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"Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce", Gesù viene trasfigurato davanti ai discepoli

Nella seconda domenica di quaresima la lettura evangelica si concentra sul racconto, tratto dal vangelo secondo Matteo, della cosiddetta “trasfigurazione”. In questo brano il tema della luce è chiaramente dominante, lo stesso Gesù venne investito e – in modo misterioso – “divenne” luce
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Di Alessandro Anderle - 07 marzo 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 17,1-9 [In quel tempo] Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». 

 

Nella seconda domenica di quaresima la lettura evangelica si concentra sul racconto, tratto dal vangelo secondo Matteo, della cosiddetta “trasfigurazione”. In questo brano il tema della luce è chiaramente dominante, lo stesso Gesù venne investito e – in modo misterioso – “divenne” luce (nel vangelo di Giovanni, Gesù viene individuato come la «luce del mondo»).

 

Prima di approfondire i significati di questa “luminescenza”, una piccola nota riguardante il luogo dove la trasfigurazione avvenne: il monte. Non è chiaro – e lo stesso evangelista non lo riporta – di quale monte si tratti nello specifico, e forse poco importa. In questo vangelo “il monte” viene utilizzato sempre per indicare un luogo in cui
l'uomo, i profeti, incontrano il Signore.
Il monte, dai tempi di Abramo e Mosè, è il luogo di Dio con l'uomo. Indagare esattamente cosa sia successo su quel monte risulta
impossibile, il velo di mistero, per la fede, deve essere mantenuto.

 

Ciò che appare chiaro è che fu un momento particolarmente importante per la vita di Gesù, momento in cui la sua assoluta vicinanza al Padre viene “mostrata” al mondo, momento in cui la sua luce non solo risplende nel mondo, ma risultò “fisicamente” visibile ai presenti. Ma che cosa simboleggia questa luce, questo “farsi” luce di Gesù? La luce, come elemento, acquista significato solamente nel confronto con il suo opposto: le tenebre.

 

La luce è verità, le tenebre menzogna; la luce è giustizia, le tenebre sopraffazione; la luce indica la direzione, le tenebre fanno smarrire. Gesù qui viene mostrato come la verità, e le parole del Padre sono volte a sottolineare questa rivelazione: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». La luce con cui Gesù dirada le tenebre è la luce della verità, ma non di una verità razionale, questa luce non è bianca, fredda, questa luce è la luce dell'amore. La valenza di questa luce che è la verità dell'amore, è anche una rivoluzione nella fede, e questo viene mostrato dai gesti dei discepoli e di Gesù.

 

Alla voce del Padre, infatti, i discepoli rispondono non con “timore reverenziale” verso il sacro, piuttosto con terrore. Gesù si rende conto di questa reazione, di questo modo sbagliato di percepire Colui che è amore. Per questo il Rabbì intervenne e – è bene sottolinearlo – prima di pronunciare qualsiasi parola “razionale”, egli compie un gesto, tocca i discepoli, fa sentire il suo contatto, li rassicura con una carezza.

 

Poi le sue parole: «alzatevi, non temete!»: “non temete il Padre, Egli è l'Amore, e altro non chiede che amore”. Aprire gli occhi a questa Verità è la forma della rinascita nella fede cristiana, infatti ciò che viene tradotto con “alzatevi!” nell'originale greco in realtà è letteralmente scritto: “Risorgete!”. La prima forma di redenzione passa forse proprio per questo riconoscimento, il riconoscimento della verità che si trova nelle viscere dell'amore.

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