sparito", Desalu non stava bene. Ad oggi la 4x100, nelle migliori condizioni, vale un posto tra le prime cinque, se qualcuno davanti incappa in una giornata "no" può anche competere per il podio, ma non è a livello di quella di Tokyo 2021. Tamberi, invece, nel 2024 è stato il dominatore, Olimpiadi a parte, della stagione, vincendo anche la finale di Diamond League. Quest'anno ha avuto qualche problema, ma sono convinto tornerà su altissimi livelli e sarà competitivo a Los Angeles".

 

E della discussione tra Larissa Iapichino, fuori addirittura dalla finale del lungo, e il papà - allenatore Gianni cosa dice?

"L'ho già commentata nella mia rubrica. A Larissa, che per me avrebbe potuto vincere anche la medaglia d'oro, sono mancati quattro centimetri per la finale e tre posizioni. A Gianni dico di chiederle scusa, cosa che magari avrà già fatto. Sì, capisco, sono papà anche io, ma non si fa. Lei era mortificata e la discussione avrebbe potuto anche starci, ma non davanti alle telecamere".

 

Anche per Yeman Crippa è stato un Mondiale da dimenticare.

"Su di lui bisogna fare un ragionamento diverso. La scelta di passare alla maratona è stata concettualmente e ideologicamente corretta e, sicuramente, lui è il primo a non essere soddisfatto: si sarebbe atteso, in generale, di più dopo aver deciso di lasciare la pista e "trasferirsi" su strada per cercare di alzare il livello dopo aver dimostrato di essere tra i top in ambito europeo. Tra l'altro Iliass Aouani, che ha conquistato il bronzo, restando "agganciato" ai primi praticamente sino alla fine, sulla carta ha un "motore" inferiore a quello di Yeman e ha attraversato anche lui, qualche momento di "basso". Forse Crippa deve ancora adattarsi alla strada, che richiede abilità completamente diverse rispetto alla pista. Se fosse rimasto sui 5mila e 10mila? Mah, il vincitore dei 10mila, il francese Gressier è un atleta che Yeman ha quasi sempre battuto, la finale è stata piuttosto "lenta", considerata anche l'assenza del numero uno e del numero due del ranking, che stanno preparando una maratona. Rimpianto? Non credo, ha fatto una scelta di prospettiva e assolutamente ponderata assieme al suo staff, anche se in questo momento i risultati sono sotto le aspettative".

 

Capitolo marcia. Antonella Palmisano ha conquistato l'argento, Massimo Stano ha dovuto alzare bandiera bianca.

"Antonella, che la marcia più "bella" che sia mai esistita, non è quella di quattro anni fa ma, intendiamoci, ha conquistato la medaglia d'argento che rappresenta un risultato eccezionale. Alle spalle della Perez la cui marcia, mi sento di dirlo, lascia più di qualche dubbio a diversi giudici. Stano, che è il numero 1 del mondo in due discipline, è stato fermato da un infortunio nel quale è incappato appena tre settimane prima della rassegna. Un gran peccato".

 

Nel 2016, dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro, dove l'Italia non conquistò nemmeno una medaglia, lei disse: nei prossimi anni arriverà la Nazionale più forte di sempre.

"E' vero, rivendico quell'affermazione, perché ero consapevole dello stato di salute del movimento e, soprattutto, del gran lavoro che le società stavano svolgendo a livello giovanile. Al netto di quelli che sono i "fisiologici" abbandoni, dissi che si stava affacciando all'orizzonte la Nazionale più forte della storia, di molto superiore a quella dell'epoca di Pietro Mennea e Sara Simeoni. Cinque anni dopo, perché nel mezzo arrivò la pandemia, abbiamo visto i risultati. E' indubbio che il settore tecnico, guidato da Antonio La Torre, abbia fatto e stia facendo un lavoro straordinario".

 

Non si sbilancerà mai a riguardo, lo sappiamo, ma proviamo lo stesso a chiederglielo: come ha vissuto da "spettatore" i Mondiali. Le sono piaciuti i colleghi impegnati nel commento?

"Ho guardato tutto, ovviamente, con grande attenzione e mi sono divertito a raccontare, sui miei canali social, i "miei" Mondiali. Nessun giudizio su chi era impegnato. Io dico solamente che l'atletica è "mostruosa" e, in un secondo passi dai cento metri al lancio del peso, dal lancio del martello al mezzofondo. Per commentarla non puoi avere "tutti sei in pagella". Certamente è uno degli sport più difficili da raccontare".

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