Vezzano al centro del mondo....sonoro. La qualità in viaggio

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Fanno bene i viaggi. I viaggi, quelli fisici, alla scoperta di un grande mondo da confrontare – imparando – con il piccolo mondo di ciascuno. Fanno bene, però, anche i viaggi senza aereo, treno, auto, eccetera. Fanno bene i viaggi che – miracolosamente – richiedono solo disponibilità ad aprirsi comodamente seduti in una poltrona di teatro che spesso, ritmo dopo ritmo, viene voglia di lasciare per dare sfogo liberatorio al movimento e alla partecipazione.
Vezzano, nel senso di un teatro “rinato” e tutt’altro che periferico, si sta rapidamente, felicemente, trasformando in un’agenzia per viaggi di rara suggestione che costano il prezzo (abbordabilissimo) di un biglietto di platea. “Paesaggi sonori” è una rassegna giovane (terza edizione, in crescita) ma decisamente matura per la qualità, la varietà e l’originalità dell’offerta. Una proposta solidamente multi etnica che testimonia una voglia (anzi, un bisogno) di sconfinare dai porti magari sicuri ma spesso avari di stimoli di un mercato musicale che troppo spesso ha molto da vendere ma pochissimo da dire, da raccontare. Arte Laghi, l’associazione che in valle dei Laghi ha mostrato fin dalla non longeva nascita il coraggio delle idee chiare, ha dimostrato in due anni e spiccioli che la “world music”, la contaminazione affascinante tra tradizione e contemporaneità, non è “roba” di nicchia.
A confermarlo è un pubblico crescente che ha accolto con presenza confortante la prima edizione teatrale dei “Paesaggi” ed è aumentato nella variante estiva, all’aperto, della rassegna che s’è svolta in tutta la Valle dei Laghi grazie al non scontato sostegno di Comunità di valle ed amministrazioni comunali. Forse battezzare questa esperienza come “miracolo” è esagerato. Ma val la pena di correre il rischio artisti stranieri, (il loro universo ricco di colori, talento e storie) nel Trentino sono finite troppi, davvero troppi anni fa. “Non passa lo straniero” insomma (lo slogan più scemo che mai sia stato coniato e che ancora, purtroppo, impera) dai tempi di quegli Itinerari Folk dal consenso certificato e da una programmazione del Centro Santa Chiara che all’inizio del 2000 portò a Trento concerti indimenticabili e mai più ripetuti (Jaskson Browne, Bob Geldof, Crosby Stills Nash, Mink de Ville, Procol Harum e altri, tanto per un gradire che non fu mai più gradito).
Ecco che allora, ragionando in piccolo in fatto di finanze ma pensando in grande per la bontà del cartellone, i “Paesaggi sonori” si candidano a colmare un vuoto punitivo (lo chiamiamo risarcimento?) per tanti appassionati e per chi (meglio ancora) accetta la sfida di un nuovo che sa mixare la popolarità con la ricerca, il virtuosismo tecnico con la festa. Nel programma presentato ieri (prenderà il via il 9 ottobre e finirà il 2 aprile) la missione che si è data Arte Laghi si fa ancora più concreta, visibile e condivisibile. Concerto dopo concerto di un calendario “mappamondo” si incontreranno (senza scontrarsi) le culture del Mediterraneo, delle Americhe, dell’Europa e di un’Italia per fortuna non edulcorata dal nulla sonoro. Difficile, alla vista del cartellone di quest’anno, relegare a periferia Vezzano, il suo teatro da più di 400 posti.

Anche perché il duo Bernardi/Odorizzi (musicisti entrambi, direttore artistico il primo e consulente il secondo di Arte Laghi) stavolta hanno fatto bingo ingaggiando le performance di Judith Hill e Livia Mattos, vale a dire una già vincitrice di Grammy (gli Oscar della musica) e una candidata alla vittoria due giorni dopo il concerto trentino. Ma non è una gara ai titoli (e ai titolati) quella dei “Paesaggi”.
Da rilevare c’è la coerenza di un progetto che nel caso della musicista americana e di quella brasiliana poggia sugli intrecci stilistici e ritmici, sul meticciato delle culture, sulla capacità di sperimentare atmosfere del presente senza mai abdicare alle radici. Ma il progetto di ArteLaghi va davvero oltre il “bel sentire”. Uno degli appuntamenti sarà infatti l’occasione per scoprire il fascino (ed l’eco significato) degli strumenti riciclati di Mas Castlunger, mentre il finale di stagione affidato al Sam Ghezzi and the Roaring Cats spiegherà come lo swing e l’hot Jazz degli anni Trenta e Quaranta non temono la polvere del tempo perché il tarantolato trentino (ma ormai estero) ed i suoi musicisti la spazzano via a tutto fiato.
Se “Paesaggi sonori” è musicalmente una chicca lo si deve oltre alla passione dei promotori anche e soprattutto all’idea di trasformare il teatro di Vezzano in una fucina permanente di socialità della quale lo spettacolo è parte fondamentale ma non esaustiva. Corsi, formazione, incontri, inclusione (il lavoro con i disabili) per un luogo che si vuole sempre più aperto. Un utilizzo che quanto più funzionerà (si spera con basso tasso di burocrazia) tanto più produrrà comunità oltre la valle di riferimento. Se il pubblico (non certamente solo quello di zona) si è accorto e si accorgerà ancora di più di Vezzano, di ArteLaghi e dei “Paesaggi sonori) se ne potrebbe accorgere anche chi in Provincia va in brodo di giuggiole politiche per il binomio “cultura/territorio” (gli elogi costano nulla) per poi dimenticarsi le chiavi della cassa. Un sostegno a “Paesaggi sonori” non sarebbe la classica ciliegina sulla torta di un’ottima proposta ma la messa a disposizione di farina per sfornare, in futuro, una torta ancora più ghiotta.
Il Programma
L’APERTURA CON “FUORI DI BACH”. venerdì 9 ottobre alle ore 21.00, sarà “Fuori di Bach”, progetto di Corrado Bungaro e Marco Forgione.
La viola d’amore a chiavi, la voce e lo human beatbox si incontrano. L’appuntamento inaugurale sarà a ingresso gratuito e sarà realizzato in collaborazione con “Arte in Valle”, unendo alla performance musicale anche il live painting delle artiste Aurora Agostini, Klerja Biti e Giulia Strazzi.
JUDITH HILL, UNA DELLE GRANDI VOCI DEL SOUL AMERICANO- 15 ottobre, Paesaggi Sonori ospiterà uno degli appuntamenti di maggior rilievo internazionale dalla nascita della rassegna: l’arrivo al Teatro Valle dei Laghi della statunitense Judith Hill.
Cantante, compositrice, polistrumentista e arrangiatrice, Hill ha lavorato al fianco di Michael Jackson e Prince ed è stata tra le protagoniste di “20 Feet from Stardom”, il documentario premio Oscar dedicato alle grandi backing vocalist della musica americana.
DAL BRASILE ALLA COREA, PASSANDO PER FRANCIA E ANGOLA. Il viaggio proseguirà il 10 novembre con Lívia Mattos, fisarmonicista, cantante e compositrice di Bahia. Il suo nuovo progetto “Verve” parte dalle tradizioni brasiliane del forró, dello choro e del frevo per aprirsi alla sperimentazione contemporanea e agli incontri maturati durante anni di viaggi e tournée. Accanto a lei Jefferson Babu a tuba ed euphonium e Rafael dos Santos a batteria e percussioni. Il 3 dicembre sarà la volta di Antoine Boyer & Yeore Kim. Lui francese, cresciuto musicalmente nel jazz manouche e successivamente avvicinatosi alla chitarra classica; lei coreana e virtuosa dell’armonica cromatica. Il loro incontro dà vita a un dialogo nel quale jazz, gypsy, musica classica, pop e improvvisazione si intrecciano in una formazione essenziale di chitarra e armonica. Il 12 dicembre arriverà Lúcia de Carvalho, artista la cui stessa biografia racconta l’identità internazionale di Paesaggi Sonori: nata in Angola, cresciuta tra Portogallo e Francia e profondamente legata musicalmente al Brasile. Radici africane, ritmi brasiliani, reggae, funk e pop confluiscono in una musica costruita sul movimento continuo fra memoria e presente, Africa, Europa e Sud America.

IL 2027 TRA ORGANETTO, MUSICA IRLANDESE E STRUMENTI RICICLATI- Il nuovo anno si aprirà il 22 gennaio con Riccardo Tesi – Quartetto Elastico. Organettista e compositore di fama internazionale, Tesi è tra i musicisti che maggiormente hanno contribuito a portare l’organetto diatonico oltre i confini della musica tradizionale, facendolo dialogare con jazz, canzone d’autore e musiche del mondo. Con lui Caterina Sangineto, Vieri Sturlini e Francesco Savoretti. Il 12 febbraio il Teatro Valle dei Laghi guarderà invece all’Irlanda con Aoife Ní Bhriain & Birkin Tree. La violinista dublinese, capace di muoversi tra repertorio classico e musica tradizionale irlandese, incontrerà una delle formazioni italiane storicamente più legate alla musica dell’isola. I Birkin Tree vantano quarant’anni di attività, oltre duemila concerti e una lunga frequentazione della scena musicale irlandese. Sei musicisti porteranno sul palco violini, uilleann pipes, flauto traverso irlandese, chitarra, bouzouki e voce.
Il 13 marzo sarà protagonista la Upcycling Band di Max Castlunger, progetto nato in Trentino-Alto Adige nel quale musica, artigianato e sostenibilità diventano parte dello stesso linguaggio. Quattro polistrumentisti utilizzano oltre cinquanta strumenti e sculture sonore costruiti a mano a partire da materiali e oggetti recuperati: tubofoni, gong, xilofoni, flauti, salterio, tamburi e molte altre invenzioni sonore danno vita a un concerto ispirato alle culture musicali del mondo.
UN FINALE A RITMO DI SWING- La stagione si concluderà ad aprile con Sam Ghezzi & The Roaring Cats, piccola orchestra con base ad Amsterdam guidata dal cantante e sassofonista trentino Sam Ghezzi.












