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Fiducia sulla fiducia del pubblico. A Pergine la prosa che rilancia l'incontro

Tanti titoli e tanta qualità nel teatro "limitato" nei posti ma non nelle ambizioni. L'ottimismo per una risposta che solletica e sollecita gli spettatori ad aiutare chi promuove cultura e socialità "nonostante tutto". I comici che sanno trattare argomenti seri, (Poretti, Pennacchi, Lastrico) assieme ai protagonisti della scena della ricerca e dell'innovazione come Musso e Cusconà. Il tutto all'insegna di un'Aria caparbia

Di Carmine Ragozzino - 05 ottobre 2020 - 10:37

PERGINE. Un pezzo di spago “vieta” una poltrona e indica che ci si può sedere solo su quella vicina: a distanza. Cosicché i posti si dimezzano in un teatro che sarà limitato, fortemente limitato, nella logistica. Nell’accesso. Ma fin qui è matematica: materia obbligatoria per non abolire lo spettacolo. Una matematica fatta di annessi e connessi organizzativi di non poca preoccupazione se è vero che la sacrosanta prevenzione da virus impone sforzi e incognite a chi vuole promuovere la cultura dell’incontro.  “Nonostante tutto”.

 

 Proporre teatro – una stagione che come sempre non è di sola prosa - nel tempo maledetto di un Covid che non se ne va. Un atto nobile? Ma no: un imperativo. È decisivo che chi promuove cultura si aggrappi all’ottimismo della volontà pur senza cedere ad alcuna sottovalutazione dei problemi. Non è obbligatorio solo per far campare realtà – (singoli, famiglie) che sulla cultura hanno investito passioni, energie, competenze e futuro. È necessario per evitarci un aggravio di smarrimento, una prolungata condanna all’infelice isolamento della distorta “tecnologia dei rapporti”. Rapporti "social", non sempre sociali.

 

  A Pergine tira un’Aria caparbia. Un’Aria di sfida, o quasi. Pur mettendo in conto in partenza tutte le incognite, (si incomincia senza sapere dove si andrà a parare se il virus continuerà a prendersi la scena), Aria Teatro ha messo sul piatto della propria programmazione il “menù completo”. Sulla carta ci sono una ricca stagione di prosa, una buona offerta musicale, gli appuntamenti per i bambini e le loro famiglie, un festival di ricerca – il Bellandi - che anno dopo anno afferma con maggiore forza la sua volontà di innovazione nei temi e nelle messe in scena.

 

 Differentemente da altre scelte sia locali che nazionali, il cartellone teatrale di Pergine è acquistabile per intero: un segno di fiducia nella fiducia altrui. Un segno di fiducia nella fiducia di un pubblico che a Pergine considerano oggi più che mai pronto a farsi protagonista di una “ritorno alla normalità in tempo di anormalità”.

 

  Sì, il pubblico. A Pergine sono sicuri che non tradirà un’attitudine che anno dopo anno si è andata manifestando con maggiore costanza. Il pubblico del teatro di Pergine, (che solo perginese non è), anno dopo anno è sembrato fidarsi convintamente, (e numericamente), di quanto Aria Teatro ha saputo offrire giocando sull’equilibrio tra nomi noti del palcoscenico nazionale e nuovi protagonisti della sperimentazione e dell’intreccio dei linguaggi artistici.

 Questa attitudine, questa confortante abitudine, adesso è richiesta ad un ulteriore scatto: dimostrare non tanto la voglia di teatro, (che già non è poco) ma il bisogno di praticare l’esperienza di uno spettacolo anche come segno di resistenza collettiva alle preoccupazioni virali. Preoccupazioni certo non sottovalutabili. Ma preoccupazioni “gestibili” se ognuno farà la propria parte con la dovuta saggezza, in un teatro come sulla strada o in un negozio.

 

 È troppo importante oggi l’incontro. È troppo importante oggi l’incontro attraverso la cultura. Non conta che sia cultura di argomenti crudi sbattuti in faccia senza mediazione o che sia, al contrario, cultura di divertimento, leggerezza, relax e risata. Conta che i sentimenti, le emozioni, la comunicazione tra palco e platea, (e viceversa) non si interrompa.

 

 Che sia un rapporto sanificato, contingentato, allertato: ma che il rapporto ci sia. Quella fiducia di cui nessuno ad Aria Teatro sembra dubitare va ripagata con la moneta di scelte artistiche che come sempre alternano l’impegno di Aria Teatro e quello del Comune, (grazie al Coordinamento Teatrale Trentino) nell’allestimento di un cartellone ad alta variabilità di temi e relative interpretazioni. Gli spettacoli? Doppia replica per quelli direttamente proposti da Aria (sotto il simbolo Teatro di Pergine) e una sola reploca per quelli del Comune.

 

 Sarà una stagione spiazzante per chi non sa discostarsi dai clichè legati a certi attori. Per esempio Giacomo, (Poretti) che sarà single, (senza Aldo e senza Giovanni) per ripercorrere il suo passato di infermiere con “Chiedimi se sono di turno”. Eh sì, la corsia non poteva mancare in questa fase. La corsia di Giacomo è quella che porta alla scoperta di un dolce-amaro comico con flebo prolungate di umanità.

 

 Chi invece avesse in testa che “Il Poiana”, protoleghista irresistibilmente vero, è l’unica incarnazione possibile di Andrea Pennacchi avrà modo di ricredersi nel vedere la sua trasformazione in “Da qui alla luna”, monologo paoliniano sulla tempesta Vaia che inchioda alle emozioni. Nella stagione il comico si evolve verso il top della letteratura: “Nel mezzo del cammin di nostra vita” dimostrerà che la metrica fa ridere ma anche che imparandola non si finisce sul Lastrico dell’ignoranza. Una stagione deve essere anche un po’ caustica. Con Marta Cuscunà, (aficionada a Pergine) il destino delle donne è tutt’altro che segnato, (in negativo). Come? Con il one-woman show de “La semplicità ingannata”.

 

 Se fin qui ci si rilassa, (pur meditando), ci saranno dei bivi di stagione più scomodi, forse imbarazzanti, ma del tutto funzionali all’urgenza del teatro di “stare sul pezzo”: la cronaca, l’intimo, la denuncia e così via. Ecco allora che “Perlasca, il coraggio di dire no” di Albertini esalta l’anti eroe che salvò migliaia di persone dalla deportazione. Ed ecco che Giuliana Musso, (altro pilastro a Pergine) frusterà le coscienze raccontando l’abuso sui minori di “Dentro, una storia vera se volete”.

  I titoli sono tanti. Se ne parlerà di volta in volta per non fare torto alla corretta informazione in nome dell’eccesso di sintesi. Un’ultima deroga alla regola va comunque inevitabilmente fatta per un monologo al femminile che metterà in luce la grande e forse ancora sconosciuta qualità di autrice dell’indimenticabile Franca Valeri oltre che l’intensità interpretativa di Lella Costa. “La vedova di Socrate” vira sul caustico per descrivere nel 2003 una realtà sociale che da allora a questo 2020 è solo peggiorata.

 

 A teatro, dunque. A teatro con le giuste precauzioni ma senza immotivate paure. A teatro per una giusta causa. Anzi due. La prima causa? Non vietarsi la formativa soddisfazione di vivere collettivamente i sentimenti che dal palco si trasmettono alla platea. E viceversa. La seconda causa? L’ha spiegata con la forza della semplicità Katia Cont, la rappresentante del Centro Santa Chiara invitata dall'anima del Teatro di Pergine, Denis Fontanari, a portare un contributo alla  presentazione della stagione “Il teatro non è solo lo spettacolo - ha detto la Cont -  Il teatro sono tutto quel che c’è dietro e fuori il palcoscenico: lavoratori che permettono l’arte e che in questi mesi hanno sofferto e stanno soffrendo le pene non solo economiche di un prolungato inferno ancora senza certezze. Quando pensate al teatro, pensate a loro”.

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