Casi di mobbing raddoppiati in un anno, la Cisl: "E' un'emergenza sociale che richiede una risposta strutturale e immediata. E ci sono fenomeni da non sottovalutare"
Il segretario della Cisl Fp, Giuseppe Pallanch: "Potenziare gli uffici di vigilanza, rafforzare la consulenza preventiva e investire con decisione nella formazione dei datori di lavoro. La crescita quasi esponenziale dei casi di mobbing ci dice che il tempo delle attese è finito"

TRENTO. "I dati emersi dall'ultima relazione del Consigliere di parità, Matteo Borzaga, non lasciano spazio a interpretazioni". Questo il commento di Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "Non si tratta più di casi isolati, ma di un segnale inequivocabile di un sistema che mostra le proprie fragilità. L'impennata dei casi di mobbing e disagio lavorativo è il sintomo di un mondo del lavoro in cui precarietà e mancanza di tutele stanno erodendo la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori".
La relazione parla di 373 segnalazioni nel 2025 e un aumento del 96% in un solo anno. "Siamo davanti a un'emergenza sociale che richiede una risposta strutturale e immediata. L'attività di consulenza e mediazione, per quanto fondamentale, non è più sufficiente. E' necessario accelerare il potenziamento del sistema di monitoraggio e prevenzione. Non possiamo permettere che il disagio diventi la norma".
Le criticità maggiori, viene evidenziato, emergono quando viene meno il bilanciamento tra vita privata e vita professionale. "Le aziende, nel settore pubblico come in quello privato, devono adottare modelli di gestione del personale più attenti e rispettosi della persona", aggiunge Pallanch. "La conciliazione tra famiglia e lavoro non può essere concessa come un favore: deve essere garantita come diritto e come pilastro del benessere organizzativo. Episodi come il diniego di flessibilità per la cura dei figli sono campanelli d'allarme di una cultura aziendale che va profondamente rinnovata".
A preoccupare la Funzione pubblica della Cisl è anche un fenomeno in crescita "che rischiamo di sottovalutare: l'uso smodato e sproporzionato dello strumento disciplinare per questioni poco consistenti o di scarso rilievo. Quando il provvedimento disciplinare perde la sua funzione e diventa strumento di pressione o di gestione del conflitto, ne pagano le conseguenze la persona, l'organizzazione e l'intero sistema. Un simile approccio indebolisce gravemente l'attrattività del settore pubblico, svaluta il capitale umano e alimenta quel clima di sfiducia e disagio che i numeri di quest'anno fotografano con impietosa chiarezza".
Il sindacato chiede un impegno corale. "Potenziare gli uffici di vigilanza, rafforzare la consulenza preventiva e investire con decisione nella formazione dei datori di lavoro. La crescita quasi esponenziale dei casi ci dice che il tempo delle attese è finito. Occorre agire ora, per proteggere il capitale umano del nostro territorio e restituire al lavoro la sua funzione originaria: luogo di realizzazione, non di sofferenza", conclude Pallanch.












