Contenuto sponsorizzato
| 01 settembre | 16:08

Da Villazzano a Edimburgo (passando per New York): ''Puttana'' vince il premio di miglior spettacolo indipendente. In Trentino gli esperti non vedevano qualità e al team hanno tagliato i fondi Fusp

Da Villazzano a Edimburgo (passando per New York): Puttana'' vince il premio di miglior spettacolo indipendente
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 01 settembre 2026

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

E’ il luogo in cui i critici vengono a recensire, l’industria artistica a prenotare opere, gli artisti ad incontrarsi ed il pubblico a trovare ispirazione. Non esiste un altro posto simile al mondo”. Del Fringe Festival di Edimburgo, nella Scozia che illumina per un mese una ricerca creativa finalmente senza latitudini, muri o confini, quella di cui sopra pare la definizione più intrigante. Una delle tante – il web è intasato – per spiegare una manifestazione cultural (sociale) che con miracoli logistico organizzativi difficilmente spiegabili offre palco e promozione a quasi 5000 spettacoli. Dalle proposte grandi, grandemente onerose, a quelle mignon che portano il “minimal” di allestimenti e spese al massimo della resa per contenuto, idee ed emozione.

 

Essere al Fringe scozzese pare sia relativamente facile (basta iscriversi e trovare il luogo dove esibirsi) per chi ha capacità di spesa. È, al contrario, un’ipotesi meravigliosa ma impraticabile per chi deve fare i conti con una dimensione professionale nella quale la qualità si scontra con la realtà di trasferte estere, vitto e alloggio eccetera. Come saltare l’ostacolo (alto come montagna)? Semplice a dirsi, più complicato a farsi: rischiando. O meglio “confidando”. Convincendosi, insomma, che se anche campi in quel microbo geografico che è il Trentino, gestendo un micro teatro, quel che riesci a produrre “in proprio” non deve per forza essere relegato ad un frustrante consumo casalingo.

 

 

Certo, ci deve essere un’intuizione forte. Meglio se provocante (ma non per moda o furberia). Meglio ancora se originale nel testo, nella regia, nella messa in scena, nella recitazione. L’idea forte di “Puttana”, il lavoro nato a Villazzano nel team amical/professionale di TeatroE che ha messo assieme la scrittura di Maura Pettorruso, il talento protagonista di Beatrice Elena Festi, l’innovazione tecnica di Sebastiano Cecchini, le musiche composte da Michele Callà e la regia scapestrata (per via del non phisique du role”) di Mirko Corradini.

 

Percorrendo lo stivale dei festival per nulla marginali (fringe significa, appunto, margine) lo spettacolo made in Villazzano s’è conquistato prima New York (nell’inverno scorso) e poi Edimburgo.

 

Conquistato vuol dire che è stato visto, premiato e opzionato per le due esperienze inimmaginabili americana e britannica con possibilità di farsi notare da una platea internazionale fatta sì di pubblico ma soprattutto di esperti certificati. Quella genia, insomma, per il quale il motto “da cosa nasce cosa” potrebbe di qui in avanti portare Teatro E (ma anche Trento, il Trentino) verso traguardi che per correttezza giurata verso Corradini (ma anche per scaramanzia) ci si tratterrà da anticipare.

 

Ad Edimburgo, nelle sue decine di repliche tra fatica (tanta) ed entusiasmo (di più) lo spettacolo non è stato solo uno tra le migliaia che – per lo più in inglese – parlavano tutte le lingue e le culture di un universo che almeno nell’arte non deraglia nell’auto distruzione. Lo hanno premiato, “Puttana” con il Derek Award Edimburgo Fringe, riconoscimento tra i più prestigiosi per le produzioni indipendenti: Best overall show (miglior spettacolo). Considerando – parole strozzate da una soddisfazione di cui quasi si schernisce quella di Mirko Corradini – che nessun lavoro italiano aveva centrato questo obiettivo, non si corre il pericolo di un incensamento eccessivo. “Dove inizia l’idea che un corpo sia carne in vendita? Dove inizia il pensiero che ogni corpo abbia un prezzo?”. Beh, a queste domande cariche di realtà, inquietudine e molto ma molto altro, “Puttana” ha provato a rispondere con una sperimentazione intrecciata di una voce che si moltiplica e cambia, di una musica che fa contesto, con una narrazione sperimentale nei modi (pubblico in cuffia) ma via via sempre più sperimentata nell’intensità di una protagonista cui sono state riconosciute qualità sorprendenti.

 

Tutto qui, anzi solo un accenno perché qui non c’è spazio per ricordare tutti i commenti lasciati dal pubblico (60 a sera per tantissime sere) che Corradini e collaboratori potranno mettere nella cassaforte delle reliquie teatrali sperate ma inaspettate. Colto alla vigilia del rientro a casa dopo il mese scozzese, Mirko Corradini (ci è più che ci fa) potrebbe (vorrebbe) essere un fiume in piena di logorrea ma invece sorprende. “Ma un sogno, che altro dire? Dovrei mettermi in ginocchio davanti a Beatrice e a tutti quelli che hanno creduto in Puttana, rendendola molto più di uno spettacolo per noi innovativo. Lo farò. Lo ho già fatto. Ma prima lasciatemi parlare di questo festival, della possibilità di crescita immensa che ci è stata offerta. Ho visto almeno 50 spettacoli da tutto il pianeta. Ho potuto confrontarmi con teatranti, critici, cultori, pubblici di tante nazioni, di tante culture. Abbiamo condiviso esperienze, problemi, illusioni, speranze. Certo, la direzione artistica del teatro di Villazzano non l’ho, non l’abbiamo, mai vissuta entro un confine angusto. O provi a pensare in grande, con le tue forze ma con coraggio, o è meglio che non pensi. Questo – New York ed Edimburgo, era un pensiero fuori portata per i nostri mezzi. Era già fuori portata esserci”.

 

Invece sì. Ci sono stati come italiani: rarità. Ci sono stati come italiani premiati: più che rarità. Visto il successo, c’è il rischio che ci saranno ancora. Ci sono stati – negli Usa ed in Scozia, anche come trentini.

 

Ma tutto questo non lo si sottolinea per un campanilismo che starebbe all’universalità dell’arte come la nutella sullo sgombro. Sarebbe, casomai, utile (seppur in ritardo) che il Trentino delle istituzioni con la cassa (e con la retorica purtroppo a palla) affiancasse ai complimenti che non costano nulla anche qualche briciola di sostanza. A Teatro E sono stati negati i fondi Fusp (fondo provinciale per lo spettacolo) perché gli esperti non vedevano qualità. Evidentemente non erano gli stessi esperti di un festival teatrale e di performance che viene considerato importante come le Olimpiadi o i Mondiali di Calcio.

 

Così come – volendo – la Provincia potrebbe derogare quando serve alla regola che impedisce di aiutare finanziariamente trasferte come quella ad Edimburgo perché “non si tratta di manifestazioni trentine”.

 

Per chiarezza e per evitare addebiti ingiusti facciamo presente che questa polemichetta è farina del sacco di chi scrive. Si è tuttavia convinti che l’esperienza che qui si è sintetizzata e quella di altre compagnie trentine che quest’anno si sono distinte in altri festival internazionali (Avignone, Praga e altro) dovrebbero essere uno stimolo all’assessorato alla cultura provinciale per attivare un meccanismo non tanto di “aiuto” quanto di investimento. Sì, si può e si deve investire in una creatività finalmente esportabile dopo decenni di sole, onerosissime, importazioni culturali. La pubblicità “Respira sei in Trentino” è azzeccata. Ma chi porta fuori dal Trentino un “respiro” (culturale) che intriga l’estero potrà mai contare su qualche sostegno che non gli renda il respiro rischiosamente affannato?

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 15 settembre | 18:08
Dopo le operazioni di soccorso la linea è stata riaperta ma si registrano ancora cancellazioni e ritardi
Cronaca
| 15 settembre | 18:42
Dopo i malesseri e la sospensione del servizio mensa, il comune diffonde una nota: "In merito ai casi di tossinfezione alimentare che hanno [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato