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''Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli''

Con questo brano tratto dal vangelo secondo Matteo Gesù tocca uno degli apici del suo insegnamento, con l'indicazione di amare il proprio nemico
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 23 febbraio 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 5,38-48 [In quel tempo], Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

Con questo brano tratto dal vangelo secondo Matteo Gesù tocca uno degli apici del suo insegnamento, con l'indicazione di amare il proprio nemico. Per prima cosa il Rabbì commenta la legge del taglione (codificata in Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21): una legge arcaica, che comunque esprimeva una logica egualitaria nella pena. Nel tempo le pene corporali vennero sostituite dal pagamento di una sanzione in denaro, ma a Gesù non interessa la violenza oppure l'inumanità della pena in sé, a Gesù interessa che i propri discepoli siano «perfetti come è perfetto il Padre». Lo stesso Padre misericordioso che emerge dalla rivelazione evangelica.

 

Gesù non chiede ai propri discepoli una passività fine a se stessa nel «porgi l'altra guancia», piuttosto egli chiede di mostrare concretamente – rinunciando alla vendetta – l'amore verso il nemico, per dare anche a quest'ultimo la possibilità di convertirsi. L'atteggiamento del proprio cuore può essere mutato solamente dalla dinamica dell'amore.

 

Cercare di essere perfetti come il Padre significa cercare di amare indistintamente, anche e soprattutto coloro che compiono il male, che attuano e propugnano l'odio. Piuttosto che lamentarsi della sorte comune di giusti e peccatori, si dovrebbe cercare di conformarsi all'«immagine di Dio», il quale, appunto, ama indistintamente. Una logica diversa, “capovolta” rispetto al comune sentire. La portata “rivoluzionaria” della rivelazione del Padre attraverso il Figlio è esattamente questa: mostrare il volto di Dio per quello che è: Amore.

 

Amare coloro che già ci amano, salutare solamente coloro che percepiamo come nostri fratelli non basta: al cristiano viene chiesto qualcosa di più. E questo “qualcosa in più” è radicalmente più difficile, ma non impossibile.

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