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Servono invasi d'acqua per la difesa anti-brina, le prime gelate della terza settimana di marzo hanno investito i ciliegi

Rimane problematica la difesa da gelate degli impianti di ciliegio a taglia bassa presenti in misura ridotta (7-8 impianti) nella Bassa Val di Non, ma più numerosi ed estesi nella parte alta della valle: Rumo, Salobbi, Castelfondo, Sfruz e Smarano
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Di Sergio Ferrari - 12 aprile 2020

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

La difesa antibrina tramite impianti di irrigazione a pioggia lenta in val di Non è limitata a 70 ettari suddivisi a metà tra la piana di Mollaro e quella di Denno.

 

L’acqua utilizzata proviene dal lago di Santa Giustina ed è derivata a seguito di accordi tra le parti dalla condotta forzata che alimenta la centrale idroelettrica della Piana Rotaliana. La Giunta provinciale di Trento intende finanziare la realizzazione di invasi di raccolta di acqua piovana o da sorgenti in quota per potenziare la difesa antibrina.

 

Per ora l’unica difesa preventiva è rappresentata dalla polizza assicurativa che però diventa sempre più costosa. Rimane problematica la difesa da gelate degli impianti di ciliegio a taglia bassa presenti in misura ridotta (7-8 impianti) nella Bassa Val di Non, ma più numerosi ed estesi nella parte alta della valle: Rumo, Salobbi, Castelfondo, Sfruz e Smarano.

 

Le prime gelate della terza settimana di marzo hanno investito i ciliegi nella fase di gemme ingrossate. La difesa mediante fornelli caricati da materiale legnoso infiammabile e candele generatrici di calore ha funzionato bene ma solo negli impianti di ciliegio protetti fisicamente dalla copertura antipioggia e dalle reti anti-insetto distese su quattro lati. Per formare una vera e propria serra capace di contenere il calore sviluppato.

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