Teatro di Villazzano, la sfida (vinta) del dosaggio

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Tra tutti i pesci multicolore che stanno sulla copertina del libretto che racconta la decima stagione del Teatro di Villazzano manca il pesce d’aprile. Eh sì, non è – infatti- uno scherzo gestire per due lustri un’offerta sociale attraverso una cultura. Non è uno scherzo farlo senza la puzza al naso dell’intellettualismo forzato ma al tempo senza smarrire l’obiettivo della qualità.
A Villazzano quelli di TeatroE sembrano esserci riusciti (non è stata una passeggiata) con la formula di un meditato dosaggio. La formula, cioè, di proposte che tengono in “palmo di palco” tanto il pubblico di bocca buona quanto i palati fini. Proposte, però, che provano a materializzare un sogno fatto di intrecci. E di tanti viceversa. Vale a dire l’ambizione di portare un po' alla volta (con la forza di una fiducia dimostrata negli anni da numeri crescenti ed importanti) lo spettatore che cerca più di ogni altra cosa relax e divertimento ad intrigarsi per certa ricerca e certa sperimentazione artistica. E portare – al contrario – il pubblico che va in orgasmo solo per l’eccesso di complessità di uno spettacolo a conquistare anche la leggerezza di una risata. Di un’oretta e più di semplicissimo ma ormai inarrivabile buon umore.
Va così – è andata così per dieci anni – a Villazzano. Va così – è andata così – nella scelta di promuovere il coraggio e le sacrosante provocazioni della contemporaneità insieme al divertimento (ma raramente fine a sé stesso) della prosa comica e di quella amatoriale. Va così immaginando prima e praticando poi l’idea di un teatro-casa, da vivere confondendo spesso i ruoli tra spettatore ed attore, desacralizzando gli spazi. Usando tutto il teatro, il dentro e il fuori, il sotto e il sopra, come un’esperienza.
Scelte attente – ovviamente – al “riscontro”, a quei borderò che misurano la possibilità di sopravvivenza. Ma scelte – e qui sta la caparbietà dei fratelli Corradini e di tutto il team di Villazzano – che non vogliono derogare al rispetto che meritano “tutti” i tipi di pubblico: cultori del teatro e neofiti o, semplicemente, curiosi.
Rispetto (e, perché no, affetto) per tutti quelli che finalmente, azzardano la fuga (almeno un po’, per una sera) dalla prigionia senza sbarre visibili (e dunque ancor più limitanti) di una solitudine collettiva al cellulare (maledetti social).
Il teatro, dunque, come luogo nel quale l’arte è il mezzo (e che bel mezzo) per un fine decisamente più ambizioso e di questi tempi grami assolutamente salvifico: l’aggregazione, l’incontro- Volendo perfino quel confronto che se non è tra esperti è certamente meglio. A Villazzano, al teatro di Villazzano, in questi dieci anni che più di un traguardo vorrebbero essere una tappa, alcune idee guida lasciano immaginare che se l’anno prossimo sarà garantita la continuità (si andrà a bando comunale per il rinnovo della gestione) il progetto non potrà che ampliarsi. Migliorando ed esplorando altri territori senza abbandonare l’idea guida di contaminare tra loro culture, stili, temi, eccetera.

Mirko Corradini, direttore artistico di zazzera e neuroni fieramente scapigliati, per questo anniversario ha potuto mettere nel piatto cibarie che mai si sarebbe sognato (o forse sì, perché…gli audaci). Le produzioni da scantinato di TeatroE (sì, perché gestire un teatro sarebbe poca cosa se fosse solo ospitalità) hanno saputo aggirare la condanna di un Trentino chiuso su sé stesso (e sui suoi soldi pubblici spesso mal elargiti). “Puttana” – artigianato per mezzi ma creatività evidentemente non relegata all’angustia alpina – è finita (premiata financo) prima a New York e poi in quel “mundial” della prosa d’avanguardia che è il Fringe Festival di Edimburgo. Un altro lavoro nato nella fucina amical professionale di Teatro E ha trovato consenso ad Avignone e in altri spazi europei dove la ricerca artistica non è un fastidio per le istituzioni.
Qualcosa, insomma, dovrebbe voler dire questa crescita indubitabile delle compagnie professionali trentine, questa loro capacità di varcare confini e trovare consensi. Una crescita che non riguarda solo il Teatro di Villazzano e che conforta guardando ad esempio al lavoro di Aria Teatro a Pergine, di Evoè, Emit e di tanti altri che operano sul territorio in forme finalmente molto più collaborative e sinergiche di un passato che è recente ma sembra fortunatamente remoto.
Tuttavia tutto questo impegno, tutta questa passione anche e soprattutto nel misurarsi con “il resto del mondo” pare sconosciuta a chi potrebbe investire in sostegno (economico, progettuale) rendendo meno episodici e faticosi i successi che comunque, miracolosamente, arrivano. Chissà se la Provincia si darà mai una mossa se non altro per “capire” questo fenomeno, questo salto di qualità che non abbisogna solo di complimenti. Chissà se il Comune di Trento (e quelli dove operano tante compagnie in questione) passeranno dagli elogi che non costano nulla ad una vera pressione verso la Provincia.
Ma tornando a Villazzano, si torna alla festa della stagione del decennale. Una festa lunga non una ma tante stagioni: quelle che compongono un cartellone multicolore almeno quanto i pesci disegnati dal pubblico “fedele” per chiamare a Villazzano altro pubblico oltre quel 60 e spiccioli per cento che non viene dal territorio di riferimento.
Per ogni stagione – comica, Degusta Teatro, Musica, Infanzia, Tabu, Amatoriale e la novità del Cinema, il compleanno non poteva che essere celebrato tra amici. Anzi, il doppio compleanno, perché se la struttura di Villazzano ha dieci anni, Teatro E (il motore creativo) di anni ne compie 25.
Cartellone tra amici e cartellone di amici, quindi, nel senso che torneranno a calcare il palco tanti artisti e realtà che hanno accompagnato, condiviso, un percorso non sintetizzabile nei titoli e nei nomi.
Un percorso che Mirko Corradini battezza con la parola più piena ma anche più difficile da pronunciare per chi fa il mestiere dell’arte (anche dietro le quinte): stima. Non saranno stagioni (sì, al plurale) di ritorni. Saranno stagioni di reciproci auguri e di un unico, unificante, ringraziamento: al pubblico. Un pubblico fatto di anime diverse che nuotano – ognuna come gli pare – come i pesci nell’acquario di cui sopra. Non è dato sapere cosa si raccontino i pesci quando si incontrano. Si sa però – è sicuro – che dagli incontri dentro, di lato e fuori da un teatro ci si può (ci si deve) raccontare molto. Molto più di quel che si immagina.
Per conoscere i contenuti delle stagioni – ci sarà tempo da qui al via l’11 ottobre. Ma da subito basta consultare il sito del teatro.












