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Coronavirus e pipistrelli, l’esperto: “Circolano troppe false informazioni che mettono in pericolo la conservazione delle popolazioni di chirotteri”

Le false informazioni o la scarsa conoscenza possono indurre le persone a comportamenti che rappresentano un pericolo per alcune specie di chirotteri. L’esperto: “Il SARS-CoV-2 non è mai stato rinvenuto in natura in alcuna specie della fauna europea, né in pipistrelli, né in altre specie selvatiche. Per prendere decisioni atteniamoci ai fatti”

Femmina gravida di nottola gigante (Nyctalus lasiopterus, Passons, Udine, 30apr2019), uno dei pipistrelli europei più rari e più legati alle cavità dei grandi alberi. Foto M. Luca-L. Lapini.
Di Tiziano Grottolo - 09 gennaio 2021 - 18:21

TRENTO. I pipistrelli vengono indicati da molti scienziati come i possibili vettori del SARS-CoV-2, secondo alcuni infatti, il cosiddetto salto di specie (o spill over) verso gli esseri umani sarebbe passato attraverso i chirotteri. Altri invece puntano sui pangolini che erano venduti nei mercati alimentari cinesi. Ad ogni modo l’immagine di entrambi i mammiferi ne ha risentito, se per i pangolini potrebbe essere stata una fortuna visto che le autorità cinesi ne hanno limitato il commercio per scopi alimentari in altri casi nella popolazione si sono instillate paure ingiustificate.

 

Le informazioni false e tendenziose su questa pericolosa epidemia mondiale allarmano inutilmente il pubblico – osserva Luca Lapini del Museo Friulano di Storia Naturale, – con pericolose e ingiustificate conseguenze sulla conservazione di popolazioni di pipistrelli assai delicate, già di per se sottoposte a forte rischio di estinzione. È necessario guardare la questione da una corretta prospettiva – sottolinea l’esperto – perché in questo periodo si sono formate centinaia di nursery di pipistrelli in tutta Italia, sovente alloggiate in case, fienili, soffitte, sottotetti”.

 

Facendo un passo indietro vale la pena soffermarsi su quanto scoperto fin qui dai vari scienziati e ricercatori che hanno lavorato al “caso coronavirus”. Come spiega Lapini il virus responsabile della pandemia è un nuovo betacoronavirus comparso a Wuhan nella Cina Centrale nel novembre del 2019 e denominato SARS-CoV-2. Nell’uomo l’infezione è molto contagiosa mentre il tasso di letalità in Italia si aggira intorno al 3,5%. Il problema principale risiede nell’elevata contagiosità che rischia di far collassare rapidamente i sistemi sanitari dei vari Stati.

 

Il nuovo virus – aggiunge l’esperto del Museo Friulano di Storia Naturale – è simile a un betacoronavirus trovato in un pipistrello della famiglia dei Rinolofidi nello Yunnan, una remota regione della Cina sud-occidentale che dista oltre1000 chilometri dalla città di Wuhan, dove la malattia denominata Covid-19 si è manifestata per la prima volta alla fine di novembre 2019. Un virus del tutto simile al SARS-CoV-2 è stato invece rinvenuto su una specie di pangolino venduta per vari utilizzi, da quello alimentare alla medicina tradizionale, sui banconi dei mercati umidi cinesi, dove vengono venduti anche pipistrelli per scopi alimentari”.

 

Come ricorda Lapini questi e altri animali selvatici venivano spesso venduti mentre erano ancora in vita (un modo per garantirne la conservazione): Sembra molto probabile che il loro stoccaggio promiscuo sui banconi del mercato del pesce e le precarie condizioni igieniche di macellazione sul posto abbiano creato le condizioni per una insidiosa tempesta virale. Il salto di specie tra pipistrelli e pangolini potrebbe quindi essere avvenuto proprio in queste condizioni, nel liquame di sangue, umori ed escrementi lasciato sui banconi del pesce di Wuhan da queste pratiche commerciali”. Come ammette lo stesso esperto le conoscenze sull’argomento restano ancora limitate e le ipotesi sull’origine del SARS-CoV-2 sono ancora varie anche se quasi tutti sono concordi nel riconoscerne l’origine naturale, con la diffusione esponenziale legata alle interazioni fra le comunità di persone.

 

Su una cosa però Lapini ci tiene a fare chiarezza: “Il SARS-CoV-2 non è mai stato rinvenuto in natura in alcuna specie della fauna europea, né in pipistrelli, né in altre specie selvatiche. Anche se recenti esperimenti tedeschi indicano che in laboratorio possono essere infettati dal virus sia grandi pipistrelli frugivori tropicali, sia furetti. Visto che si tratta di un virus ancora del tutto sconosciuto – aggiunge – non è possibile fare ipotesi sul suo possibile impatto sulle specie più delicate della fauna selvatica europea, a cui l’uomo potrebbe trasmettere l’infezione con imprudenti pratiche igieniche e veterinarie”. Per questo il consiglio, qualora ci si trovasse a manipolare pipistrelli o altri carnivori, è quello di adottare speciali precauzioni come mascherine chirurgiche, guanti sterili monouso e calzari protettivi laddove possibile. Ciò vale sia per le diverse attività di ricerca che nel recupero e cura di animali in difficoltà nei Centri di Recupero della Fauna Selvatica.

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