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Stabile l'utilizzo di ansiolitici in Trentino, ma in crescita gli antidepressivi. Bizzaro: "Società fragile per aspettative tradite. Attenzione agli anziani lasciati soli"

In Trentino sono circa 924 le dosi di farmaci rimborsati dal Sistema sanitario nazionale consumate giornalmente sul territorio ogni mille abitanti, in questo caso i consumi sono in lieve aumento, ma rimangono tra i più bassi in Italia. Bruno Bizzaro: "Serve maggiore consapevolezza e limitare la facilità di prescrizione"

Di Luca Andreazza - 14 marzo 2018 - 06:01

TRENTO. Il lavoro sempre più precario e la disoccupazione a livelli di guardia, la riduzione degli investimenti pubblici e l'invecchiamento della popolazione. Queste alcune delle cause che portano all'utilizzo di psicofarmaci e ansiolitici. Fattori che rendono dunque necessario focalizzare l’attenzione sul benessere da mantenere durante tutto l’arco della vita.

 

"Qui - spiega Bruno Bizzaro, presidente dell'Ordine dei farmacisti - è abbastanza in linea con quanto avviene nel resto d'Italia. Abbiamo un utilizzo abbastanza equilibrato tra l'uso privato e quello ospedaliero".

 

Non preoccupa quindi la nostra specificità. "Il Trentino - prosegue il farmacista - è tra le aree più virtuose in questo senso, ma comunque il consumo resta elevato e si rende necessario mantenere alta l'attenzione per incentivare un sistema in grado di ridurre ulteriormente l'utilizzo di antidepressivi e ansiolitici".

 

In Trentino sono circa 924 le dosi di farmaci rimborsati dal Sistema sanitario nazionale consumate giornalmente sul territorio ogni mille abitanti, in questo caso i consumi sono in lieve aumento, ma rimangono tra i più bassi nel Belpaese, mentre si attesta intorno a 142 euro il valore annuo pro capite della spesa farmaceutica lorda: un dato in calo rispetto all'anno è precedente è inferiore del 19% rispetto alla media nazionale.

 

A livello territoriale, il consumo di medicinali, espresso in dosi medie giornaliere, è più elevato nelle zone di Valsugana-Tesino (+15%), Alto Garda e Ledro (+8%), mentre l'utilizzo è più basso sull'Altopiano della Paganella, in Alta Valsugana e nelle valli di Fiemme e Fassa.

 

La fotografia del Trentino vede il consumo di farmaci sul territorio crescere di pari passo con l'età, in particolare è la popolazione della fascia over 75 quella maggiormente a rischio, mentre fino a 65 anni sono le donne a ricorrere all'utilizzo di benzodiazepine.

 

"Questo dato - evidenzia il presidente dell'Ordine - è abbastanza fisiologico. Una persona anziana dorme meno e quindi spesso utilizza questi farmaci per conciliare e favorire il sonno. A questo è necessario aggiungere inoltre che la qualità della vita di queste persone è sempre più fragile: la sfera famigliare è ridotta e la solitudine li rende più passivi".

 

Insomma, il massimo dell'attività è guardare la televisione oppure girare sugli autobus. "Certo - aggiunge Bizzaro - forse il ricorso a questi farmaci è eccessivo, quando si potrebbe promuovere una maggiore 'igiene del sonno', cioè una cena leggera e una maggiore regolarità nel coricarsi a determinate ore e inoltre si potrebbero utilizzare prodotti naturali fitoterapici e la melatonina".   
 

A livello giovanile come sta la Provincia? "Non riscontriamo - dice l'esperto - un incremento significativo in questi ultimi anni di benzodiazepine. L'utilizzo in questo caso è più soggettivo, principalmente legato alla situazione lavorativa e alle condizioni famigliari".

 

"Discorso diverso per quanto riguarda gli antidepressivi: qui abbiamo dati in ascesa. E anche se siamo in linea rispetto alla media nazionale, è necessario prestare attenzione per difendere i valori della nostra società: si verifica sempre più spesso uno scollamento dell'aspettative di vita rispetto alla realtà".

 

Come anticipato, l'utilizzo dei farmaci è marcatamente femminile. "Storicamente è così. L'uomo - analizza Bizzaro - ricorre ancora in modo marginale. La forbice si sta riducendo, ma è ancora ampia: un po' in quanto il maschio è meno introspettivo, un po' perché trova più facilmente una gratificazione lavorativa, mentre la donna si deve guadagnare tutto giorno dopo giorno e la sfera famigliare poi poggia quasi interamente sulle sue spalle".

 

Quale può essere il futuro dell'utilizzo dei farmaci? "L'aspetto - conclude Bizzaro - sanitario è sempre più legato a quello socio-economico. Sono tante le criticità da risolvere, la precarietà del lavoro in primis. Le dinamiche sociali definiscono la causa di certi consumi e utilizzi. Serve maggiore consapevolezza anche in ambito geriatrico e porre un limite alla facilità di prescrizione. Il territorio deve incrementare l'attenzione, non solo nel caso dell'assistenza, ma anche nella valorizzazione dei ruoli. Il medico è il fulcro, ma tutti gli operatori possono giocare un ruolo benefico per la società". 

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