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Gesù e l'amore ''vero'' quello di chi è disposto a deporre la propria vita per gli altri

Alcuni teologi contemporanei sostengono che la sostanza stessa di cui è composta la Trinità – tre persone, unica sostanza – sia l'Amore. Non ci si spingerà a tanto (difficilmente desumibile da questo passo evangelico), ma si può affermare che l'amore divino, piuttosto che sostanza che “sta”, è essenza di una relazione
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Di Alessandro Anderle - 05 maggio 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 15,9-17 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Prosegue linearmente la lettura del vangelo secondo Giovanni e il brano scelto per la liturgia di questa domenica segue direttamente quello della scorsa, nel quale Gesù si autodefiniva la «vite vera». Il tema della pericope è, indubbiamente, quello dell'amore: «Rimanete nel mio amore».

 

Nel primo versetto Gesù ricapitola l'essenza della sua vita (almeno di quella terrena, di cui qualche cosa ci è dato sapere). La prima annotazione proviene da una precisazione: Gesù ha amato i suoi compagni allo stesso modo in cui il Padre lo ama. L'amore di Gesù, fondamentalmente, non proviene da lui in senso stretto, ma dalla relazione fra lui e il Padre, relazione nella quale anche Gesù ha potuto “sperimentare” cosa significhi l'amore divino. Un amore che, in ultima istanza, è lui stesso in quanto relazionato al Padre (e allo Spirito).

 

Alcuni teologi contemporanei sostengono che la sostanza stessa di cui è composta la Trinità – tre persone, unica sostanza – sia l'Amore. Non ci si spingerà a tanto (difficilmente desumibile da questo passo evangelico), ma si può affermare che l'amore divino, piuttosto che sostanza che “sta”, è essenza di una relazione, cioè esclusivamente relazionale. Ci si potrebbe porre la domanda, che rimane aperta: l'amore divino esisterebbe senza una relazione in cui – se così si può dire – inverarsi?

 

«Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi». Gesù chiede ai suoi compagni che custodiscano i suoi comandamenti, e questo li ricapitola tutti. Un amore, lo ripetiamo, che in sé e per sé non esiste. Amore è (in)relazione. Ma quale tipologia di amore? L'amore di chi è disposto a deporre la propria vita per gli altri, cioè il contrario di un amore egoico, il narcisismo “velato” dell'amore a se stesso anche nell'amore all'altro.

 

Un amore, quello annunciato da Gesù, impossibile? Utopico? Partendo dalla constatazione che l'essere umano, se non in relazione, non esisterebbe (almeno non così come lo conosciamo), forse questo “modo” di relazionarsi appare meno impossibile. E non è nemmeno totalmente libero dipendendo dalla relazione, quindi anche dall'altro; ma può essere liberamente rifiutato, chiudendosi a questa gratuità nella relazione, un cuore – per parafrasare Agostino – ripiegato su se stesso.

 

È un amore che va coltivato, custodito – come afferma Gesù – quotidianamente. Non è né facile, né difficile, ma è una relazione, in cui “rimanere”.

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