"Con la morte di Sandro Mazzola se n'è andata una parte importante di me", il ricordo Franco Bragagna tra radioline e transistor: "Lui, Gianni Rivera e Giacinto Facchetti: campioni anche fuori"
Franco Bragagna ricorda Sandro Mazzola a modo suo: partendo da un bambino di 5 anni che a Trento, tra sottoportici e radioline a transistor, decide di tifare controcorrente (soprattutto per fare un dispetto al papà juventino)

BOLZANO. "A volte lo si dice, magari a sproposito. Nel corso della notte se n'è andata una parte importante di me. Già oggi, perché è morto dopo mezzanotte Sandro Mazzola". Così Franco Bragagna. "Perché una parte importante di me? Perché un episodio che lo riguarda tanto ha indirizzato la mia passione per lo sport, la mia vita sportiva, anche per breve tempo la mia passione per l'Inter".
Puntata di "Sarò Franco", il podcast su il Dolomiti di Franco Bragagna, incentrata sulla scomparsa del grandissimo attaccante (Qui articolo).
"Siamo a Trento con gli zii, con alcuni zii. C'è la partita e non si sapeva il risultato, perché allora la Rai, anche nel notiziario, non ti dava il risultato. Dovevi averlo ascoltato alla radio, faccio così perché qualche anno dopo, indirizzato da papà Carlo che decise di regalarmi un transistor, c'era scritto su Torino Calcio, era a palla, bello. Ma lì ho iniziato a seguire il calcio, grazie a Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola, che mi inebriò in quel modo di giocare che capivo relativamente, avevo 5 anni. Tifai per l'Inter per un semplice motivo, non perché vinse quella partita, perché papà tifava per la Juve, io, spirito di contraddizione, ho sempre detto avrei tifato per la San Benedettese, se quella partita l'avesse compresa contro la Juventus. E beh, questo ha indirizzato tutta la mia vita".
La passione per lo sport, "che sarebbe stata poi per la prosa, la letteratura e così via. Se n'è andato Sandro Mazzola, l'ho conosciuto benino, perché era ai tempi di Bruno Pizzul, di Marco Civoli, commentatore per la Rai, ma quanto divertente. Raccontava tutto e di tutti con grande stile, un po' alla Olivio Berruti, anche Gianni Rivera, che io ho conosciuto e frequentato, è così. Quindi campioni anche fuori. Anche Giacinto Facchetti, che lì fece due gol, 3-1 per l'Inter. E mi manca questo modo anche di essere, di raccontare le cose, di essere bandiera di un unico club, che per questo enorme, grande rispetto. Gianni Rivera, soprattutto Sandro Mazzola per la specificità, e anche un po' Olivio Berruti, che era juventino".














