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Il Trentino, il Qatar, i Mondiali di calcio del 2022 e i diritti umani

Si facciano pure tutti gli accordi commerciali che si vogliono fare ma la nostra Provincia non può anteporre gli interessi commerciali e tralasciare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dove si vede impegnata
Dal blog di Massimiliano Pilati - 12 aprile 2018 - 09:23

La notizia è stata data qualche giorno fa direttamente dall'Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento: il 5  aprile scorso una folta delegazione di imprenditori trentini ha partecipato ad un incontro organizzato da Trentino Sviluppo presso il Polo Tecnologico di Rovereto in cui sono state approfondite le opportunità offerte dal Qatar alla presenza del direttore dell’Italian Trade Agency di Doha.

 

L’incontro è stato organizzato da Trentino Sviluppo in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento, Confindustria Trento, Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento, Federazione Trentina della Cooperazione ed Associazione Trentina per l’Edilizia - Ance Trento.

 

Il Qatar è un paese dall’economia in forte ascesa, presenta il più elevato Pil pro capite al mondo ed ospiterà i Mondiali di calcio del 2022. Grazie alla supervisione e organizzazione di Trentino Sviluppo vi sono già iniziative programmate con incontri con operatori economici del Qatar a luglio e la presenza di imprese trentine a delle fiere internazionali di settore nel novembre 2018 a Doha. Il Qatar, grazie alla sua rapida ascesa economica e ad alcuni eventi nel prossimo futuro come i Mondiali di calcio del 2022, è un paese molto appetibile anche per le imprese trentine.

 

Bene quindi! Si, ma non benissimo! Credo nella libera circolazione delle persone nel Mondo e questo porta sicuramente con se la possibilità che, con esse, circolino le merci, i saperi professionali e che ci sia business. Sicuramente in Trentino vi sono persone e imprese capaci che sapranno intraprendere ottimi lavori e ottimi risultati anche economici nel mediorientale Qatar.

 

Ma...

 

Ma il Qatar è un Paese da tempo sotto la lente di ingrandimento di chi si occupa di difesa dei diritti umani, in particolare ho letto con molta attenzione il recente Rapporto annuale 2017 – 2018 di Amnesty International (uscito nel febbraio 2018) nella sua parte dedicata proprio al Qatar. Purtroppo non ne esce uno spaccato limpido e cristallino.

 

In Qatar continuano ad essere imposte indebite limitazioni alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica non conformi al diritto e agli standard internazionali. Non è ammessa l’esistenza di partiti politici indipendenti, e soltanto i cittadini del Qatar hanno il permesso di organizzarsi in associazioni di lavoratori, a patto che queste soddisfino rigidi criteri stabiliti dalle autorità. Non sono ammessi e vengono sistematicamente dispersi i raduni pubblici non autorizzati e sono in vigore leggi che criminalizzano espressioni ritenute offensive verso l’emiro.

 

Lo scorso anno Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di finanziare e fornire riparo ai “terroristi” e di interferire con le questioni interne degli stati vicini. L’Arabia Saudita, il Bahrein e gli Uae hanno indebitamente vietato ai propri cittadini di recarsi o di risiedere in Qatar e hanno ordinato ai cittadini del Qatar di lasciare i rispettivi paesi, minacciando sanzioni amministrative o altre non ben specificate conseguenze per i trasgressori. Situazione sicuramente molto complessa che ha però portato ad ulteriori restrizioni delle libertà individuali.

 

I lavoratori, soprattutto quelli migranti impiegati come lavoratori domestici, nell’edilizia e in altri settori, affrontano evidenti casi di sfruttamento e abusi, venendo trattati letteralmente come schiavi. La forte crescita economica del Qatar ha portato in questi ultimi anni il paese a “importare” lavoratori dai vicini stati mediorientali tanto che oggi gli stranieri residenti sono quasi il 90% della popolazione. Una struttura demografica così sbilanciata è legata a un sistema di discriminazione istituzionalizzato in cui i lavoratori stranieri non hanno nessuna possibilità di cambiare la propria condizione sociale e sono esclusi dal godimento di praticamente qualsiasi diritto. La cittadinanza è un miraggio e i lavoratori sono assoggettati ai propri datori di lavoro da sistemi giuridici arcaici come la kafala: i lavoratori non possono lasciare il proprio posto di lavoro, o decidere di cambiarlo, senza il permesso dei loro attuali datori di lavoro, nemmeno se subiscono soprusi o violenze.

 

Tuttavia, sono stati registrati alcuni sviluppi positivi. Il governo del Qatar ha approvato due nuove leggi ad agosto 2017 che potrebbero contribuire a rimuovere alcuni degli ostacoli incontrati dai lavoratori migranti nell’accesso alla giustizia e hanno esteso le tutele legali al settore del lavoro domestico, tra l’altro riconoscendo il diritto a ferie retribuite e stabilendo un limite massimo giornaliero di ore di lavoro. Tuttavia queste leggi contengono ancora molte lacune che non tutelano appieno i lavoratori.

 

Il governo del Qatar ha recentemente annunciato l’intenzione d’introdurre nuove riforme tra le quali un salario minimo e un fondo di solidarietà per i lavoratori non pagati. Nonostante questo vengono segnalati oltre un migliaio di morti nei cantieri e tuttora numerosi abusi nei confronti dei lavoratori che sono impegnati nei lavori in vista dei Mondiali di Calcio 2022. La stessa Amnesty nel 2016 ha stilato un dettagliato report circa i maltrattamenti e gli abusi subiti dai lavoratori impegnati nei progetti per i Mondiali 2022.  

 

Le donne continuano a essere fortemente discriminate nella legge e nella prassi in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, eredità, tutela dei figli, nazionalità e libertà di movimento. Lo scorso anno il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha sollecitato le autorità a indagare sui crimini legati alla violenza di genere e ad assicurare alla giustizia i responsabili. Il Comitato ha esortato le autorità a emendare una legge sulla cittadinanza, per permettere alle donne di trasmettere la nazionalità ai loro figli, un diritto che è al contrario garantito agli uomini cittadini del Qatar.

 

In Qatar gli atti omosessuali tra maschi adulti sono illegali e non vi è alcun riconoscimento giuridico per le coppie gay. L'art. 296 del codice penale punisce la sodomia fra adulti consenzienti con pene che stabiliscono la reclusione da uno a tre anni.

 

Amnesty International – Italia ha scritto una lettera formale in occasione del viaggio dell'autunno 2017 del presidente del Consiglio Gentiloni nei paesi del Golfo, tra i quali il Qatar chiedendo di cogliere l’occasione per sollevare il tema delle violazioni dei diritti umani nei tre paesi del Golfo e, più in generale, di promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto delle relazioni diplomatiche bilaterali tra l’Italia e i tre paesi.

 

Tutto questo non può lasciarci indifferenti soprattutto laddove la nostra Provincia, anche tramite le sue ramificazioni, intende essere parte attiva nelle mire commerciali trentine verso il Qatar. Dal mio piccolissimo osservatorio sposo l'appello (linkato qui sopra) che il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha inviato nell'ottobre 2017 al presidente Gentiloni.

 

Si facciano pure tutti gli accordi commerciali che si vogliono fare, si intraprenda la strada dell'internazionalizzazione ma la nostra Provincia non può anteporre gli interessi commerciali e tralasciare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dove si vede impegnata.

 

Abbiamo la carta di Trento per una migliore cooperazione tra le migliori del mondo, abbiamo strutture come il Centro per la Cooperazione Internazionale e lo stesso Forum Trentino per la pace i diritti umani in grado di analizzare al meglio situazioni come queste, è troppo importante che il nostro territorio, solitamente attento, non dimentichi nel suo progredire (anche economico) i diritti delle persone che vivono in altri posti del Mondo dove intendiamo agire.     

 

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