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"Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta"

La lettura di questa domenica, tratta dal vangelo secondo Luca, riguarda le “ammonizioni” di Gesù sulla fine dei tempi: la matrice è chiaramente apocalittica. La tematica è affrontata in tutte e quattro le narrazioni evangeliche, ma con delle chiare differenziazioni. Nel vangelo secondo Marco, il più antico dei quattro, la fine dei tempi viene fatta coincidere con la distruzione del secondo tempio di Gerusalemme, nella narrazione lucana, la cui composizione viene fatta risalire ad un tempo discretamente successivo rispetto a quella marciana, le due dimensioni (distruzione del tempio/fine dei tempi) vengono tenute disgiunte.
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Di Alessandro Anderle - 16 novembre 2019

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 21, 5-19 [In quel tempo], mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: "Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta". Gli domandarono: "Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?". Rispose: "Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine". Poi diceva loro: "Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita".

 

La lettura di questa domenica, tratta dal vangelo secondo Luca, riguarda le “ammonizioni” di Gesù sulla fine dei tempi: la matrice è chiaramente apocalittica. La tematica è affrontata in tutte e quattro le narrazioni evangeliche, ma con delle chiare differenziazioni. Nel vangelo secondo Marco, il più antico dei quattro, la fine dei tempi viene fatta coincidere con la distruzione del secondo tempio di Gerusalemme (avvenuta nel 70 d.C., periodo in cui si suppone sia stato composto tale vangelo); nella narrazione lucana, la cui composizione viene fatta risalire ad un tempo discretamente successivo rispetto a quella marciana, le due dimensioni (distruzione del tempio/fine dei tempi) vengono tenute disgiunte.

 

La magnificenza del tempio, come tutte le cose “terrene”, è anch'essa destinata ad avere termine, e questo viene sottolineato da Gesù stesso. Allo stesso tempo però Gesù afferma che non sarà ancora la fine, poiché ai tempi dell'evangelista Luca il tempio era già stato distrutto, ma la fine del mondo sembrava ancora di là da venire. L'interesse degli uditori è pragmaticamente molto chiaro: "Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?". Venendo annunciata la fine dei tempi, è più che legittimo chiedersi quando ciò sarebbe avvenuto.

 

Gesù annuncia anche le persecuzioni a cui i futuri cristiani saranno costretti, ma la cosa interessante risiede nella parte finale della pericope: "Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa". Le persecuzioni sono il luogo in cui coloro che si metteranno alla sequela di Gesù potranno dare “testimonianza”. È sempre bene ricordare che letteralmente qui viene tradotto con “testimonianza” il termine greco “martirio”. La testimonianza a Gesù si misura nella disponibilità a subire tutto, anche il martirio, per la pace, e certamente non consiste nel pronunciare il suo nome (magari brandendo qualche simbolo religioso) per diffondere idee volte all'odio. Le istituzioni (la chiesa ieri, la politica oggi) non sono sempre esempi da imitare.

 

La fiducia totale in Gesù e nella sua presenza "fino alla fine del mondo" si misura anche nel non pianificare una difesa, non inventare preventivamente scuse, scappatoie, menzogne che rovesciano la realtà. Sarà direttamente la presenza nello spirito di Gesù a fornire le parole di verità, quando se ne presenti la necessità. Riuscire a concedere questa fiducia ad un altro da sé è già una forma di salvezza, e allora "nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto".

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