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Disuguaglianze e povertà: c’è molto da fare, anche in Trentino, bisogna dare più valore al lavoro

Dal report Istat sulle condizioni di vita e reddito in Italia, diffuso in questi giorni, purtroppo nulla di nuovo né di buono. Italia peggio della media Europa, servirebbe svolta strutturale
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 10 dicembre 2016

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Emerge chiaramente che, dal 2014 al 2015, anche nelle regioni, come il Trentino, in cui si assiste ad una stabilizzazione dell’occupazione (dal 66,1 al 66.5%) o pur minima riduzione del tasso di disoccupazione (dal 6,8 al 6,4%)  e del tasso di bassa intensità lavorativa (dal 6,8 al 5,2%), aumenta comunque, il numero di persone, famiglie a rischio povertà ed esclusione sociale (dal 13,6 al 15,8%), anzi raddoppia quasi quello di chi subisce “grave deprivazione” (dal 2,8 al 5,1%). 

Secondo la Uil del Trentino ciò è dovuto a diversi fattori, riconducibili però soprattutto alla perdita del valore del lavoro, sia in termini economici assoluti che, ed è il portato della crisi epocale che stiamo vivendo, in mobilità e precarietà del lavoro stesso.

 

 

Se pensiamo all’introduzione e dissoluta diffusione oltremisura dei vouchers (da 7,5 euro netto l’uno) anche nella nostra provincia in settori dove era presente e tutelato il lavoro stagionale od il costo medio delle retribuzioni di certi settori dei servizi e del terziario (ad esempio i 6,4 euro l’ora dei lavoratori delle  cooperative scioperanti in questi giorni sull’asse della A22), all’estensione degli ammortizzatori sociali che comporta una riduzione dei redditi dei tanti lavoratori coinvolti, il sostanziale blocco fino a queste ultime settimane della contrattazione nazionale e territoriale di molti comparti economici, compreso quello pubblico, è evidente la diminuzione dei redditi per le famiglie, soprattutto quelle numerose e monogenitoriali, ben presenti anche in Trentino. Non dimentichiamo poi la quota di reddito che lavoratrici e lavoratori utilizzano per la produzione del reddito stesso (mobilità) o cura dei familiari e la diffusione di orari disagevoli, turnistiche festive e part time ridottissimi che spesso i lavoratori accettano, pur di lavorare.

 

Al fattore reddituale poi dobbiamo aggiungere il sempre più pressante problema della casa, del costo quindi dell’affitto (+ 6,5% nell’ultimo anno)o del mutuo e quello delle spese di riscaldamento o, sempre più rilevante ed incidente, anche nel “Trentino felix”, della questione del costo della salute, che le famiglie sono costrette sempre più ad affrontare privatamente per la compartecipazione (ticket e farmaci) o  per bypassare inefficienze e ritardi presenti purtroppo anche nostro sistema sanitario. 

 

Non ci stupiamo quindi che la fotografia dell´Italia ed anche quella del Trentino, seppur in misura meno preoccupante rispetto al quadro nazionale, sia la stessa di ieri, un Paese a rischio povertà e in cui si registrano disuguaglianze di reddito maggiori della media europea. 

 

Sconforta che nel 2015 quasi il 30% dei cittadini residenti in Italia siano stati a rischio povertà ( in Trentino più del 15%) , con un’incidenza notevolmente più allarmante nelle regioni del Sud. Il dato è in sostanza invariato, a conferma dell’inefficacia delle misure sinora in atto, come dalla UIL ripetutamente evidenziato, pur con qualche accenno di miglioramento.

 

Non passa inoltre inosservato, il dato della disuguaglianza nella distribuzione del reddito: il 20% più ricco percepisce quasi il 40% dei redditi totali, ponendo il nostro Paese sotto la media Europea in quanto a giustizia sociale.

Servirebbe in realtà una politica espansiva di investimenti pubblici per rilanciare l’economia e quindi l’occupazione, in tale direzione, un maggiore coinvolgimento del  sindacato come prezioso strumento per riequilibrare gli assetti sociali ed economici del Paese.

  

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