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La domenica delle palme: ''Chi è costui?''e la folla rispondeva: ''Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea''

Nell'ultima domenica prima di Pasqua, la domenica delle palme, ci viene proposta la lettura dell'entrata di Gesù nella città Santa, Gerusalemme. Pur non comprendendo il mistero della vita, morte e risurrezione di Gesù, il messaggio è chiaro: il Dio cristiano è il Dio della vita, è l'Amore, che è vita
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Di Alessandro Anderle - 04 aprile 2020

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 21,1-11 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: «Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito»». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

 

Nell'ultima domenica prima di Pasqua, la domenica delle palme, ci viene proposta la lettura dell'entrata di Gesù nella città Santa, Gerusalemme. È lo stesso Gesù a dovervisi recare, in quanto giudeo, per celebrare i riti religiosi attinenti alla Pasqua ebraica, il momento in cui il popolo d'Israele ricorda la liberazione dalla schiavitù in Egitto ottenuta per mano di Dio, il quale ebbe per “braccio” il profeta Mosè.

 

Secondo il credo cristiano il mondo si stava avvicinando alla sua notte, al buio del venerdì santo, della morte in croce di Dio. Il popolo che accoglie trionfante Gesù, così pubblicamente riconosciuto come Messia, non sa ancora quale sarà di lì a pochi giorni il suo destino. Le porte di Gerusalemme vengono attraversate da Gesù a cavallo di un animale da soma: segno della sua regalità. Non un magnifico destriero bardato, ma un mulo su cui vengono poggiati i mantelli dei discepoli per favorire la cavalcatura.

 

Il nome del profeta Gesù è già conosciuto a Gerusalemme, tanto che la sua entrata viene accolta in modo trionfante, con le persone che si tolgono i mantelli (il capo di abbigliamento più importante al tempo) e li stendono per terra prima del suo passaggio, che sventolano ramoscelli in segno di giubilo. Viene accolto con una parola, “osanna”, che in ebraico significa “eh! Salvaci!”. Che la salvezza dovesse passare per la morte del messia, chiaramente anche questo non lo sapevano, e non potevano nemmeno aspettarselo. Dove saranno le folle al momento della cattura e del processo? Dove i discepoli? Ed in quanti saranno a piangerlo sotto la Croce?

 

Gesù, di lì a poco, entrerà nel tempio di Gerusalemme e – con grande scandalo – caccerà i mercanti, iniziando il cammino che lo porterà al Golgota. Tutto, nella storia di Gesù, è volto a sovvertire il comune sentire: un re che cavalca un'asina, un messia che si fa condannare a morte, Dio che muore in croce, per poi risorgere dopo tre giorni. Questa, in altre parole, è la rivelazione rivoluzionaria del Servo sofferente, è l'immagine del Padre che ci viene presentata dal Figlio. Pur non comprendendo il mistero della vita, morte e risurrezione di Gesù, il messaggio è chiaro: il Dio cristiano è il Dio della vita, è l'Amore, che è vita.

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