"E' una Generazione di fenomene, senza dubbio. Talento, mentalità, umiltà: queste ragazze sono un esempio per tutti. Anche per i calciatori. Velasco? Un visionario"
Giulia Pisani, la "voce" tecnica della pallavolo femminile per la Rai, racconta il trionfo delle azzurre al Mondiale di Bangkok. Chi ha Egonu e Antropova come opposte? Nessuno. Chi ha due centrali come le nostre? Nessuno. Chi ha una palleggiatrice come Orro? Nessuno. E potrei continuare. E poi c'è il libero, che è di un "altro mondo" perché di Moki ce n'è una e una soltanto. E le giovani? Si sono inserite alla perfezione e il gruppo le ha aiutate in maniera splendida"

TRENTO. Domanda "secca": siamo di fronte ad una "Generazione di fenomene"?
Risposta: "Sì, senza dubbio. In tutti i ruoli abbiamo giocatrici che sono tra le migliori al mondo, sia per talento, smisurati, che per mentalità. Siamo forti, fortissime: quale nazionale ha due opposte del livello di Paola Egonu e Kate Antropova, due fuoriclasse assolute? Nessuna. E le "nuove", penso a Stella Nervini che ha giocato titolare al Mondiale, si sono inserite alla perfezione nel gruppo e il gruppo le ha aiutate ad inserirsi come meglio non avrebbe potuto. Sì, questa è una Generazione di fenomene, senza dubbio".
L'espressione venne coniata nel 1994 dal giornalista Rai Iacopo Volpi che, riprendendo il titolo di una celebre canzone degli Stadio, la utilizzò per definire gli azzurri del volley guidati prima da Julio Velasco e poi dal brasiliano Bebeto che, per un decennio, tra la fine degli anni '80 e il 1998, vinsero tutto quello che c'era da vincere, con la sola eccezione del titolo olimpico, sfumato per un soffio ad Atlanta, nel 1996.
Il tecnico argentino, il "guru" della pallavolo mondiale, uno degli allenatori più vincenti e iconici della storia di questo sport, è certamente l'anello di congiunzione "astrale" tra i fuoriclasse dello scorso millennio, Tofoli, Zorzi, Bernardi, Cantagalli, Lucchetta, Gardini, Bracci, De Giorgio, Vullo, ma sono troppi per citarli tutti, e le campionesse olimpiche mondiali dell'Italvolley femminile di oggi, Orro, Sylla, Egonu, De Gennaro, Danesi, Fahr, Giovannini, Antropova.
Una sorta di "Re Mida" del volley: tutto quello che tocca diventa oro. A lui il merito di aver rigenerato la Nazionale femminile che, dopo il deludentissimo quarto posto ottenuto agli Europei 2023, era in una "buca": Monica De Gennaro, il miglior libero del mondo, era stata addirittura esclusa dalle convocazioni, Paola Egonu era stata messa ai margini dall'ex ct Davide Mazzanti e il clima era diventato "tesissimo", per non dire altro.
Con Velasco è cambiato tutto: le campionesse sono tornate ad essere campionesse, qualcuna da ottima giocatrice è diventata fuoriclasse. E, in un anno e mezzo, sono arrivate due VNL, la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi 2024 e, domenica, il titolo Mondiale, a distanza di 23 anni dalla prima e ultima "volta".
In due giorni l'Italia ha battuto il Brasile, mai sconfitto dalle azzurre nella rassegna iridata e poi la Turchia, campionessa d'Europa in carica: due "maratone" sportive conclusesi entrambe al tie break dopo cinque set vissuti con il fiato in gola.
Sia per i tantissimi tifosi che sono rimasti letteralmente incollati al televisore, che per chi - da bordo campo - ha raccontato le gesta delle azzurre, soffrendo con loro, esultando quando il pallone finiva a terra nella metà campo avversaria e poi lasciandosi andare ad una, più che comprensibile, umana e irrefrenabile gioia, quando Myriam Silla ha "stampato" la centrale turca, chiudendo la contesa.
Da cinque anni l'ex pallavolista Giulia Pisani è la voce "tecnica" del volley femminile sulla Rai: con Marco Fantasia forma una delle coppie più competenti, affiatate ed emozionanti del panorama sportivo nazionale. Una coppia di telecronisti assolutamente eccezionale
"E' oro, è oro, è oro" ha gridato più volte a Mondiale vinto, con la voce rotta dall'emozione di chi, come lei stesso ammette, mai avrebbe pensato di raccontare, nel giro di poco più di dodici mesi, prima un trionfo Olimpico e poi un successo nella rassegna iridata
"Mai mi sarei immaginata - racconta Giulia Pisani a Il Dolomiti - di fare questo lavoro e, soprattutto, di essere lì a raccontare a milioni di persone queste incredibili vittorie. La pallavolo è lo sport che amo da sempre, la maglia azzurra l'obiettivo più grande, le Olimpiadi il sogno di ogni bambina. Io ho avuto il privilegio prima d'indossare la divisa della Nazionale e poi di vivere, in prima persona, due trionfi di tale portata. Quando si sta così a stretto contatto con le ragazze, con lo staff e si ha il privilegio di seguire l'Italia così da vicino, beh le vittorie si sentono anche "proprie". L'Olimpiade per me resta il successo più grande di tutti, ma confermarsi in vetta al mondo, subito dopo, ha un valore incredibile. Velasco, in tal senso, è stato un visionario".
Ci spieghi.
"Beh, lui lo aveva detto che sarebbe stato molto più difficile rispetto ad un anno fa. Ed è andata proprio così. Se Parigi la Nazionale ha perso solo un set e in finale ha dominato gli Stati Uniti, in Thailandia è stato tutto molto più complicato. E lui, prima d'iniziare, lo ha affermato - in un'intervista - che "ha allenato le ragazze come se avessero perso", proprio per prepararle ad un impatto ancora più duro. E tutto il gruppo ha risposto meravigliosamente. Questa è una squadra con talento, mentalità e umiltà. Tantissima".
Una per tutte, tutte per una.
"Ma certo. A fine partita, anche dopo la semifinale contro il Brasile, erano lì a firmare autografi, sorridenti, disponibili. E' un gran segnale per tutti, anche per il mondo del calcio, visto che resta lo sport più seguito. Questo trionfo ci ribadisce che "c'è anche altro oltre al pallone. Nessuna polemica, ci mancherebbe, ma speriamo che questa sia la "scintilla" definitiva che faccia sì che il volley femminile abbia più spazio e considerazione. Quella che merita: gli ascolti sono stati eccezionali, al ritorno - ad aspettare le ragazze - c'erano tantissimi tifosi. Tutto meraviglioso".
I meriti di Velasco?
"Ha tolto pressione pur "restando" nella pressione. Ha convinto le giocatrici, le ha portate a decidere, ad assumersi responsabilità. Avrei tanto voluto avere un allenatore come lui durante la mia carriera. Le ha migliorate e messe in condizioni d'esprimersi. Lui e il suo straordinario staff, perché il lavoro di Barbolini e Cichello e di tutti gli altri collaboratori è stato fondamentale".
Torniamo alla domanda iniziale: è una Generazione di Fenomene?
"Ma senza ombra di dubbio, sì. Chi ha Egonu e Antropova come opposte? Nessuno. Chi ha due centrali come le nostre? Nessuno. Chi ha una palleggiatrice come Orro? Nessuno. E potrei continuare. E poi c'è il libero, che è di un "altro mondo" perché di Moki ce n'è una e una soltanto. E le più giovani? Giovannini era già stata protagonista a Parigi, Nervini è stata bravissima, così come tutte le altre. Perché, nella pallavolo, anche chi sta più in panchina ha meriti incredibili, visto che permette alle titolari di allenarsi a livelli altissimi. C'è in atto un ricambio generazionale? Sì, ma sta avvenendo nel migliore dei modi".
Ecco, appunto: La Nazionale, in futuro, dovrà fare a meno di Monica De Gennaro, il miglior libero del mondo, forse della storia della pallavolo femminile, che ha deciso di chiudere con la maglia azzurra.
"Le Olimpiadi di Los Angeles sono ancora "lontane" e credo la sua decisione sia definitiva. Io spero solamente che, chi verrà in futuro, riesca ad "assorbire" da lei la sua mentalità, la sua leadership, il suo carisma. A livello tecnico quello che ha fatto e fa tutt'ora è sotto gli occhi di tutti, ma "Moki" è semplicemente una leader in tutto quello che fa. Lei è "sempre lì", comunque vada, è un collante incredibile all'interno del gruppo. In due parole: è straordinaria. Fersino ha fatto bene quando è stata chiamata in causa, ha giocato con lei, sia nel club che in Nazionale, dunque non possiamo che essere fiduciosi per il futuro".
Dica la verità: domenica si è commossa anche lei.
"Certo che sì e non ho difficoltà ad ammetterlo. E' stato bellissimo vedere queste ragazze che hanno ottenuto quello che meritavano e hanno regalato a tutta Italia, compresi noi telecronisti, un'altra gioia immensa. Io quando comincio una telecronaca spero sempre di riuscire a trasmettere non solamente le nozioni tecniche ai telespettatori, ma anche le emozioni che provo, le sensazioni che vivo. Domenica ero "incollata" al campo, agli sguardi delle giocatrici, a tutto quello che succedeva in una e nell'altra metà campo. E' stato fantastico, un privilegio poter raccontare questo trionfo. Che resterà, per sempre, nella storia non solamente della pallavolo, ma di tutto lo sport italiano".












