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Trento
17 gennaio | 10:07

Abbattimento orsi in Trentino, De Guelmi: ''Impossibile fare come con gli ungulati, la consanguineità è troppo alta. Si rischia la sopravvivenza della specie''

 A parlare è il veterinario Alessandro De Guelmi figura chiave del progetto Life Ursus e per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia. E' lui a lanciare l'allarme sul fatto che gli orsi trentini hanno un troppo alto livello di consanguineità e abbattimenti indiscriminati avrebbero conseguenze catastrofiche sulla specie. E alla domanda se sono troppi quelli attuali risponde: ''“Troppi” suona sempre in modo estremamente soggettivo dettato più dallo stato d’ansia creato che non da censimenti seri e monitoraggi accurati. Potremmo invece affermare con una certa sicurezza che ci sono troppi orsi che si avvicinano ai centri abitati''

TRENTO. ''Penso non sia possibile formulare un piano di abbattimento generico riguardante la popolazione, geneticamente isolata, degli orsi trentini, senza a monte un approfondito studio dello stato genetico della stessa. A meno che non si voglia metterne a rischio la sopravvivenza''. A parlare è il veterinario Alessandro De Guelmi figura chiave del progetto Life Ursus e per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia. Di fatto De Guelmi smonta l'auspicio fugattiano di abbattere fino ad 8 orsi all'anno (che tra l'altro è una mezza bufala, buona a collezionare titoli sensazionalistici, perché nella pratica per poter eliminare un plantigrado bisognerà comunque seguire l'iter previsto da Ispra e dai piani Pacobace come si è sempre fatto. Quindi si pone semplicemente un tetto massimo di prelievi quando prima non c'era) spiegando che se davvero si desse il via a un piano di abbattimento generico si rischierebbe di mettere a rischio la sopravvivenza della specie.  

 

''L’orso bruno è un grande individualista - spiega De Guelmi - trascorre la sua vita da adulto quasi completamente in solitudine; il suo comportamento è determinato dalle proprie personali esperienze, che elabora a livello cerebrale e le trasforma in comportamenti estremamente diversificati. Ogni orso ha di conseguenza un comportamento diverso l’uno dall’altro. Questa breve riflessione sarebbe di per sé sufficiente a farci capire che, per quanto riguarda la popolazione ursina, non è possibile attuare dei piani di abbattimento simili a quelli che comunemente vengono utilizzati nella gestione degli ungulati selvatici, che hanno invece comportamenti estremamente standardizzati''.

 

La ricerca del cibo è il motivo principale che spinge l’orso a muoversi sul territorio. ''Essendo un onnivoro estremamente intelligente - prosegue il veterinario - ed opportunista questa sua ricerca lo porta a rintracciare le fonti alimentari più comode e nutrienti e di conseguenza ad avvicinarsi agli insediamenti umani. Per questo motivo qualsiasi forma di gestione del rapporto uomo-orso non potrà prescindere dall’evitare di mettere a disposizione dell’orso alimenti di natura antropica. Le nostre montagne sono perfettamente in grado di fornire alla popolazione ursina tutto il fabbisogno nutrizionale idoneo per la loro esistenza''.

 

E allora la domanda sorge spontanea: quel che dice parte della politica nostrana, con Fugatti in testa, sul fatto che gli orsi presenti in Trentino oggi siano troppi è falso? ''Troppo spesso si sente affermare che ci sono troppi orsi in Trentino. Questo “troppi” suona sempre in modo estremamente soggettivo - chiarisce De Guelmi - dettato più dallo stato d’ansia creato che non da censimenti seri e monitoraggi accurati. Potremmo invece affermare con una certa sicurezza che ci sono troppi orsi che si avvicinano ai centri abitati ed è su questi animali che bisogna intervenire, anche con estrema decisione. Innanzitutto, come detto sopra, evitando di mettere loro a disposizioni alimenti attrattivi, ma qualora riuscissimo anche, attraverso la ricerca, il monitoraggio, la prevenzione e l’informazione, a mettere in atto tutte le azioni opportune per informare correttamente le persone ed impedire agli orsi di diventare confidenti, problematici o pericolosi, avremo sempre, a seguito della loro estrema variabilità comportamentale, alcuni soggetti che dovranno essere rimossi. A questo punto, nel momento in cui un organismo tecnico qualificato certifichi la pericolosità di quel singolo soggetto non rimane che l’abbattimento dello stesso nel minor tempo possibile. L’abbattimento legale di questi soggetti risulta essere uno degli strumenti più importanti per la salvaguardia della popolazione degli orsi e per garantire allo stesso modo la sicurezza delle persone. Al fine di ridurre il rischio di incidenti con l’uomo è perciò più importante agire direttamente sul singolo soggetto che abbattere a caso un certo numero di orsi di una popolazione della quale non si conosce nemmeno l’esatta consistenza''.

 

Insomma per De Guelmi la strada è quella tracciata anni fa. Le leggi ci sono, le regole anche, quel che è mancata è solo la politica che non ha fatto quel che era necessario fare per ridurre al minimo i rischi e anzi, con il governo Fugatti, ha lasciato completamente andare il fenomeno ''favorendo'' indirettamente il conflitto uomo-orso. Un tema su tutti: i bidoni antiorso. Per anni ci si è letteralmente lavati le mani del problema e così ci si è ritrovati con più orsi confidenti. 

 

''Da troppo tempo vengono totalmente e volontariamente ignorate le problematiche genetiche riguardanti la popolazione degli orsi trentini che tutt’ora risulta geneticamente isolata. Sappiamo che i capostipiti della popolazione di orsi in Trentino sono due padri e cinque madri e da più di un ventennio la nostra popolazione si riproduce in consanguineità. Nel 2010 - continua De Guelmi - un importante lavoro sulla genetica degli orsi trentini, pubblicato sul National Library of Medicine, al quale aveva partecipato anche l’ISPRA così recita: ”…i tassi di mortalità sono stati elevati, l’immigrazione non si è verificata, un maschio dominante ha generato tutti i cuccioli dal 2002 al 2005, la diversità genetica è diminuita, la parentela è aumentata, si è verificato l’inbreeding…..omissis L’individuazione di due accoppiamenti tra parenti stretti (incesto) ed il progressivo aumento della parentela media indicano che l’inbreeding sarà un rischio immediato….omissis. Le informazioni complete raccolte attraverso il monitoraggio genetico sono fondamentali per l’attuazione di futuri piani di conservazione della popolazione dell’orso bruno sulle Alpi italiane…si sospetta che anche alcuni casi di decessi non verificati possano essere indotti dall’uomo.”''.

 

Dal 2008 ad oggi sono passati 16 anni, la popolazione di orsi trentina è cresciuta di numero e non vi sono stati contatti con altre popolazioni; ''Come logica conseguenza - conclude il veterinario - la popolazione si sta riproducendo in consanguineità, i casi di rapporti stretti (incesto) sono diventati la normalità, l’inbreeding genetico è consolidato, come pure è consolidata la continua perdita del valore di eterozigosi. Dal 2010 non risulta che siano stati fatti e pubblicati studi approfonditi sullo stato genetico della popolazione degli orsi in provincia di Trento, ma si può affermare, senza tema di smentita, che la situazione genetica non possa che essere peggiorata. La stessa ISPRA, dimenticando quanto affermato nel lavoro sovraesposto, indica un numero di abbattimenti compatibili con una popolazione sana, ma ritengo non compatibili con una popolazione, come la nostra, che a causa dell’inbreeding genetico rischia il collasso'. In ultima analisi si ritiene che non sia possibile formulare un piano di abbattimento generico riguardante la popolazione, geneticamente isolata, degli orsi trentini, senza a monte un approfondito studio dello stato genetico della stessa. A meno che non si voglia metterne a rischio la sopravvivenza''.

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