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Alpinismo

Alpigrafismi

Di Sofia Farina - 18 aprile - 11:27

Le croci di vetta servivano ad esorcizzare cime e ghiacciai considerati opera del demonio, il barilotto di brandy dei cani San Bernardo è l’invenzione di un pittore inglese dell’800, la stella alpina simbolo di intere nazioni europee proviene in realtà dall’Asia centrale.

 

La montagna come la conosciamo oggi è stata letteralmente costruita dalla nostra cultura.

 

“Alpigrafismi” è un podcast scritto e narrato da Andrea Bettega che vi racconta tutto quello che è iconico e simbolico riguardo la montagna, analizzando scritti, raffigurazioni artistiche e cultura pop.

 

Andrea Bettega è un illustratore e designer vicentino, realizza contenuti visivi per brand, aziende ed editoria. Innamorato delle terre alte fin da piccolo, ne ricerca e studia l’iconografia tra un trekking e l’altro.

 

Nel 2022 apre il blog “Alpigrafia, che raccoglie tutto ciò che è comunicazione visiva e arte relativa alla montagna: dai poster di promozione turistica alle incisioni antiche, ai manifesti e opuscoli tecnici dei club alpini fino agli adesivi dei rifugi o degli hotel delle località montane.

 

"Alpigrafismi" è prodotto con il supporto de L'AltraMontagna, le musiche originali sono composte ed eseguite da Nicola Cipriani e Brad Myrick.

 

Ogni puntata di "Alpigrafismi" parlerà di un simbolo: “Dalla stella alpina alla piccozza, dai rifugi alle croci di vetta, passando per gli animali e altre figure allegoriche, cercando di scoprire perchè hanno acquisito un potere evocativo così forte, e provando al contempo a rivalorizzare opere storiche ancora oggi emozionanti”.

 

Buon ascolto!

puntate

Stella alpina

di Andrea Bettega
16 luglio

Stella Alpina, Edelweiss, Leontopodium alpinum.
Se ancora ci si chiede perché questa particolare specie botanica sia diventata un simbolo indiscusso della montagna, si deve partire dalla narrazione che è stata costruita attorno ad essa.

L’Edelweiss è inaccessibile perché cresce in alto, tenace perché resiste alle forze della natura, elegante perché di colore chiaro e abitante degli ambienti glaciali. Possederla è una prova paradigmatica di eroismo. Un santo Graal vegetale.

Nei paesi di area germanofona quasi completamente ricoperti di montagne, la stella alpina è diventata identitaria, tanto da comparire su monete, vessilli ufficiali, addirittura loghi di compagnie aeree.

Non tutti sanno però, che la sua origine è l'Asia centrale nelle sue zone più aride.

Nella storia europea inoltre, questo fiore è stato utilizzato come simbolo sia di corpi d'armata, che di movimenti di resistenza.

Un po’ fiore e un po’ leggenda, un po’ poetica e un po’ kitsch, la Stella Alpina è di fatto un emblema per intere nazioni e generazioni, ma soprattutto per chi tende ad elevarsi attraverso l’alpinismo e superare i propri limiti interiori e fisici.

Scarponi, piccozza e ramponi

di Andrea Bettega
16 luglio

La storia evolutiva degli attrezzi e dei mezzi tecnici che ci permettono di praticare attività outdoor in montagna è lunga e dettagliata, ma potrebbe essere interessante coglierne gli effetti e la presenza nella letteratura  e nelle arti.

In principio era l’Alpenstock!
Un lungo bastone ferrato in punta, buono a cacciare marmotte e mantenere l’equilibrio sui pendii.
Per anni e anni fra settecento e ottocento è stato utilizzato per le prime ascensioni dei ghiacciai europei, in coppia con martelli o mazze appuntite che servivano a scavare letteralmente dei gradini su cui camminare.

È da queste prove ed esperienze che nasce la piccozza, che oggi ha materiali più leggeri e forme più futuristiche, ma da sempre rientra negli stemmi e nelle illustrazioni come simbolo di potenza, fino ad arrivare ai giorni nostri in film e videogame, vedi "Tomb Raider".

Ulteriori estensioni simboliche dell’alpinista che si trovano in quasi tutte le raffigurazioni dall’inizio del ‘900 ad oggi, sono sicuramente i chiodi da roccia e i moschettoni.
Questi oggetti, all’inizio visti con grande riluttanza dai cosiddetti “pionieri” dell’alpinismo perchè li consideravano un qualcosa che poteva snaturare il profondo senso di una scalata, divennero però in seguito sempre più popolari, tanto da diventare affascinanti e addirittura familiari.

Anche lo scarpone e in particolare quello chiodato è citato in opere popolari come canzoni e poesie, a volte questi “ferri del mestiere” possono acquisire il significato simbolico dei ricordi e una sensazione di conforto, a volte invece, possono raccontare storie pericolose e spaventose.

Oceani di ghiaccio

di Andrea Bettega
16 luglio
Dal 1300 in Europa si vide un graduale avanzamento dei ghiacciai, i quali si erano ritirati nel periodo precedente o erano scomparsi, e si potè assistere alla formazione di nuovi.

In questa piccola era glaciale, le enormi lingue d’acqua solida discendenti dai valloni montani erano una presenza incombente, intimidatoria, tanto minacciosa da essere rappresentata nelle fattezze di un mostro.

Solo con il nascere di un certo romanticismo la percezione di questi ambienti diventò seducente, così tanto da spingere l’uomo a frequentarli sempre di più per domare la bestia e godere delle sue immense spire.

In arte e letteratura i paesaggi glaciali desolati e imponenti sono sempre più presenti, inizia così ad esistere un nuovo tipo di interesse che diventa mercificazione e turismo. Le persone sono disposte a viaggiare e pagare per vedere la natura in tutta la sua feroce bellezza, e oggi, che i ghiacciai li stiamo perdendo ci rendiamo conto più che mai della loro importanza.

I ghiacciai sono fatti della stessa sostanza di cui è composto l’essere umano, perdendoli perdiamo anche una parte di noi stessi.
mostra meno

Montagna, diavolo e acqua santa

di Andrea Bettega
16 luglio

I passi, le vette e i paesi di montagna sono costellati da croci, statue votive, toponomastiche e capitelli dedicati a santi e divini protettori. Altrettanti sono anche i nomi demoniaci con cui sono battezzate guglie, massicci e valichi, come il Pizzo del Diavolo sui Sibillini, il Sass de Stria nelle Dolomiti o il Mont Maudit nel complesso del Monte Bianco.

Ma come mai nelle terre alte, da tempo immemore c’è tutto questo bisogno di trascendenza e di sacro?

C’è sempre stato bisogno di esorcizzare l’elemento naturale e atmosferico, che si contrappone al vivere e prosperare tranquillo dell’essere umano.

In letteratura l’ambiente irto e frastagliato di montagna è utilizzato per enfatizzare narrazioni d’orrore, anche nel cinema e nell'arte i cosiddetti "orridi" alpini sono un elemento scenografico che serve a scatenare forti emozioni nello spettatore.

Oggi, la ferocia della natura è diventata l'alimento di cui deve cibarsi l'anima per elevarsi: la bellezza di oggi è la bruttezza di ieri, a cui si aggiunge, nel nostro XXI secolo, il senso di fragilità degli ecosistemi. 
La montagna non è mai così straordinaria come quando sconvolge le nostre categorie, e possiamo dare un nuovo significato alle cosiddette "Cattedrali della terra", trascendendo le credenze tradizionali con uno sguardo contemporaneo ma non per questo meno incantato.

Bestiario alpino

di Andrea Bettega
16 luglio

La mitizzazione degli animali è una cosa che avviene dagli albori dell’uomo, nelle religioni animiste, la venerazione dello spirito degli animali totemici è spesso direttamente funzionale alla buona riuscita delle azioni quotidiane per vivere.

Si sente dire spesso “Animale guida”, e la nostra mente corre subito a immaginare sciamani tropicali… ma anche l’ambiente alpino ha le sue bestie sacre entrate a gamba tesa nel nostro immaginario pop.

Animali selvatici come l'aquila, lo stambecco, il camoscio ad esempio, che si ritrovano negli stemmi dei club alpini, ma anche quelli da pascolo come la mucca, utilizzata come testimonial per pubblicizzare famose marche di cioccolato o di yogurt per bambini.

Può succedere addirittura che si inventi totalmente l'aspetto di una razza come nel caso del Cane di San Bernardo, il cui famoso barilotto di brandy è nato da una storia curiosa fra arte e grafica pubblicitaria.

Gli animali dell'ambiente alpino quindi diventano loro malgrado simboli, a volte mascotte commerciali, a volte martiri, in alcuni casi invece semplici figure allegoriche.

Rifugio pop

di Andrea Bettega
24 aprile

Per chi frequenta le terre alte, il rifugio alpino è senza dubbio una zona di comfort per l’anima. Può rappresentare una meta, un veloce checkpoint o una base di partenza, sicuramente un punto fisso necessario a scandire i tempi di un’escursione e un appoggio su cui contare.
 
È una figura ibrida: un posto dove coesistono momenti di vita molto umani, e sentimenti estremamente contemplativi, esistenziali, divini. 
Senza dubbio sembrano strutture senza tempo, ma i rifugi di montagna sono sempre stati come li conosciamo oggi?
E la fruizione popolare odierna di queste strutture ha le stesse caratteristiche delle origini? Sicuramente alcune cose non sono cambiate, altre invece rischiano di mettere a repentaglio la definizione stessa di "rifugio" e infiammano gli animi tra clienti, appassionati e rifugisti.
 
Che siano nati come ricoveri per il contrabbando o avamposti strategici per scontri bellici, presidi territoriali o contese campanilistiche tra circoscrizioni, i rifugi sono scrigni che raccontano storie, e come tali avranno sempre il loro fascino intrinseco.

Neve e skirama

di Andrea Bettega
18 aprile

Oggigiorno si fa desiderare, a volte non si presenta che in rare occasioni, e sicuramente ormai non più a Natale, quando l’immaginario comune la vorrebbe lì per cantarci sopra White Christmas mentre tagliamo il panettone: la neve ci manca perché da piccoli ne abbiamo goduto abbondantemente e quasi tutti i ricordi felici dei nostri inverni sono costellati di bianco.

Negli "anni buoni" in cui le stagioni fredde erano generose di precipitazioni è nato un universo alpino costellato di colori e velocità: lo strabordante immaginario degli sciatori!

Neve e sci è un binomio ormai consolidato soprattutto nel cinema, dove si va dai cartoni animati Disney a Vacanze di Natale dei Vanzina, passando per i grandi blockbuster hollywoodiani.
Il minimo comun denominatore è sempre la dama bianca, la neve, l'oro candido delle alpi, ma se nei loghi delle scuole di sci i fiocchi sono tutti uguali, in natura è bene sapere che c'è neve e neve!

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