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"Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano''

Prosegue la lettura del vangelo secondo Matteo. La scorsa domenica si è incontrata la parabola del seminatore, oggi la narrazione evangelica ci propone altre tre parabole attribuite a Gesù. La prima parabola è comunemente nota come “parabola della zizzania”, ed è direttamente collegata alla parabola del seminatore. Le altre due, collegate fra loro, sono note come le parabole del “granello di senape” e del “lievito”
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Di Alessandro Anderle - 18 luglio 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 13,24-43 [In quel tempo] Gesù espose un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio»». Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

 

Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

 

Prosegue la lettura del vangelo secondo Matteo. La scorsa domenica si è incontrata la parabola del seminatore, oggi la narrazione evangelica ci propone altre tre parabole attribuite a Gesù. La prima parabola è comunemente nota come “parabola della zizzania”, ed è direttamente collegata alla parabola del seminatore. Le altre due, collegate fra loro, sono note come le parabole del “granello di senape” e del “lievito”.

 

Come si è visto la scorsa domenica, la Parola di luce, l'Amore, deve trovare un terreno fertile per attecchire, germogliare e crescere. La parabola della zizzania però mostra come anche un terreno fertile possa non bastare, non essere sufficiente. Il terreno, infatti, potrebbe risultare fertile in modo “neutro”: ospitare e dare vita sia a semi che produrranno frutto, sia ai semi delle piante infestanti, che metteranno a repentaglio la vita futura dei “buoni” semi piantati. Gesù, spesso tacciato di essere troppo vicino ai peccatori, con questa parabola mette in luce come il cuore dell'essere umano porti in sé questa bivalenza: nella sua anima possono germogliare semi buoni e semi cattivi. Ciò però che Gesù vuole sottolineare è l'impossibilità, fino alla fine, e soprattutto per l'essere umano, di capire la vera natura del cuore di un uomo. Questo solamente il Signore potrà conoscerlo, e giudicarlo. L'insegnamento di questa parabola di Gesù è molto importante anche per la vita ecclesiale, in particolare, e sociale in generale. Nella Chiesa e nella società, infatti, buoni e cattivi coesistono, nel soggetto stesso queste dimensioni coesistono. Gesù ci dice di essere inclusivi, di accogliere l'altro nel suo essere-ciò-che-è. Come ha fatto anche lui.

 

Le altre due parabole vedono un cambio di tematica, cercano di illustrare, mostrare, ciò che è il Regno dei cieli, la sua dinamicità. Il Regno non viene, come si prospettava al tempo di Gesù in certi circoli apocalittici, da un giorno all'altro, come un lampo. Il Regno è seme minuscolo che cresce, è una piccola porzione di lievito. In entrambi i casi, però, la crescita avviene certo lentamente, ma in modo prodigioso: il seme più piccolo farà nascere una pianta tanto grande da poter ospitare gli uccelli sotto le sue fronde; il lievito farà crescere in modo impressionante l'impasto. Se trova le condizioni, anche la più piccola lacrima di luce può irrorare il seme del Regno.

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