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Trento Rise - Deloitte, primo filone: chiesto il rinvio a giudizio per sette persone

L'accusa è quella di turbativa d'asta. Tra i sette ci sono anche Giunchiglia, Dalmonego e Bonacci. Archiviata la posizione di Polacco e Del Santo di Deloitte 

Pubblicato il - 09 novembre 2016 - 15:58

TRENTO. E' il filone principale, quello sulla consulenza da 7 milioni e 474 mila euro per la riorganizzazione della macchina amministrativa della Provincia ("pcp modelli organizzativi e di processo abilitanti il trasferimento tecnologico e l'applicazione dei soluzioni innovative"). Ieri sono diventati 7 gli indagati dei 9 iniziali del filone principale (il primo dei sei) dell'inchiesta Trento Rise-Deloitte. Sono "saltati" quindi i nomi Enrico Polacco (director di Deloitte) e quello di Alberto Del Santo (senior manager di Deloitte).

 

Ne restano sette per i quali i sostituti procuratori Pasquale Profiti e Alessia Silvi hanno chiesto il rinvio a giudizio per turbativa d'asta in concorso tra di loro (articolo 353 codice penale): Ivano Dalmonego (all'epoca direttore generale della Provincia), Fausto Giunchiglia (ex presidente di Trento Rise), Michele Debiasi (ex responsabile dell'ufficio legale di Trento Rise), Massimo Bonacci (responsabile della sede di Trento di Deloitte), Andrea Grianti (che lavorava per Trento Rise), Roberto Bona (Informatica trentina e come Grianti membro della commissione del Pcp).

 

Secondo l'accusa la bozza del Pcp sarebbe stata predisposta ad hoc sei mesi prima dell'apertura del bando da Bonacci, Grianti e Bona e, a quanto risulta, avrebbero fatto in modo da tenere lontane possibili concorrenti di Deloitte, su pressione di Debiasi e Bonacci. Con Giunchiglia, poi, tutti insieme si sarebbero adoperati per creare delle commissioni ad hoc (il pcp, infatti era strutturato su più step) che si sarebbero poi occupate della gara dal 2012 al 2013. E sempre il tris Giunchiglia, Debiasi, Bonacci avrebbe anche inserito due lettere che risultavano inviate dalla Provincia a Trento Rise per modificare l'oggetto del bando di gara che così avrebbe allargato l'attività di consulenza anche alla stessa Provincia. Infine c'è l'accusa sulla costituzione, in Deloitte, di una documentazione fittizia che permettesse alla stessa di prendere parte alla gara. Documenti che poi non sarebbero stati verificati a dovere da Debiasi. 

 

Le accuse andranno tutte verificate. I nomi di Debiasi, Oungre e Bonacci erano tra i 5 emersi anche nell'inchiesta sull'appalto da 5 milioni di euro per i servizi sanitari.

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