Solamente Chebet davanti a Nadia Battocletti. "Hanno provato a colpirmi in ogni punto, ma non ci sono riuscite. Dagli Europei sto vivendo in un sogno"
Papà me l'aveva detto: ti metteranno a dura prova, farai fatica ma, ricordati che, se fatichi tu, stessa cosa vale per loro. Mi hanno colpito in ogni punto, perché sapevano che non potevano portarmi all'ultimo giro, ma non ce l'hanno fatta. Io fatico ancora a crederci: è dagli Europei di Roma che sto vivendo in un sogno"

TOKYO. Quando indossa il mantello, che non è il Tricolore, perché quello arriva - ovviamente - "dopo" l'impresa, e ormai avviene sempre più spesso, per non dire sempre, da Nadia si trasforma in StraordiNadia.
Questo accade, solitamente, nell'ultimo giro, quando le altre, a parte Beatrice Chebet, che a 25 anni è già "leggenda" del mezzofondo, sono al "gancio", lei cambia marcia e allunga la sua meravigliosa e armoniosa falcata, che risulta assolutamente insostenibile anche per keniane ed etiopi.
Hanno provato a stancarla e "stroncarla", hanno provato a distanziarla, perché temevano tantissimo il suo grande finale. Non ci sono riuscite e hanno pagato dazio perché, quando Chebet ha "aperto" il gas e piazzato la "spallata" decisiva, Nadia Battocletti si è accodata alla primatista del mondo e campionessa olimpica (sia sui 5mila che sui 10mila) e per l'etiope Tsegay, campionessa del mondo in carica e l'altra keniana Ngetich, che aveva rotto gli indugi dopo metà gara, non c'è stato nulla da fare.
La vincitrice della prova iridata a Budapest 2023 è riuscita a difendere il bronzo, ma ha finito staccatissima dalla fuoriclasse di Cavareno, protagonista di una gara sensazionale per resistenza fisica, concentrazione e rigore tattico. Ad un certo punto l'hanno praticamente "invitata" ad andare in testa, lasciandole un' "autostrada" all'interno, ma la mezzofondista delle Fiamme Azzurre ha detto "no", ha rallentato (si fa per dire) e non si è "concessa" ai giochini tattici delle avversarie.
Ha vinto la Chebet, che in questo momento è di un altro pianeta e, subito dietro, c'è ancora lei, una sensazionale atleta che non arriva dall'Africa ma dalla Valle di Non e, quando deve allenarsi in altura, si reca sull'Altopiano di Asiago.
Straordinaria in pista e anche fuori. All'intervista post gara si è presentata con gli occhi lucidi, la voce rotta dall'emozione, le lacrime che le rigano il volto.
"Come a Budapest, due anni fa - queste le sue parole pronuncia in diretta su RaiDue-, ma questa volta sono di gioia. Devo pizzicarmi ancora, perché gli atleti che vanno alle Olimpiadi e conquistano le medaglie li vedo ancora "lì" (lassù, rafforzando il concetto con un gesto della mano) e raggiungono le medaglie) e non ci credo di essere lì con loro. E' un sogno, fatico ancora a crederci (lo ripeterà almeno quattro volte in pochi minuti): quest'anno è stato più complesso e io poi mi "riempio" tantissimo le giornate. Non è stato facile, così come non lo è stato oggi. Papà me l'aveva detto: ti metteranno a dura prova, farai fatica ma, ricordati che, se fatichi tu, stessa cosa vale per loro. Mi hanno colpito in ogni punto, perché sapevano che non potevano portarmi all'ultimo giro, ma non ce l'hanno fatta".
Poi nomina tutti, mamma, papà, il fidanzato Lorenzo, ovviamente e ogni componente del suo staff, senza dimenticarne nemmeno uno, dimostrando cosa significa essere "StraordiNadia" anche fuori dalla pista, non dimenticando nemmeno per un secondo le proprie origini.
"Grazie a tutti voi - ha concluso -. A Cavareno so che hanno allestito un super mega schermo in piazza ed, essendo le due e mezza, ci sono anche le scuole. Ecco, questa è la cosa più importante. Io fatico ancora a crederci: è dagli Europei di Roma che sto vivendo in un sogno".












