Incredibile, dopo due mesi un ricorso ribalta la folle finale di Coppa d'Africa: squalificato il Senegal, Marocco campione a tavolino
La Caf ha accolto il ricorso del Marocco, che ora può festeggiare il successo per 3-0 a tavolino della Coppa d'Africa 2025: nuova svolta in una delle finali più folli di sempre

TRENTO. Un fulmine a ciel sereno che ribalta quanto avvenuto sul campo, e che riapre il capitolo di una delle più folle finali di sempre: a due mesi dalla sconfitta col Senegal nella finale della Coppa d'Africa giocata a Rabat e persa 1-0 ai supplementari dopo un rigore sbagliato da Brahim Diaz, il Marocco può festeggiare la conquista del trofeo.
Un vittoria per 3-0 a tavolino, risultato deciso dalla Caf (Confederazione africana di calcio) che a sorpresa ha infatti accolto il ricorso presentato dalla Federcalcio marocchina: oggetto del ricorso, il momentaneo abbandono del campo da parte dei Leoni del Teranga in polemica dopo il penalty assegnato al Marocco nel finale dei tempi regolamentari.
Dopo essere stati convinti a tornare in campo per la conclusione del match, i giocatori senegalesi si erano imposti ai supplementari grazie alla rete di Pape Gueye al 94'. Ed è proprio in seguito a quel rientro negli spogliatoi che la Caf ha accolto il ricorso.
"Il Comitato d'Appello della Confédération Africaine de Football ha deciso oggi che, in applicazione dell'articolo 84 del Regolamento della Caf Africa Cup of Nations - si legge nel comunicato - la nazionale del Senegal è dichiarata sconfitta a tavolino nella partita finale della TotalEnergies Caf Africa Cup of Nations Marocco 2025, con il risultato di 3-0 a favore della Fédération Royale Marocaine de Football".
Ma il Senegal non ci sta e ha già dichiarato tramite il segretario generale della Federcalcio nazionale Abdoulaye Seydou Sow di voler fare ricorso: "Non ci tireremo indietro. La legge è dalla nostra parte", ha detto Sow definendo la questione "una vergogna". "Questa decisione è una farsa che non poggia su alcuna base giuridica. Abbiamo avuto l'impressione che la commissione non fosse lì per applicare la legge, ma per eseguire un ordine".












