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| 16 gennaio | 17:41

Il nuovo spumante Trento Doc elaborato esclusivamente in Trentino da un’azienda altoatesina; ecco Moncalisse di Walch

DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 16 gennaio 2026

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

I canòpi sono relitti archeologici delle miniere d’argento scavate nella montagna che separa Trento dalla Valsugana. Un monte spoglio di forestazione (Calisio, da calvo) ma con filoni argentiferi valorizzati già dai Romani, che lo chiamarono Argentario. Da qualche anno questo baluardo montuoso è notevolmente rivalutato a livello agronomico per la sua esposizione climatica, per i giacimenti rocciosi in superfice perfettamente idonei alla coltivazione della vita.

 

In primis le varietà per la spumantistica, chardonnay e pinot nero. Monte talmente vocato che ha stimolato una storica cantina altoatesina - con grande intuizione e piena operatività imprenditoriale - a scommettere sul pregio del Monte Calisio. E così dalla Walch di Termeno - dinastia ultrasecolare di cantinieri - ecco un Trento Doc perfettamente in sintonia con i prototipi della categoria. Uno spumante chiamato Moncalisse, declinazione fonetica della zona di coltivazione - sul versante solatio di Civezzano, verso Seregnano, vicino Torchio, Barbaniga, Mazzanigo, tra la ventina di microfrazioni del comune - produzione che subito ha conquistato l’attenzione.

 

Anzitutto perché è la nuovasboccatura di uno spumante Trento Doc elaborato esclusivamente in Trentino da un’azienda altoatesina. Poi perché progetto gestito interamente da due giovani, le sorelle Julia e Caroline Walch. Impegnate pure nella costruzione di una scenografica cantina con tanto di bistrò e accoglienza ospiti (apertura prevista nella prossima primavera) sistemata in profonde falde argentifere, incastonata tra la dozzina di ettari vitati dell’areale Moncalisse.

 

L’anteprima delle neppure 5 mila bottiglie di spumante classico ha subito dimostrato l’alto valore delle bollicine nate sul Montis Argentarie, quasi 600 metri di altitudine. Un Extra brut riserva 2017 ottenuto - come campeggia sull’etichetta - da viti storiche recuperate in filari precedenti il riordino fondiario, viti custodi pure delle cosiddette Coppelle, incisioni rupestri risalenti all’età del Bronzo e del Ferro e legate a simboli esoterici e riti sacri. Questi segni millenari conferiscono al luogo una dimensione simbolica e culturale unica. Per noi - ribadiscono le sorelle Walch - rappresentano un messaggio forte, ovvero l’idea che questo fosse un territorio straordinario sin dall’antichità. Con Moncalisse vogliamo proseguire nel dialogo tra tempo e terra, reinterpretandolo in chiave contemporanea.

 

L’assaggio è corroborante, grande spinta aromatica, bella tonalità dorata, un sorso leggiadro, grazioso, pregno di energia, con un timbro vinoso di fondo, dettato da una sagace speziatura, con slanci di scorza di limone e altrettanta scorrevolezza al palato. Uno spumante pienamente sulla scia dei Trento Doc iconici, merito pure di una precisa attenzione enologica operata da Stefano Bolognani, giovane di Lavis, chef de cave da tempo tra gli artefici delle bollicine d’autore.

 

Il progetto enoico delle Walch prevede di affiancare all’Extra Brut Montis Arcentarie Blanc de Blancs Riserva 2017 anche un Trento Moncalisse Millesimato Extra Brut Riserva 2019, sboccato dopo 56 mesi di affinamento, fermentato parte in acciaio e in piccole botti di rovere. Due simboli di una denominazione che non teme i confini, con la Doc Trento sempre in gran spolvero.

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