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Un giovane è tornato sul luogo dell'incidente mortale avvenuto sul Cornetto: "Con questa foto voglio ricordare quell'uomo"

Un ragazzo di Rovereto, Giulio Diener, ci ha inviato questa foto scattata proprio su quelle creste ghiacciate che il 17 dicembre sono costate la vita all'escursionista Stefano Marcuzzo: "E' per me la montagna di casa, la montagna che amo. Ho voluto ripercorrere quelle vie per lui e per rendere omaggio ai soccorritori"

Di Luca Pianesi - 25 dicembre 2017 - 14:14

TRENTO. Una foto che vale più di mille parole. Siamo sul Cornetto, in Bondone, laddove poco più di una settimana fa (era il 17 dicembre) erano state notate le orme lasciate dalle ciaspole di Stefano Marcuzzo l'escursionista ritrovato poi senza vita a pochi metri di distanza, in fondo a un canalone. La foto ce l'ha mandata Giulio Diner, un ragazzo di Rovereto che, concluso quest'anno il Liceo Classico Rosmini, ha cominciato l'Università a Milano (scienze biologiche alla Bicocca). Un giovane appassionato di montagna e che da sempre ha proprio nelle Tre Cime del Bondone uno dei suoi itinerari preferiti. 

 

Ebbene sabato, a una settimana esatta dalla tragedia costata la vita al 57enne nato a San Fior e residente a Trento, ha deciso di superare lo shock provato nell'apprendere quella notizia e ritornare su quei luoghi. "Volevo rendere onore alla memoria di quell'uomo morto su uno dei percorsi che amo di più in assoluto - ci racconta il giovane - e ai suoi soccorritori che sono stati straordinari, come sempre sono i ragazzi e le ragazze del soccorso alpino. Con questa foto volevo ringraziarli per quello che fanno tutti i giorni e cioè rischiare la vita per salvare quella degli altri in un ambiente come la montagna. Questa foto vuole ricordare tutti quegli escursionisti ed alpinisti morti per incidenti evitabili e inevitabili, non fa differenza, e coloro che si mettono in pericolo per aiutare chi è in difficoltà".

 

Ma perché Giulio ha deciso di ritrarre proprio quel punto del Cornetto? "Perché il Cornetto è la montagna che amo. E' la montagna di casa, quella dove vado quando ho bisogno di liberare la testa e da lassù si gode di una panorama magnifico, direi unico. Ho sempre scalato le Tre Cime in solitaria e appena ho saputo di questo terribile incidente, capitato a un uomo che si era avventurato anche lui in solitaria, sono rimasto molto colpito perché conosco bene i rischi dovuti al ghiaccio che si crea sulle creste di quella montagna. E a maggior ragione sono consapevole del fatto che l'operazione condotta dal soccorso alpino per recuperare il corpo dell'uomo non dev'essere stata per nulla facile (e infatti uno dei soccorritori è a sua volta scivolato nel canalone procurandosi una frattura ndr). Non conoscevo questo signore, ma penso che meriti di esser ricordato, e l'unico modo che ho per farlo è questa fotografia".

 

E noi de il Dolomiti non possiamo far altro per ricordare lui e tutte le vittime della montagna che pubblicarla con un appunto che ci arriva dallo stesso Giulio: "Il signore nella foto è un alpinista che ho incontrato sotto la cima, insieme abbiamo deciso di tornar indietro a causa dell'alto pericolo dovuto proprio al ghiaccio. C'abbiamo riflettuto bene tutti e due e alla fine abbiamo pensato fosse meglio non raggiungere la cima, questa volta". 

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