Lìvia Mattos, il Brasile che non t'aspetti. Secondo "colpaccio" a Vezzano
Dopo l'incendiario funky soul e virtuosismo jazz di Judith Hill la rassegna "Paesaggi sonori" propone martedì 10 novembre il concerto della fisarmonicista e cantante in odore di Grammy che in trio riempirà il teatro di ritmi popolari che evolvono nel jazz e nella sperimentazione in un racconto di emozioni. La world music ha trovato casa (finalmente) in valle dei Laghi

VEZZANO. È passato quasi un mese ma di quell’incendio ritmico nel teatro di Vezzano si sente ancora il calore. A metà ottobre Judith Hill inaugurò la nuova e ancora più matura edizione di Paesaggi Sonori con un concerto ad alto, altissimo, tasso di quell’internazionalità purtroppo rara negli appuntamenti musicali in Trentino. Quel caleidoscopio di funky, blues, soul, jazz e prolungate escursioni nel virtuosismo vocale della musicista americana ha confermato l’originalità ed il coraggio di una rassegna virtuosamente poliglotta.
Una rassegna – quella promossa da ArteLaghi - che pur concentrandosi sulle “musiche dal mondo” vuole fare la sua parte (piccola sì, ma mica tanto) per aprire orizzonti giocoforza “sociali”, abbattere muri e confini, indicare la via salvifica delle contaminazioni geografiche e culturali. Judith Hill e famiglia (con lei, sul palco padre bassista e metronomo, madre pianista ed un batterista tanto tentacolare da sembrare uno e trino o forse più) ha elettrizzato (e stupito) il pubblico (e stupito) con una mescolanza sonora che non lasciava un attimo di tregua ai sensi.
Artista da Grammy (gli Oscar musicali) l’americana che dalla collaborazione con Prince (e tanti altri miti) deve aver interiorizzato una religione ritmica per nulla piaciona, capace di mandarla in trance durante un’esibizione aliena alle smancerie e all’empatia. Ed anche questa “novità” alla quale il pubblico trentino è scarsamente abituata, va probabilmente segnata come un valore aggiunto di una rassegna che non solo guarda ma certamente cerca il “sodo” artistico.
Di Grammy in Grammy, “Paesaggi sonori” torna in scena martedì 10 ottobre passando dagli Stati Uniti al Brasile. Passando dall’incandescenza al colore che a sua volta regalerà calore. Toccherà a Lìvia Mattos il secondo concerto/spettacolo di un calendario gira continenti. La Mattos è in odore di Grammy (due giorni pochi giorni dopo il concerto di Vezzano) per quella musica latina che quando è genuina e tradizionalmente innovativa non ha bisogno di sculettamenti per farsi notare ed apprezzare.
.jpeg?itok=TfqbNo7a)
Lei, la protagonista del concerto di Vezzano, è una fisarmonica che dialoga con la tuba e la batteria. Anche stavolta sarà (e per fortuna) una serata di intrecci ritmici, con le coccole e le frenesie della musica brasiliana a confronto con il jazz e con la sperimentazione di magiche pozioni musicali che ancora una volta serviranno a confermare quanto gli sconfinamenti non sono limiti ma risorse per convivenze e crescite alle quali le note (ed i palchi) hanno sempre indicato la strada.
“Originaria di Salvador de Bahia – si legge nella presentazione di ArteLaghi – la Mattos ha costruito un linguaggio musicale personale, in cui la musica popolare brasiliana incontra improvvisazione, teatralità e contaminazioni internazionali. Il suo percorso attraversa anche il mondo del circo, della danza e delle arti performative: esperienze che si riflettono in una presenza scenica vivace e imprevedibile. La sua fisarmonica, strumento tradizionalmente associato in Brasile a interpreti maschili, diventa un mezzo di libertà espressiva e di superamento dei confini stilistici”. Poco altro da aggiungere se non assicurare, anche in questo caso, che difficilmente si uscirà dal teatro di Vezzano con la stessa flemma con la quale si è entrati.
Al Teatro Valle dei Laghi la Mattos suonerà (e canterà) con Jefferson Babu alla tuba e Rafael dos Santos alla batteria. Una trio votato al dialogo tra strumenti che alternando energia e melodia racconta tanto la musica delle radici, quella popolare, quanto la sua spesso emozionante evoluzione. Due colpi a seguire, dunque, per Paesaggi Sonori, proposta che alla terza puntata (di cui una estiva) sembra davvero avere la possibilità di far diventare culturalmente “centrale” una periferia (la valle dei Laghi) grazie alla programmazione in un bel teatro al quale si sta assicurando una precisa e lungimirante identità.













