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''Errore sanitario'', la piccola Sofia contagiata con la malaria in ospedale a Trento. L'ipotesi sulla stampa nazionale

Il Corriere della Sera riporta alcune indiscrezioni provenienti dalla Procura della Repubblica. Sembra tramontare l'ipotesi della zanzara che ha punto la bambina, le indagini portano al contagio attraverso strumentazione medica. L'assessore provinciale Luca Zeni: "Provincia e Azienda stanno collaborando attivamente per consentire alla procura di ricostruire quanto accaduto. Al momento nessuna comunicazione ufficiale"

Di Donatello Baldo - 04 novembre 2017 - 09:02

TRENTO. "Non è stata una zanzara ad uccidere Sofia Zago, la bambina di 4 anni morta il 4 settembre per malaria agli Spedali Riuniti di Brescia". Lo scrive oggi il Corriere della Sera che in un articolo a firma di Margherita De Bac e Virginia Piccolillo attribuisce il contagio a un errore sanitario avvenuto all'interno del Santa Chiara di Trento.

 

Nell'articolo si parla di indiscrezioni provenienti dalla Procura di Trento che subito dopo la morte di Sofia aveva avviato un'inchiesta per omicidio colposo contro ignoti.

 

"Dalle prime indiscrezioni sui risultati delle analisi compiute dai consulenti tecnici per conto della Procura di Trento - scrive il Corriere - emerge che il ceppo del parassita malarico che l’ha contagiata corrisponde a quello identificato in due bimbe del Burkina Faso, ricoverate nel nosocomio trentino quella stessa settimana".

 

La strada del contagio attraverso il parassita inoculato dalla zanzara viene dunque ritenuto improbabile e prende corpo l'ipotesi del tragico errore. L'articolo parla di "una procedura medica sbagliata, compiuta durante il prelievo".

 

Forse un ago, forse un pungidito usato per l'esame della glicemia (ricordiamo che la bambina soffriva di diabete). E sul pungidito anche ilDolomiti aveva per primo avanzato l'ipotesi dell'errore sanitario, riprendendo dalla letteratura scientifica un analogo caso di contagio di malaria in paziente diabetico.

 

Nell'articolo, curato da esperti e ricercatori di fama, si analizzava un caso avvenuto nel 2000, ma gli stessi studiosi, intervistati dal nostro giornale, smentivano la possibile analogia: "Il contagio – spiegava Roberto Romi, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità - era legato al malfunzionamento di un apparecchio poi sostituito, non all'inadempienza o al cattivo uso fatto da qualche operatore”. L'apparecchio in questione, sottolineava lo studioso, è ormai vecchio di 17 anni, “le strumentazioni odierne sono molto più sicure”

 

Ma secondo quanto riporta il Corriere della Sera le conclusioni delle indagini sarebbero in procedura di arrivo e conterrebbero importanti novità che andrebbero a escludere il contagio attraverso la zanzara trasportata in valigia, come si era ipotizzato nel settembre scorso.

 

Le indagini della Procura, affidate ai Nas e agli approfondimenti dell'Istituto Superiore di Sanità e dell'Istituto zooprofilattico del Veneto, spiegherebbero il contagio attraverso lo scambio di sangue avvenuto con una strumentazione medica. 

 

"Provincia e Azienda sanitaria  stanno collaborando attivamente per consentire alla procura di ricostruire quanto accaduto. Lo dobbiamo a Sofia e alla famiglia" ha affermato questa mattina l'assessore provinciale Luca Zeni intervenendo sulla vicenda.  "Al momento - continua l'assessore -  non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali, e le istituzioni non possono basare le proprie considerazioni su meri articoli di giornale. Se il ceppo fosse lo stesso, come riporta l'articolo, questo esclude alcune ipotesi e ne lascia aperte altre che dovranno essere oggetto di valutazione da parte dalla organi deputati a ricostruire il tutto". "Provincia e APSS - conclude Luca Zeni - mantengono lo stesso spirito di massima collaborazione per l'interesse comune di avere delle risposte attendibili".

 

LA VICENDA

 

Sofia Zago, di soli 4 anni, è morta il 4 settembre scorso all'ospedale di Brescia. La piccola era stata ricoverata in un primo momento al Pronto soccorso pediatrico dell'ospedale di Trento dopo alcuni giorni di febbre alta.

 

Poco dopo il ricovero le sue condizioni erano precipitate e la bambina era entrata in coma. Nel frattempo un campione del suo sangue era stato inviato al laboratorio per le analisi e i tecnici hanno capito che si trattava di malaria.

 

La bambina è stata allora trasferita agli Spedali Civili di Brescia in condizioni disperate. Poco dopo è morta.

 

Immediatamente sono partite le indagini sul possibile contagio. La bambina non era stata di recente in viaggi all'estero. Le ipotesi erano tante, dalla zanzara anopheles, che però non è stata mai individuata,  all'errore clinico. Nel reparto durante il ricovero della piccola, si trovavano altre due bambine del Burkina Faso ricoverate per malaria dopo essere ritornate dal Paese d'origine a seguito di una vacanza.

 

 

 

 

 

 

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