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Se n'è andato all'improvviso, il mondo vitivinicolo piange Italo Piffer

Era in scena, sul palcoscenico delle Sarche durante la recita della filodrammatica, stroncato da un malore. Il suo Mueller Thurgau era stato premiato con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Interprete protagonista del settore, senza ostentarlo 

Di Nereo Pederzolli - 10 dicembre 2017 - 18:42

CEMBRA. Era in scena, sul palcoscenico delle Sarche durante la recita della filodrammatica, stroncato da un problema imprevisto del suo cuore. Italo Piffer è morto così, improvvisamente, a neppure 52 anni.

 

Ma sulla scena – quella del buon vino – era protagonista da qualche vendemmia. Un personaggio tra i più amati dalla sua amata valle, instancabile viticoltore, uno dei migliori ‘cultori della vigna’ che la cantina sociale di Cembra-La Vis poteva vantare. 

Perché l’Italo – come tutti lo chiamavano – è stato il primo a Cembra a poter ostentare con assoluto orgoglio un premio enologico decisamente autorevole: i Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.

 

E farlo con un vino difficile, decisamente cembrano: il Mueller Thurgau, vino aromatico ottenuto esclusivamente con le ‘sue uve delle sue vigne’, quelle che Italo Piffer e la famiglia accudiva con certosina dedizione sul pendio a prova d’equilibrio, pochi filari tra le cosiddette ‘Forche’. Vigneto incastonato tra porfido e il bosco, viti d’alta quota, piante che resistono a sbalzi climatici, al caldo torrido estivo come alle folate delle intemperie invernali, tralci che si stagliano nel cielo a quasi 900 metri di quota, praticamente al limite massimo della coltivazione dell’uva.

Esempio di viticoltura eroica, il vino che sfida facili razionalismi, la fatica (el lambicar) ancora più tenace della passione. Sempre per rendere onore alla vite, nel rispetto delle consuetudini di una valle sicuramente tra le più ardite - enologicamente parlando.

 

Ecco perché la morte di questo entusiasta vignaiolo, autorevole e determinato socio della Cantina La Vis – dove conferiva le sue vendemmie - diventa pure momento di stimolo per una riflessione sul ruolo di quanti ancora credono nella cura indiscriminata del territorio dove vivono. 

Uomini, come tutti i loro familiari, interpreti principali della continuità agricola trentina. Interpreti protagonisti, senza neppure saperlo. Sicuramente senza ostentarlo. E’ doppiamente triste constatare come Italo Piffer sia morto ‘in scena’. Il suo impegno, la sua bravura viticola, però, rimarrà sempre sul palcoscenico della più schietta memoria enoica.

 

 

 

 

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