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Malaria, arriva in Procura la relazione degli esperti: "L'infezione è avvenuta all'interno dell'ospedale Santa Chiara"

La perizia dell'Istituto di medicina legale di Verona conferma quella dell'Istituto superiore di Sanità: "Stesso ceppo della malaria che ha infettato una delle bambine del Burkina Faso ricoverate in pediatria negli stessi giorni in cui c'era la piccola Sofia"

Pubblicato il - 21 dicembre 2017 - 17:50

TRENTO. La relazione finale degli esperti incaricati dalla Procura per far luce sulla morte della piccola Sofia è arrivata sulla scrivania di Marco Gallina questa mattina. Il procuratore capo non l'ha ancora approfondita e non c'è nessuna dichiarazione ufficiale, anche se qualche elemento inizia a emergere.

 

La perizia dell'infettivologo Angelo Antonio Cazzadori e della dottoressa Federica Bortolotti dell'Istituto di medicina legale di Verona sembra ricalchi quella dell'Istituto superiore di Sanità a cui il ministero aveva chiesto di indagare sul caso di contagio da malaria.

 

Per la seconda volta la zanzara come possibile vettore è stata esclusa, a infettare la bambina trentina sarebbe stato un altro tipo di contatto: i tempi di incubazione non sembrerebbero congrui e non viene ritenuta percorribile nemmeno l'ipotesi della zanzara trasportata in valigia dalla famiglia straniera delle due bambine ricoverate negli stessi giorni al Santa Chiara

 

L'unica ipotesi che regge sembra essere soltanto quella del contagio interno all'ospedale, ma come sia avvenuto tecnicamente il contagio forse non c'è scritto nemmeno all'interno della relazione consegnata oggi. 

 

Verona confermerebbe che il ceppo malarico che ha infettato Sofia è identico a quello di una delle due bambine del Burkina Faso ricoverate in pediatria negli stessi giorni in cui era ricoverata la piccola poi deceduta agli Spedali Civili di Brescia, ma questo era già stato evidenziato dalle analisi effettuate dall'Iss.

 

L'assessore Luca Zeni non commenta: "Non ho informazioni - ammette - so che è arrivata la relazione in Procura ma non so nulla di più". I dettagli non sono ancora emersi, infatti, e nemmeno l'Azienda sanitaria è stata informata di quanto contenuto nella relazione degli esperti veronesi.

 

Più che nuovi elementi sembra che siano stati avvalorati gli elementi già in possesso degli inquirenti e della stessa Apss. Si va per esclusione ma non sembra facile individuare la singola azione che ha infettato la piccola Sofia, rendendo così molto difficile attribuire delle responsabilità oggettive.

 

Le procedure, che sono state indagate anche dalla stessa Azienda sanitaria, sembra siano del tutto conformi agli standard internazionali predisposti per evitare ogni tipo di contagio. Forse la relazione farà luce sulle parti di esse più a rischio, quelle maggiormente esposte al possibile errore umano.

 

Un errore che ha portato al contagio della piccola Sofia all'interno dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Un duro colpo per la sanità trentina: nelle due perizie viene indicato come unico possibile luogo di contagio il Santa Chiara. 

 

Un sospiro di sollievo per il ministero della Salute che per bocca della ministra Lorenzin spiegava che se il contagio è circoscritto all'interno di un ospedale significa che non c'è un pericolo generale, che l'Italia non è a rischio malaria. 

 

 

 

 

 

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