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| 22 set 2025 | 17:22

Con Giada Miori, la chef e la sua "cucina che ama la natura boschiva" si apre un nuovo capitolo con creatività e slancio per "La casina"

DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 22 settembre 2025

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Se la semplicità è una cosa difficile da farsi, l’inventiva nel solco della consuetudine può essere un modo singolare per rivisitare il gusto. Proponendo una cucina schiettamente territoriale con slanci di creatività, senza mai badare all’aspetto roboante. Constatazioni sincere dopo una sosta a La casina, punto improntato alla cucina d’autore in una struttura - radicalmente ristrutturata - da diversi lustri pienamente inserita tra i castagneti di Drena, comune collinare sul crinale dove l’areale del Garda incontra la Valle dei Laghi.

 

Una proposta gourmet rafforzata dal cipiglio creativo di Giada Miori, giovane chef, da qualche stagione tra gli ‘emergenti’ della ristorazione del Trentino. Ristrutturazione ambientale, si diceva.

Quasi 6 mesi di lavori, per rivoluzionare lo storico caseggiato tra i maroni - così si chiamano le castagne coltivate a Drena - senza stravolgere peculiarità identitarie. Anzi: rafforzando legami stanziali, portando direttamente in tavole alcune leziose produzioni del bosco. Perché Giada Miori è affiancata da Sebastiano, suo fratello, imprenditore agricolo nel comparto dei piccoli frutti, proprio quelli che si raccolgono sulla porta de La casina.

La passione per leccornie vegetali è vanto di famiglia. Merito di mamma Marinella - ancora in azione tra orto e cucina - che ha insegnato ai figli il rispetto ambientale, stimolando Giada a intraprendere impegnativi percorsi di cucina. I risultati non si sono fatti attendere. Ottima performance in sfide televisive, recensioni positive su tutte le bibbie del gusto. E altrettante citazioni sul suo impegno di "cuoca che ama la natura boschiva".

Creatività e slancio culinario. Con una struttura decisamente "wow", arredo di sincera eleganza, tavoli che richiamano le radici dei castagni, spazi razionali, l’essenza al servizio delle pietanze che vengono proposte con molta professionalità da un team di giovani camerieri, preparati pure su questioni enoiche, per consentire pure una specifica sosta vinaria.

Ogni dettaglio della mise en place, con stoviglie d’artigianato locale, ceramiche realizzate da una cooperativa che educa e coinvolge giovani orgogliosi di concretizzare la loro estrosità, nonostante qualche difficoltà motoria. Azione solidale di una giovane cuoca che sul vialetto che porta al giardino esterno - sotto pergole di viti selvatiche - ostenta pure capienti vasche in legno, aiuole sospese, colture orticole e i frutti del bosco a portata di piatto.

Tre percorsi di degustazione, sempre con la Natura come filo conduttore. Itinerario sensoriale, con tappe che partono dalla tradizionale "Carne salada, cavolo cappuccio, caprino e tortel di patate". Per spaziare tra Risotto alla rapa rossa, poi il classico "Coniglio con polenta" oppure scegliendo piatti a base di carne di cervo, lepre con funghi nostrani, oppure anche una sostanziosa trippa. Senza mai tralasciare giuste "contaminazioni" con il fascino vegetale del bosco, con una specifica proposta basata su erbe selvatiche - Spaghetti matt Felicetti, aglio nero, cetriolo, lime e semi di campo - usando per il dessert anche il grano saraceno.

 

I finepasto sono vocati alla stagionalità e ai frutti di propria produzione. In attesa dei maroni, vanto della comunità agricola locale. Prezzo medio - con 5 portate - attorno a 80 euro. Buona carta dei vini, rigorosamente di territorio e una gamma di distillati con le grappe nostrane. Apertura prevalentemente serale, tranne sabato e domenica, che si mangia anche a mezzogiorno.

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