Partono i Mondiali di tutti tranne che dell'Italia e il rito dello 'stiamo insieme' è roba da altre generazioni: dall'Inghilterra alla Corea, passando per Pasadena nemmeno le offertone Tv ci sono più

Beh, CI SIAMO, no? Dice "dove siamo?". Ma che diamine, ai mondiali di calcio! "Ah, ma allora è vero: ci siamo anche NOI? Al posto dell'Iran?". No, piano quella era una "bufala"! Esatto: lo era!
Mondiali di calcio di Canada, Messico e Stati Uniti: si comincerà da Messico-Sudafrica, questi ultimi organizzatori dei mondiali del 2010, i penultimi con l'Italia presente. Gli azzurri erano campioni in carica, ma - prima volta per gli uscenti - arrivarono all'Evento attraverso le qualificazioni. L'Italia venne eliminata nella fase a gironi dalla Slovacchia, il titolo andò alla Spagna nella finale con la Germania. Furono i mondiali con la costante, incessante, imperturbabile colonna sonora delle "vuvuzela"!
E NOI, tornando a questi mondiali? Scorretto dire e scrivere "noi" per chi fa il mestiere di giornalista, ma stavolta mettiamola giù così va... L'ultima farsa è stata appunto quella, poche settimane fa, della "bufala", quella avallata da un ... fiancheggiatore italiano del presidente degli Stati Uniti, possibilità peraltro che qualcuno in più non aveva escluso: beh sì, niente Iran, avanti ltalia, al mondiale! In forza di cosa non si sa... Il signore di cui sopra da lustri ha ruolo di procacciatore d'affari per l'inquilino della Casa Bianca. Inquilino che in realtà la fa da padrone, anche se sempre più viene canzonato (non ufficialmente, certo): però nemmeno le borse mondiali tengono più in considerazione le sue "sparate".
All'inizio provocavano - fors'anche voluti dall'entourage del capo - alti e bassi e "volatilità da cogliere al volo"; ora le borse fan registrare agli annunci effetti solo relativi. Il signore-fiancheggiatore delle righe precedenti, Paolo Zampolli, giocandoci sopra col suo cognome, ha fatto fare ... figuracce a molti italiani che si eran bevute le sue e di altri esternazioni: insomma e DEFINITIVAMENTE, niente Italia, nemmeno stavolta e per la terza volta. Stavolta la faccenda è più seria, tuttavia: questo a tre nazioni organizzatrici è un mondiale EXTRALARGE! Sì, per i tre Stati che organizzano (sarebbero 52, coi cinquanta degli USA più due), ma soprattutto per le 48 squadre presenti (erano trentadue fino all'edizione precedente): sì, son proprio quarantotto, stavolta! E NOI NO, invece ...
Due note, una a margine e l'altra NO, decisamente NO!
La seconda: tuttora negli Stati Uniti il sistema dei visti e dei permessi d'ingresso è gestito alla carlona? No, no: è proprio così che si voleva e si vuole, questa l'impressione. Corsie senza intoppi, o quasi, SOLO per quelli simpatici alla democrazia americana, che ci sono momenti - questo è uno, di sicuro - in cui tanto somiglia perlomeno ad una 'democratura'.
La prima nota, quella a margine, ma probabilmente è sempre e solo un fatto nostro, è che qui chi s'è accorto che ESSI (sì, i mondiali) stanno per cominciare? La Rai propina spot che sembrano mandati in onda perché "lo si deve fare", senza convinzione. E trasmetterà una partita al giorno; gli altri che le trasmetteranno tutte sono quelli di DAZN (che chissà perché si dovrebbe pronunciare daz-on?), ma per molti è emittente ancora fuori sintonia: gli abbonamenti latitano, per cui ... In questa attesa mancano le abitudini di un tempo: le super-offerte di nuovi televisori fantasmagorici che propongano, anzi proponevano o avrebbero proposto, qualsiasi diavoleria, tanto da farti credere di essere in campo, "tu pure"!
Vero che ormai la televisione la si può vedere non solo dal televisore, ma quest'assenza della pubblicità dell'elettrodomestico, pubblicità un tempo martellante sotto-Mondiali, brilla sì ma per assenza. E' la prima volta di questa assenza, nonostante anche nelle precedenti due edizioni l'Italia era squadra-fantasma, al mondiale. Se torno indietro ai "miei" mondiali, i primi e mi si scusi la digressione personale, come cantava Antonello Venditti furono quelli de ... "la Regina d'Inghilterra era Pelè!", come in "Giulio Cesare", il brano musicale pubblicato vent'anni dopo. Sì erano quelli in Inghilterra, patria degli inventori del calcio che - proprio per questo - si rifiutarono (inizialmente almeno, sarebbero entrati vent'anni dopo) di accondiscendere a che si facessero i mondiali. Era così dal 1930 con la prima edizione in Uruguay. La Football Association, la federazione inglese che è la più antica assieme a quella dei cugini scozzesi (contro qualcuno dovevan pur giocare gl'inglesi!), uscì dalla federazione mondiale (la Fifa) giusto due anni prima del primo campionato, in Sudamerica; vi sarebbe rientrata nel '48.
Gli uruguaiani appunto organizzarono il primo mondiale, per conto della Fifa; chissà perché qualcuno in Italia s'intestardisce a chiamarli 'uruguagi'. Loro, che han vinto due titoli mondiali, sullo stemma della federazione nazionale si sono appuntati quattro stelle, disegnata sopra alla bandiera nazionale col "Sol de Mayo" (il sole di maggio)? Perché quattro se di mondiali ne han vinti due? Perché la federazione dell'Uruguay ritiene di avere vinto quattro titoli mondiali e non ha proprio torto: riconosce per sé, equipollenti al titolo mondiale, anche i due titoli olimpici del '24 e del '28 (Giochi di Parigi e di Amsterdam), ufficialmente erano dentro il Cio, ma decisamente sotto l'egida della Fifa. D'altronde l'Uruguay, che organizzò i primi mondiali, è anche l'unico Paese al mondo ad avere tre bandiere ufficiali, solo ad uso interno peraltro, che vengono tutte e tre esposte affiancate, ma solo nei giorni delle feste nazionali.
"Tu dove sei? Coraggio di quei giorni miei ...". Sì, sì, è ancora ... Antonello Venditti e "Giulio Cesare" e IO sono sempre al '66: il 4 a 2 dell'Inghilterra in finale a Wembley (Londra), dopo i tempi supplementari contro la Germania, profittando del gol-fantasma del 3 a 2 di Geoff Hurst che poi, assieme agli altri campioni del mondo, diverrà "sir", anche se quel pallone dopo aver picchiato sotto la traversa era finito sulla riga di porta: oggi Var - o meglio la "goal-line-technology" - che avrebbe annullato la rete. Era un mondiale a sedici squadre, quattro anni prima l'Italia venne eliminata nel girone dopo la sconfitta col Cile, padrone di casa. Botte in campo (in realtà più date che prese, al netto del pregiudizio giornalistico-tifoso di allora). Nel girone di qualificazione per i mondiali del '66 fu dura piegare una tostissima Scozia!
Arriva il redde-rationem per la nazionale di Edmondo Fabbri: a Middlesbrough c'è la Corea! Non meglio identificata, per anni, solo Corea e basta. Che in realtà era quella del Nord, oggi "tiranneggiata" dal suo capo di Stato, Kim Jong-un. Per l'Italia furono dolori, causati da un dentista-mancato. No, no, nessuna estrazione senz'anestesia: l'autore della rete asiatica dell'uno a zero che eliminò gli azzurri era Pak Doo-ik, oggi quasi novantenne (farà gli anni a fine-anno). Per anni la stampa italiana riportò che Pak fosse odontoiatra: niente di tutto ciò, d'altronde allora "Wikipedia" & co. erano ancora ... perfettibili! Era di mestiere un qualcosa di molto simile ad un insegnante di educazione fisica, per i militari nord-coreani.
Da quel '66, in cui la "Regina d'Inghilterra era Pelè ..." l'Italia calcistica si portò dietro sfottò infiniti, un nuovo modo di dire per definire i "flop" della vita ("una vera e propria Corea!") e la decisione federale di ... "autarchia": basta stranieri nel campionato italiano. Quattro anni dopo, toh guarda il Messico (quello di stavolta, assieme ad altri!). Si gioca in quota, ci si diverte davanti alla tv, anche durante la notte, come ad esempio per Italia-Germania 4-3, per la Fifa la partita più bella ogni-epoca. In finale però ci si diverte meno e "O Rey" del Messico stavolta è veramente Pelè: 4 a 1 per il Brasile che si aggiudica definitivamente (al terzo titolo mondiale) la coppa Jules Rimet. Azzurri bravissimi, non per tutti: allo sbarco in Italia attesi "addirittura" dai ... pomodori, di cui vennero fatti bersaglio. D'altronde era di quegli anni, anche dopo, la pubblicità "Scusi sa, ma lei è proprio incontentabile!"...
Balzo avanti a piedi pari per ricordare i due titoli mondiali azzurri, meraviglioso quello dell'82 quando a tutti gli effetti Paolo Rossi era "tutti noi" (magari assieme a Bruno Conti), bello quello del 2006, con la finale vinta ai rigori sulla Francia. Protagonisti soprattutto Marco Materazzi ed il suo colpo di testa, per non dire di quello di .. Zinédine Zidane. In mezzo la finale di Pasadena (California), quasi come stavolta: nel '94 ancora Brasile-Italia e stavolta i sudamericani il titolo lo vinsero "solo" ai rigori. Era l'Italia di "Arrìghe" Sacchi! "Sta crescendo come il vento questa vita mia, sta crescendo!"... Sempre e ancora Antonello Venditti!
In sostanza si è spostato e si sposterà ancora, presumibilmente, il trasporto di giovani, adolescenti e ragazzi: seguiranno/seguiremo Jannik e gli altri, lo faranno-lo faremo con Kimi, con gli azzurri e le azzurre della pallavolo, che siano Julio Velasco, Paola Egonu, Anna Danesi o Myriam Sylla oppure Fefè De Giorgi e Simone Giannelli, insomma TANTO altro sport e TANTI altri sport! Che spostare e spostarsi non è poi così male, orizzonti che si allargano anche verso quelle discipline che il presidente tuttora in carica alla Figc, ma uscente, riteneva quasi "dilettantistici" - parole sue: stavolta mancherà però il rito collettivo che, nel nome dello 'stiamo assieme' ha fatto crescere generazioni, le precedenti ...
Intanto sta ancora andando "Giulio Cesare" che in sottofondo fa ... "era l'anno dei mondiali, quelli dell'86: Paolo Rossi era un ragazzo come noi" ... Anche se quel Paolo Rossi a quei mondiali, ormai usurato, sarebbe stato l'ombra di quello di otto e soprattutto di quattro anni prima! Insomma, il racconto 'musica e parole' di Antonello Venditti fa capire come può cambiare il mondo anche un piccolo microcosmo di mondo come quello di un Paese di sessanta milioni di persone a forma di Stivale (adesso il ministro dell'ultradestra israeliana lo chiama 'ciabatta', son parole sue): ad un'intera generazione e alla sua formazione mancherà questa cosa! Non sarà peggio, per carità, ma volenti o nolenti STAVOLTA sarà semplicemente ed irrimediabilmente così!












