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Malaria, il cerchio si stringe su Trento. Lorenzin: "Un sollievo sapere che il contagio è avvenuto all'ospedale"

Per la ministra sarebbe stato più preoccupante avere zanzare in Italia capaci di trasmettere il parassita. Ma la Procura della Repubblica: "Fuga di notizie, non basta sapere che si tratta dello stesso ceppo". Il direttore dell'Azienda sanitaria Bordon: "Amareggiato"

Di Donatello Baldo - 04 novembre 2017 - 16:02

TRENTO. Le indiscrezioni del Corriere della Sera non sono confermate ma nemmeno smentite. Anche per questo l'ipotesi che la piccola Sofia sia stata contagiata all'interno dell'ospedale Santa Chiara di Trento, dove negli stessi giorni della sua degenza erano ricoverate due bambine affette da malaria, sembra ormai una certezza

 

Una certezza che la ministra Beatrice Lorenzin valuta come "confortante". "Possiamo escludere che la malaria sia stata presa in un contesto esterno all'ospedale. Vuol dire che non abbiamo ceppi di zanzare capaci di essere vettore del parassita".

 

"Da questo punto di vista siamo tutti più sicuri - afferma - poi le autorità competenti interverranno sull'ospedale di Trento nel modo più consono e appropriato possibile". Per la ministra, giustamente, la preoccupazione maggiore sarebbe quella di un ritorno ai tempi delle zone malariche sul territorio nazionale. 

 

Che il contagio sia interno all'ospedale è per lei una buona notizia. Meno buona per l'Azienda sanitaria trentina che per bocca del suo direttore Paolo Bordon si limita a poche parole. "Non siamo stati informati di nulla, l'ho appreso ieri leggendo l'edizione online del Corriere della Sera. Sono amareggiato".

 

Ammette che le firme in calce all'articolo sono "autorevoli", e non esclude che i risultati delle indagini possano essere queste. L'articolo a firma di Margherita De Bac e Virginia Piccolillo  riferisce che i risultati dell'analisi molecolare evidenzierebbero che il parassita che ha infettato Sofia sia dello stesso ceppo di quello rinvenuto nel sangue delle due bambine del Burkina Faso.

 

Questo significherebbe che l'infezione è avvenuta all'interno dell'ospedale. Cadono quindi le ipotesi di un contagio avvenuto tramite zanzara durante la vacanza a Bibione, mentre l'ipotesi che una zanzara 'importata' a Trento dalla famiglia delle due bambine, di ritorno dal Burkina Faso, sembra sia stata abbandonata fin da subito.

 

"Le procedure sono state viste e riviste - afferma il direttore Paolo Bordon - e tutto il materiale utilizzato è rigorosamente monouso. Siamo sempre stati a disposizione di tutte le istituzioni che stanno svolgendo indagini sulle cause della morte di Sofia e continueremo a farlo".

 

"Dal momento del contagio di Sofia - spiega Bordon - ci siamo mossi nelle indagini interne ipotizzando l'errore sanitario. Questo proprio per poter escludere questa pista - afferma - e non tanto per difendere l'Azienda ma per poter evitare un'eventuale secondo contagio".

La 'fuga di notizie' ha fatto però arrabbiare il procuratore della Repubblica di Trento Marco Gallina, che in seguito alla morte di Sofia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, affidando a dei consulenti l'indagine scientifica sul contagio.

 

Precisa che le indiscrezioni non sono uscite dal suo ufficio, che nemmeno i suoi consulenti hanno anticipato le conclusioni. Il dito sembra essere puntato sull'Istituto superiore di Sanità che per il ministero svolge un'indagine di tipo amministrativo.

 

L'indagine giudiziaria è invece affidata ai Nas che si avvalgono anche del supporto dell'Istituto zooprofilattico del Veneto. Gallina aspetta una relazione scritta, delle indiscrezioni non se ne fa nulla e precisa che l'evidenza che si tratti dello stesso ceppo è una parte dell'indagine che da sola non potrebbe spiegare nulla.

 

Il senso, sembra di capire, è questo. Dal punto di vista del ministero basta che ci sia la sicurezza che in Italia zanzare in grado di infettare le persone con la malaria non ce ne sono, poi se la 'colpa' del contagio è da attribuire al reparto di pediatria dell'ospedale di Trento è affare della Procura della Repubblica.

 

A quest'ultima, però, serve molto di più per imputare a qualcuno la responsabilità della morte di Sofia. Se venissero confermate le analisi che fanno risalire i parassiti di Sofia e delle altre di bambine allo stesso ceppo si saprebbe che il contagio è avvenuto a Trento. Ma si deve scoprire anche come sia stato possibile.

 

L'errore clinico dev'essere dimostrato, quello personale di chi materialmente ha sbagliato anche. Ma il coinvolgimento della struttura è ormai dato quasi per certo: forse non si scoprirà mai cosa sia successo veramente. Si sa, e tra poco sarà forse reso ufficiale, che Sofia si è infettata a Trento mentre era ricoverata nel reparto di pediatria dell'ospedale Santa Chiara di Trento. 

 

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