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| 21 ott 2017 | 20:42

In Trentino la "banca del seme" cerca nuovi custodi: "Importante per la biodiversità del nostro territorio"

L'iniziativa dell'associazione "La Pimpinella". Fino ad oggi sono state recuperate 120 varietà orticole e 80 frutticole. Tra le iniziative spazio anche agli studenti universitari 

TRENTO. Una “Banca del seme” con tanto di custodi che hanno il compito di salvaguardare la biodiversità del Trentino.

 

Oggi non sono solamente alcune specie di animali ad essere in pericolo di estinzione ma anche varietà orticole e frutticole. Alcune, purtroppo, sono già scomparse da anni altre, invece, si sta lavorando per riportarle in vita e nel luogo di origine.

 

Ecco allora che in Trentino, non tutti lo sanno, ma esiste una sorta di “banca del seme”, realizzata da “La Pimpinella”, l'associazione per la tutela della biodiversità agricola. Ad oggi conta oltre 120 associati e di questi una sessantina sono definiti i “Custodi del seme”. L'impegno che si è data l'associazione è quello di riuscire a riportare sul nostro territorio varietà di frutta e verdura che esistevano in passato ma che con il passare del tempo sono andate perse.

 

“Il nostro obiettivo – ha spiegato il presidente di Pimpinella, Luigi Calzà – è quello di tutelare la biodiversità e riportare in Trentino varietà orticole e frutticole che sono nate da un condivisione e produzione famigliare tramandata per decenni”.

 

Per farlo, come già detto, ci sono i “Custodi del seme”che hanno il compito di custodire e conservare delle sementi antiche in modo tale da accrescerne la presenza.

 

“Di solito – spiega il presidente – compito del custode è quello di riprodurre una o due antiche varietà del Trentino. Una parte delle sementi che viene riprodotta viene poi consegnata alla nostra banca. E' un sistema per non far perdere la varietà e per farla tornare nel territorio di origine”.

 

Ad oggi sono state recuperate 120 varietà orticole e ben 80 frutticole attraverso gli innesti. Soprattutto specie leguminose ma anche tipi di insalata, di cavolo e carota. I nomi sono molto curiosi e si va dalla “Tega Gnocca” oppure alla “Mascherina” della Valsugana. Nomi spesso difficili da ritrovare perché riferiti alle famiglie che in principio hanno avviato la coltivazione come i “Fagioli Cecconi di Capriana”.


“Attraverso le nostre ricerche – ha raccontato Calzà – siamo anche riusciti a riportare in Trentino una tipologia di sementi che era scomparsa dalla Bassa Valsugana ed è poi stata ritrovata in Bosnia”.

 

L'impegno non è semplice ma l'importanza del lavoro portato avanti per la tutela della biodiversità del Trentino è fondamentale. Ecco perché “La Pimpinella” cerca nuovi “Custodi del seme”. Attraverso il supporto dell'associazione e assieme ai semi delle varietà da coltivare e preservare, i custodi possono ricevere nozioni di autoproduzione e di conservazione delle sementi anche seguendo corsi pratico – teorici. “Per noi è importante – ha concluso il presidente dell'associazione – trovare persone che hanno voglia di coltivare determinate varietà in precisi luoghi del Trentino per riportarle nella loro zona d'origine”.

 

Spazio poi anche studenti universitari. L'associazione, infatti, accoglie e sostiene giovani studenti che vogliono conseguire una tesi sulle varietà locali orticole e frutticole contribuendo, in questo modo, alla salvaguardia della biodiversità rurale trentina.  

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