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Bambole di stoffa, simboli della solidarietà: con le Pigotte le nostre anziane scendono a fianco dell'Unicef

All'anagrafe di Trento la neo mamma Francesca Dallapè è diventata testimonial delle Pigotte Unicef che il Comune dona alle neo mamme. Un modo per aiutare con un kit di sopravvivenza i bambini nel mondo. Ma la produzione delle bambole "povere" è un fenomeno sociale di grande valenza che coinvolge le donne nei circoli anziani e alcune stakanoviste che operano in casa

Di Carmine Ragozzino - 20 ottobre 2017 - 11:35

TRENTO.  La fabbrica c'è ma non si vede. La fabbrica della solidarietà non ha un capannone. Ha tante sedi: pubbliche e private. Le operaie, tante che nemmeno si immagina quante, sono avanti con l'età. Spesso davvero tanto avanti. Ma sono giovani nell'entusiasmo, nella dedizione, nella certezza che spendere tempo per gli altri significa migliorare il proprio tempo.

 

Tra le operaie ci sono pure alcune Stakanov. Ma in gonnella. C'è chi a 90 anni e più “produce” un'infinità incredibile di pezzi. Non cerca medaglie. Né gratifiche. S'accontenta di un grazie. Ed in effetti di grazie sarebbe giusto abbondare per le donne che in tutto il  Trentino, da anni, confezionano le Pigotte.

 

Sono le donne che animano i circoli anziani a Trento città come in tutta la provincia. Sono le donne che rendono concreta un'iniziativa tanto semplice quanto importante promossa ormai da lungo tempo dall'Unicef. Le Pigotte sono bambole “antiche”. Sono bambole povere. Sono bambole – o almeno lo sono state per decenni – di riciclo: vestite di quel che restava nei cassetti delle diffuse sartorie casalinghe. Semplicemente simpatiche. Le Pigotte non piangono, non fanno pipì né capricci. Stanno lontane dalla tecnologia che ammazza la genuinità dei giochi complicando la vita al portafoglio dei genitori. Le Pigotte, però, hanno uno scopo. Se le compri aiuti chi vede ogni giorno negato il suo diritto a crescere nella crescente geografia dell'ingiustizia.

 

Con i venti euro di una bambola di pezza, tanto costa una Pigotta, l'Unicef acquista kit di sopravvivenza per i bambini. Aiuta quei neonati ai quali molti comuni trentini – Trento in testa – regalano una Pigotta quando le mamme vanno all'anagrafe per registrare la loro gioia. E' successo anche oggi, di mattina presto.

 

Per fare promozione, (che non è mai abbastanza), alla campagna Unicef è arrivata in Comune, al Torrione, la neo mamma Francesca Dallapè. L'hanno accolta la presidente locale Unicef, Lucia Rigotti, e l'assessora Maule. E con loro alcune rappresentanti di quei circoli anziani che le Pigotte, appunto, le realizzano con instancabile continuità.

 

Dallapè s'è tuffata senza retorica nella perorazione di una causa solidale che le è cara da sempre. Le è ancora più cara da quando, tre anni fa, andò in Uganda con Acav. Alla piccola Ludovica, lo scricciolo  che per la tuffatrice è un oro olimpico da coccolarsi ogni secondo, è stata donata una Camilla, (così si chiamano le Pigotte).

 

Dallapè, dunque, come testimonial dell'Unicef. E con lei centinaia e centinaia di donne, di mamme, ignote alle cronache sportive o mondane che ricevendo in dono le Pigotte dal Comune sono invitate a farsi a loro volta promotrici della causa dei bambini. La causa più importante che ci sia. La vera festa, tuttavia, resta quella che si dovrebbe assicurare alle “anonime” signore che ad ogni età si sono messe in questi anni a disposizione per garantire all'Unicef il “prodotto”. Le Pigotte.

 

Tra le stakanoviste della Pigotta alcuni nomi sono doverosi: Annamaria Milani, una nonna di Terzolas, ne fa trecento all'anno. E a Calliano Antonietta Mittempergher non è da meno. Quando il marito, anziano come lei, carica l'auto per portare le bambole di stracci a chi le deve fornire ai comuni e ai banchetti solidali da strada, il portabagagli è zeppo. Ma le “pigottatrici” (sia concessa la licenza d'invenzione), sono solo in pochi casi delle “lavoratrici autonome”. La fabbrica delle Pigotte è una fabbrica di socialità.

 

I centri anziani sono laboratori permanenti di confezione. E lì, nei centri anziani, si confezionano sopratutto rapporti umani, amicizie. I rapporti che fregano la solitudine e fanno spazio alla condivisione salvifica dei problemi. La figlia di Lina Tomasi, l'ennesima stakanovista delle Pigotte, a sua volta attiva nel progetto Unicef, sottolinea proprio questo aspetto. “Ormai è diventato un fenomeno. In continua crescita. Tanto che se per qualche malaugurato caso i Comuni non dovessero più comprare le Pigotte da regalare alle neo mamme, non sapremmo proprio dove mettere migliaia e migliaia di bambole”. Per fortuna l'evenienza che la produzione non abbia più sbocco non è all'ordine del giorno.

 

Non certo a Trento dove l'assessora Maule garantisce che andrà sempre avanti. E semmai si farà di più. Il problema, semmai, è come fare: di “avanzi”, (pezzi di stoffa eccetera) da trasformare in Camille nelle case ce ne sono sempre meno . E se così è forse un appello andrebbe fatto – (consiglio all'assessora) a quei mega negozi di scampoli che a Trento come in altri centri della Provincia testimoniano come la crisi abbia tolto la ruggine anche alle macchine da cucire dimenticate in soffitta o in cantina. 

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