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Crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere

In questa domenica la chiesa cattolica celebra la solennità chiamata “Cristo Re”, ricorda in un giorno specifico la regalità di Gesù come Messia. Gesù è crocifisso, la morte più crudele e orribile – come ebbe a scrivere Cicerone -, in mezzo ai malfattori
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 24 novembre 2019

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 23,35-43 [In quel tempo], dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

In questa domenica la chiesa cattolica celebra la solennità chiamata “Cristo Re”, ricorda in un giorno specifico la regalità di Gesù come Messia (ricordiamo che il termine “cristo”, letteralmente “unto”, è la traduzione greca dell'ebraico “messia”). Per tale motivo si interrompe la lettura cursiva del vangelo secondo Luca, il vangelo al centro di questo anno liturgico, e si legge l'episodio della crocifissione.

 

Gesù è crocifisso, la morte più crudele e orribile – come ebbe a scrivere Cicerone -, in mezzo ai malfattori. Il popolo, certamente conscio del fatto che un innocente stava soffrendo anche per causa sua, rimase attonito a guardare la scena. Per Luca, Gesù morente venne schernito solamente dai capi del popolo, dai soldati che lo avevano appena appeso sulla croce, e da uno dei malfattori che stavano scontando la stessa condanna. Il popolo no, smaltita la sbornia orgiastica della condanna, del sacrificio, rimaneva muto, forse riflettendo sul peso della parola.

 

Il centro del brano è la frase dei soldati, ai quali Gesù aveva già perdonato la colpa della propria crocifissione: «Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Questi continuavano comunque a schernirlo, arrivando provocatoriamente a chiamarlo “re dei giudei”. «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso»: provocatori, credono (o probabilmente non credono affatto) di mettere alla prova Gesù. “Mostraci che sei il re dei giudei salvando te stesso”, evidentemente per quei soldati colui che ha potere è anche colui che principalmente pensa a salvare se stesso. «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso», anziché “salva i giudei”, i tuoi fratelli.

 

La celebrazione di Cristo re ancora oggi possiede la capacità di interrogarsi interrogando l'uomo nella sua umanità, nella stessa sua natura umana. Se il re è la guida del popolo, quale guida vorremmo? In caso di necessità si vorrebbe una guida che salva se stessa, o che primariamente pensa a salvare il suo popolo, che in questo caso diviene l'insieme delle proprie sorelle e dei propri fratelli? A questa domanda, «dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere», muto.

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